domenica 12 ottobre 2014

L’eredità di Pier Luigi Ighina

L’elica di Ighina può salvarci dalle alluvioni (e dal grande freddo) ?

 

Intervista al Prof. Giuliano Preparata sugli esperimenti di Ighina – Report RAI

 

Il prof. Preparata è stato un fisico teorico che dal 1974 al 1980 ha fatto parte dello Staff Member nella Theory Division del CERN di Ginevra.

Come qualcuno ricorderà, nella trasmissione “report” di RAI3 del 1998 il prof. Preparata intervenne subito dopo il servizio mandato in onda sulle ricerche di Pier Luigi Ighina ed in particolare su quella parte del sevizio giornalistico che aveva mostrato “L’elica” di Ighina che allontanava le nuvole.

Come pure ricorderete che alcuni emuli delle ricerche di Ighina hanno già realizzato alcune delle macchine presenti nel laboratorio e al di fuori del laboratorio di Imola, tra le quali la famosa elica, che ha lo scopo di avvicinare o allontanare le nuvole. Tuttora costoro stanno proseguendo le esperienze di Ighina per ottenere l’allontanamento delle forti e pericolose perturbazioni atmosferiche e far venire il caldo.

Come mai le autorità scientifiche non prendono sul serio, come diceva il prof. Preparata, gli studi di Ighina per prevenire le alluvioni e contrastare le ondate di maltempo?

 

dissolvimento delle nuvole

venerdì 3 ottobre 2014

Ecco i 4 “veleni bianchi” che assumi ogni giorno.Ti stanno rovinando ma non lo sai

Ci sono degli alimenti che vengono considerati i “i 4 cavalieri dell’Apocalisse dell’ alimentazione” perché stanno letteralmente distruggendo la tua salute e in questo articolo ti spiegherò quali sono e quali danni stanno facendo al tuo organismo.

Alimentazione: Ecco I 4 Veleni Bianchi Che Stanno Rovinando La Tua Salute…
Nutrirsi non significa semplicemente introdurre qualcosa in bocca, masticarlo e digerirlo..
Ma significa fornire al proprio corpo, grazie ad una corretta alimentazione, tutti gli elementi necessari per il suo sostentamento e per le varie funzioni di base evitando il più possibile tutti quegli alimenti che sono pericolosi per la propria salute.
Ora ti chiederai..

Quali sono gli alimenti che bisogna assolutamente evitare nella propria alimentazione?
Al giorno d’oggi è diventato davvero difficile trovare delle informazioni precise a riguardo perché la mole di dati è esorbitante in più ci sono troppi interessi economici legati sia al mondo della salute che a quello dell’alimentazione.
Per fortuna che c’è Magnificamente che ti aiuta a trovare le migliori strategie e tattiche per il tuo benessere.

Alimentazione: Ecco I 4 Veleni Bianchi Che Stanno Rovinando La Tua Salute…
Quindi bando alle ciance ed iniziamo subito con..

 

 


Il Primo Veleno Bianco: Il Sale

Un adulto medio, nella sua alimentazione, ha bisogno al massimo di 1 kg di sale all’anno mentre oggi purtroppo la media nei paese civilizzati è di circa 10kg all’anno!!!
Questo accade perché non solo viene usato in grandi quantità nei condimenti ma è anche sovrabbondante in diversi alimenti come snack, patatine, fritti, salumi e formaggi stagionati.
Quando assumi più sale del dovuto il tuo corpo deve compensare trattenendo i liquidi per mantenere il sale in soluzione e questo comporta gonfiori sensazione di pesantezza e la famosa ritenzione idrica causa di tanti inestetismi.
L’assunzione eccessiva di sale nella propria alimentazione comporta nel lungo periodo tantissime conseguenze negative come:
> Pressione alta
> Cattiva digestione
> Insonnia
> Tic nervosi
> Stanchezza cronica
> Perdita di calcio nelle ossa (come spiego in questo articolo)

Secondo Veleno Bianco: Lo Zucchero Raffinato

Quando sei bambino, nella maggior parte dei casi, ti fanno associare la felicità a qualcosa di dolce e zuccherato come una caramella, un gelato o un dolce. Da adulti si continua con questa potente associazione concedendosi spesso il piacere delle gratificazioni con qualche dolce o bevande altamente ricche di zuccheri. Basti pensare che la famosa bevanda scura con l’etichetta rossa e bianca per il 10% è composta di zucchero puro questo significa che per ogni litro (3 lattine) ci sono circa 100 gr di zucchero puro!!! Nessun adulto ha bisogno di assumere zucchero extra per la propria alimentazione basterebbe abituarsi ad assumere alimenti ricchi di carboidrati complessi come la frutta, verdura e cereali integrali che contengono grandi quantità di vitamine e minerali che vengono rilasciati e messi a disposizione per l’organismo. Mentre I carboidrati complessi sono alimenti ricchissimi di energia e di sostanze nutritive per il nostro corpo, i carboidrati semplici, derivanti dai prodotti dello zucchero, non richiedono tempi di digestione ed entrano subito in circolazione. Ecco perché basta anche una semplice caramella perché il tuo indice glicemico vada alle stelle innalzando così la quantità di glucosio nel sangue. Questo comporta uno stato di emergenza nel tuo organismo che è costretto a secernere insulina per eliminare lo zucchero in eccesso. Se continui ad assumere nella tua alimentazione alimenti ricchi di zucchero continui ad innescare questo processo di produzione dell’ insulina affaticando moltissimo il tuo organismo che si traduce con: > Senso di affaticamento > Ridotta capacità di concentrazione > Poca lucidità mentale > Stanchezza cronica > Picchi e cali repentini di energia durante la giornata > … e nel lungo periodo la possibilità del Diabete. Se non ci credi basta dare un’occhiata alle statistiche, oggi una persona su venti soffre di diabete mentre agli inizi del novecento, quando lo zucchero era praticamente inesistente e c’era un altro tipo di alimentazione, era una persona su 50.000!!!

Terzo Veleno Bianco: La Farina Bianca

Il terzo veleno è rappresentato da tutti quegli alimenti che contengono la farina bianca come: pane, panini, pasta, impasti di ogni tipo, grissini e brioche. Nel libro di Barry Sears “La Zona” l’autore spiega che il corpo non è bravissimo a scomporre prodotti a base di farina bianca e questo perché non si è ancora adattato a questa invenzione moderna (anni 50’) rispetto ai migliaia di anni di evoluzione. Quando introduciamo nella nostra alimentazione uno di questi alimenti formiamo una massa glutinosa che si muove lentamente attraverso il sistema digerente causando sonnolenza e costipazione. Basterebbe assumere prodotti integrali che, non solo soddisfano il tuo appetito, ma contengono grandi quantità vitamine, minerali e proteine nobili recandoti un senso di soddisfazione ed appagamento senza quella fastidiosa pesantezza a fine pasto. Infatti l’eccessiva macinazione della farina bianca per ottenere una consistenza fine elimina la maggior parte dei nutrienti rendendo il cibo praticamente morto.

Quarto Veleno Bianco: Il Latte


Noi siamo l’unica specie al mondo che si nutre del latte di un’altra specie e per di più dopo lo svezzamento.
Intorno ai due anni circa, si ha una progressiva riduzione dell’attività del “lattasi”, che è l’enzima adibito all’assimilazione del latte, fino ad arrivare all’età adulta in cui la sua azione è praticamente inesistente (riduzione di circa il 90-95%).
Questo ovviamente porta ad una intolleranza più o meno grave che può sfociare con diversi effetti collaterali quali gonfiori, irritazione del tratto intestinale, coliche, allergie, ecc.
In più c’è da aggiungere che, anche se fosse l’alimento più salutare della terra, il latte viene continuamente contaminato da antibiotici, ormoni della crescita, erbicidi, pesticidi e nonostante la sua sterilizzazione è ampiamente dimostrato che i germi continuano a sopravvivere.
Queste sono solo alcune delle motivazioni per cui è altamente sconsigliato introdurre il latte nella propria alimentazione (a breve pubblicherò un articolo dedicato solo a questo).
Eliminando “i 4 cavalieri dell’Apocalisse” dalla tua alimentazione otterrai da subito più energia, più vigore e leggerezza aumentando considerevolmente la probabilità di risolvere i vari problemi di costipazione, intolleranze, gonfiori, cattiva digestione, insonnia, ecc.
E tu che ne pensi?
Raccontami la tua esperienza lasciando un commento qui sotto e naturalmente se ti è piaciuto l’articolo aiutami a diffonderlo nei social.

 

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martedì 23 settembre 2014

Stiamo seguendo alcuni test con “La macchina di Diego”

Molti blogger anno parlato di un inverno freddo con neve addirittura in arrivo a Novembre. Intanto, dopo la grandinata eccezionale che ha colpito il capoluogo toscano con un evento – una estesa grandinata – che a memoria d’uomo nessuno ricordava, oggi abbiamo assistito ad un evento meteo molto simile che ha imbiancato Venezia. Certo sono fenomeni abbastanza inusuali e violenti che preannunciano un autunno “diverso”, all’insegna del tema sul Climate Summit nel Palazzo di vetro dell'Onu a New York. A ciò si aggiunge il fatto che quasi tutti i siti meteo concordano sul fatto che per la tarda mattinata di domani l’italia centrale sarà interessata da piogge, che potrebbero localmente assumere un carattere di forte intensità. Cosa c’entra la macchina di Diego con tutto questo? Stasera seguiremo un esperimento teso a indebolire l’ondata di maltempo, riducendo le perturbazioni a deboli piogge, se non addirittura assenti. Come sarà possibile prevedere questa condizione più positiva del meteo? Ma grazie al monopolo magnetico positivo.. Ighina docet.

domenica 21 settembre 2014

Incredibile! acqua dall’aria, risolto il problema dell’acqua

WarkaWater. La torre che produce acqua dall’aria

Pensata per le aree dove non c'è accesso all'acqua potabile, questa struttura in materiali naturali è in grado di produrre 90 litri di acqua al giorno.

di Rudi Bressa

Il nome si ispira ai giganteschi alberi etiopi, i Warka appunto, le cui fronde accolgono il villaggio durante riunioni, feste, discussioni. Nello specifico si tratta di una struttura reticolare in bambù realizzata a mano, in grado di raccogliere acqua potabile dall’aria, tramite condensazione.

L’idea viene da due architetti, Arturo Vittori e Andreas Vogler, entrambi collaboratori dello studio Architecture and Vision, che hanno presentato il progetto alla Biennale di Venezia 2012. Progetto che ha riscosso molto successo, tanto che potrebbe entrare in produzione dal prossimo anno. La WarkaWater, come spiegano gli stessi architetti: “è pensata per le regioni montuose in Etiopia dove donne e bambini devono camminare per ore, ogni giorno, per raccogliere dell’acqua non sicura”.

La torre, alta 9 metri e che pesa appena 60 chilogrammi, è realizzata da 5 moduli che possono essere installati manualmente ed è in grado di raccogliere la preziosa risorsa grazie ad un speciale tessuto in polietilene. Secondo quando riferiscono gli stessi progettisti, la struttura è in grado di produrre più di 90 litri al giorno di acqua potabile.

“Non sono solo le malattie che stiamo cercando di affrontare. Molti bambini etiopi dei vilaggi rurali occupano gran parte della giornata diverse per procurarsi l’acqua, tempo che dovrebbero invece investire per attività più produttive ed educative”, ha dichiarato allo Smithsonian l’architetto Vittori. “Se siamo in grado di dare alla gente qualcosa che permetta loro di essere più indipendenti, potrebbero liberarsi da questo circolo”.

I costi di produzione, come riportato da Smithsonian.com, per ora si aggirano intorno ai 500 dollari (circa 380 euro), ma potrebbero scendere significativamente, se ci fosse una produzione su vasta scala.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/warkawater-la-torre-che-produce-acqua-dallaria

mercoledì 17 settembre 2014

Rifiuti scomodi, trattiamoli con la dissociazione molecolare

Un lettore interviene nel dibattito sul termovalorizzatore che sorgerà a Parma

di Valter Abelli

L'approccio non ideologico ai temi ambientali, specialmente se riferito ai rifiuti, è indispensabile se si vuole trattare l'argomento in termini razionali. Per diminuire la produzione di rifiuti, diretti od indiretti,va da sé che bisogna ridurre i contenitori ed imballaggi, programmare meno rottamazioni, migliorare ed aumentare il ripristino e le manutenzioni, produrre e far consumare meno cose spesso inutili; non ci sono dubbi che tutto ciò riduce il residuo e minori sono i problemi legati al loro trattamento sia che si tratti di residuo riciclabile da riportare a bene utilizzabile sia che si tratti di residuo inutilizzabile e quindi da smaltire in discarica o da destinare alla produzione di energia.
Sono fra coloro che non fanno della ecologia la nuova divinità pagana ne propongo il riciclo per il riciclo anche se dannoso ma desidererei semplicemente la massima compatibilità e l' ambiente il più salubre possibile. Nessun preconcetto quindi all' inceneritore con la valorizzazione del calore che comunque è un passo avanti importante rispetto alla dispersione dei rifiuti nell' ambiente ed alle discariche che ritengo la soluzione peggiore.
L' ideale è individuare quelle soluzioni possibili che producano i minori oneri ed i maggiori vantaggi, per questo mi pare essenziale, per trattare i rifiuti non riciclabili, la introduzione di quegl' impianti che realizzano la dissociazione molecolare ad elevatissima temperatura che, operando in camera stagna e in assenza di combustione,garantiscono contro le emissioni di fumi in atmosfera ed il riuso delle scorie rese inerti dalla loro vetrificazione.
La tecnologia TWR e PYROMEX (brevettata anche in Italia) danno una puntuale risposta al problema. Una competizione reale fra inceneritore con valorizzazione del calore, anche di ultimissima generazione, e gassificatore ha un solo vincitore: il gassificatore sotto tutti gli aspetti, ovviamente con tecnologia o TWR o PYROMEX , per verificare quanto sostenuto si può visitare l’impianto di Monaco di Baviera.
In primo luogo il termovalorizzatore necessita di grandi dimensioni e sufficiente quantità di residuo, utilizza la combustione quindi genera fumi e ceneri con conseguenti emissioni tossiche in atmosfera, anche se ridotte, ed abbisogna di discarica per le ceneri non inerti mentre il gassificatore, di cui qui si fa cenno, elimina entrambi gli inconvenienti in quanto le "scorie" altro non sono che materiale inerte e riutilizzabile oltre naturalmente ad avere alcuna emissione in atmosfera, diverso è per gli impianti di pirolisi a basse temperature ( vedi EnerGo) che necessitano di una fase che prevede combustione. La purezza dei gas ottenuti dipende dall' impianto ma se ottenuti attraverso il processo di gassificazione a temperature ultraelevate, oltre i 1.500° C anche la loro purezza è molto elevata tanto che per renderli utilizzabili al pari del gas metano sono sufficienti un semplice acido ed un pulitore basico. L' impianto Pyromex poi monitora in tempo reale i componenti CO, CO2, H2, CH4 e registra i risultati su chip e quindi sempre controllabili.
Attraverso il sistema Pyromex si riesce a trasformare in gas il 99,96% dei materiali organici, va da sè, che pur potendo trattare qualsiasi tipo di rifiuto dal tal quale al monocomponente, maggiore è la quantità di materiale organico introdotto proporzionalmente maggiore è la quantità di gas ed energia ottenuti. La resa , in termini di energia, del sistema Pyromex per tonnellata di rifiuti con potere calorifico di circa 4.000 Kcal/Kg permette di ottenere 1.500 Kw di energia elettrica.
Il costo dell' impianto,che è modulare e può servire necessità da 5 a 5.000 ton/giorno, sia di istallazione che di funzionamento è fortemente più ridotto rispetto agli inceneritori con recupero di calore senza poi considerare gli spazi che sono di circa un decimo a parità di materiale trattato, ed ancora l' energia disponibile al netto dell' autoconsumo è di circa 2/3 rispetto ad 1/3.
L' altro grande vantaggio dell' impianto Pyromex o TWR, che va dovutamente considerato, è la caratteristica modulare ( 25 Ton/Giorno rendono l’impianto redditizio) per cui non è necessaria la grande struttura , la quale poi necessità di infrastruttere adeguate con conseguenti costi e congestioni viarie con relative emissioni,ma può essere collocato laddove si producono i rifiuti in strutture piccole e magari già esistenti ed inutilizzate, con impatto ambientale viario quasi inesistente e senza dover provvedere alla realizzazione od adattamento della rete di trasporto della energia elettrica se prodotta sul posto, inoltre, disponendo di più moduli funzionanti in parallelo, un eventuali guasto non pregiudica il funzionamento complessivo.

Gli impianti di decomposizione molecolare ( tecnologie TWR e PYROMEX), proprio per le caratteristiche positive( emissioni tossiche: zero, eliminazione della discarica,produzione energetica), hanno grande applicazione nel mondo, Europa compresa, mentre in Italia incontrano difficoltà e di ciò non si comprendono le ragioni specialmente se le motivazioni sono date da mancanza o carente sperimentazione.
Le sperimentazioni non si eseguono soltanto post-istallazione ma si eseguono pre-istallazione e specialmente quando godono di brevetto dispongono di dati elaborati,comunque disponibili e verificabili, nei laboratori e nelle varie fasi di esecuzione del progetto sperimentale.
La eventuale ragione che non si dispone di sufficiente conoscenza tecnica non vale per gli impianti Pyromex, già da tempo in funzione, un dato per dare la dimensione delle sue applicazioni: nel 2008 hanno ricevuto commesse pari a 1,84 miliardi di € a dimostrazione dell’ affidabilità dell’ impianto. Relativamente poi alle esigenze del territorio parmense va da sé che un impianto che elimini rifiuti, diversamente destinati alla discarica, va realizzato e stante l’ urgenza non esistono alternative pronte all’ impianto proposto avendo tra l’ altro superato i dovuti controlli di compatibilità ambientale oltre naturalmente aver espletato tutte le formalità burocratico-amministrative sempre lunghissime e laboriose.
Fin da ora però, penso, le autorità di competenza ,a cui anche la Conferenza dei Servizi deve dare il proprio contributo, devono mettere in cantiere subito un impianto di gassificazione dei rifiuti, naturalmente ad emissione zero, anche se di ridotte dimensioni ( il sistema essendo modulare può lavorare anche 5 Ton/giorno), per trattare residui eccedenti , rifiuti speciali o monocomponenti o servire alla bisogna di comuni scoperti di servizio. Una simile iniziativa potrebbe essere una risposta molto significativa alla costante ricerca della miglior soluzione per eliminare in positivo elementi di scarto di cui, nolenti, ci dobbiamo liberare.

 

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domenica 14 settembre 2014

A Lamezia il riciclo fa risparmiare e intasa il supermercato

Piu' informazioni su: raccolta incentivante raccolta differenziata supermercati

supermercato lamezia riciclo

Riciclo intelligente e incentivante al supermercato. A Lamezia Terme la novità ha attirato così tante persone da intasare il punto vendita. Grazie alle speciali macchinette si possono riciclare lattine, bottiglie e altri rifiuti di plastica. Le macchinette erogano denaro (non contante) da spendere all'interno del supermercato per fare la spesa.

In pochi giorni si è sparsa la voce e le macchinette per il riciclo sarebbero state letteralmente prese d'assalto, dopo un primo momento di diffidenza. Iniziative simili sono già presenti in altri punti della regione, ma la speranza è che si diffondano, per incentivare la buona abitudine alla raccolta differenziata.

Le bottiglie e le lattine da buttare grazie alla macchinetta per il riciclo si possono monetizzare. Di certo si tratta di una buona occasione di risparmio, soprattutto in tempi di crisi. Durante la settimana i cittadini raccolgono i rifiuti e poi si recano al supermercato per fare la spesa, fanno la fila alle macchinette e ricevono uno scontrino che possono spendere subito nel punto vendita.

A Lamezia Terme davanti alle macchinette per il riciclo spesso si forma la fila. Magari il riciclo permette di risparmiare 30 o 40 centesimi alla volta, ma anche qualcosa di più, a seconda del quantitativo di rifiuti introdotti nelle macchinette intelligenti, pensate, ad esempio, per separare i tappi dalle bottiglie.

I cittadini si stanno impegnando a raccogliere la plastica e le lattine e a conferirle presso le macchinette in maniera corretta. Può darsi che, dato il successo dell'iniziativa, per loro il compenso aumenti. Sistemi simili nei Paesi nordici, come la Svezia e la Norvegia, sono in vigore da decenni. Negli ultimi tempi la raccolta incentivante si sta diffondendo anche in Italia. Ben venga, se può aiutarci a risparmiare denaro e risorse e a rendere il mondo più pulito.

Marta Albè

Fonte foto: lamezialive.it

sabato 13 settembre 2014

Quando fate la spesa “non compratelo”

 

I pericoli del dado da cucina: 4 buoni motivi per non usarlo

 

Il dado è onnipresente nelle cucine italiane, soprattutto perché occupa poco spazio, si mantiene a lungo ed è rapido e facilissimo da usare. C’è chi lo utilizza per preparare gustosi piatti a base di brodo e chi lo sfrutta per insaporire pietanze di ogni genere. Ma il dado da cucina è davvero sicuro? Secondo gli esperti, la risposta sarebbe no. Eccovi elencati 4 buoni motivi per non usarlo.

La vita moderna è molto frenetica. Quando arriva il momento di mettersi ai fornelli, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo, tante persone finiscono per ricorrere a “trucchetti” per velocizzare la preparazione dei piatti. Uno di questi “trucchi” è il dado da cucina, un concentrato di gusto e sapidità che ci aiuta a rendere le pietanze più gustose e a preparare il brodo in pochi minuti.

Ma vi siete mai chiesti cosa c’è dentro il dado da cucina? O se questo può rappresentare un pericolo per la vostra salute? Cerchiamo di scoprire qualcosa in più sul dado da cucina e sui suoi aspetti negativi.

 

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Glutammato monosodico. Il dado da cucina contiene Glutammato monosodico, un esaltatore di sapidità da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi. Questa sostanza è stata già bandita, per la sua pericolosità, dagli alimenti per l’infanzia, ma sembrerebbe non essere totalmente innocua neanche negli adulti. Alcuni studi, non del tutto confermati ed accettati dalla comunità scientifica, indicano il Glutammato monosodico come responsabile di effetti collaterali come nausea, vomito ed emicrania, collegati alla cosiddetta “Sindrome da ristorante cinese” (chiamata così perché i sintomi sono simili a quelli che insorgono dopo aver consumato del cibo cinese cattivo).

Sostanze chimiche. Il dado da cucina contiene ingredienti estratti chimicamente da scarti animali e vegetali. Vi basterà leggere l’etichetta per accorgervi della presenza di ingredienti dai nomi sconosciuti ed impronunciabili, proprio perché si tratta di sostanze chimiche e quasi mai naturali.

Grassi pericolosi. Il dado da cucina non è affatto leggero, come continuano ripeterci le pubblicità trasmesse in Tv. Si tratta, infatti, di un alimento molto grasso. Come potete verificare dall’etichetta del dado, il secondo ingrediente per quantità presente al suo interno è indicato con la dicitura “Grassi ed Oli vegetali”. Perché rovinare un risotto o un brodo di verdure aggiungendo Grassi inutili durante la cottura?

Sale. Un’altra problematica collegata ai dadi da cucina è l’enorme quantità di Sale che questi prodotti contengono. Come ben sappiamo assumere grandi quantità di Sale nella dieta fa male alla salute e anche alla linea!

fonte: http://www.improntaunika.it/2012/11/i-pericoli-del-dado-da-cucina-4-buoni-motivi-per-non-usarlo/

Attenzione alla farina bianca!

 

Attenzione alla farina bianca: i consigli per sostituirla

di Carmen Pasculli

Attenzione alla farina bianca: i consigli per sostituirla

Cosa si nasconde dietro l’aspetto apparentemente innocuo e la consistenza leggera della più comune e utilizzata farina bianca?

“Il più potente veleno della storia”. Per dirla con le parole del prof. Franco Berrino, ex direttore Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consulente della Direzione scientifica.

La farina bianca, anche conosciuta come tipo 00, è il prodotto di un processo di macinazione industriale –ed è opportuno sottolineare “industriale”- che priva il grano sia del germe (cuore nutritivo del chicco contenente amminoacidi, vitamine, sali minerali) sia della crusca (la parte più esterna ricca di fibre). Con questo procedimento vanno perse alte percentuali di calcio, fosforo, ferro, magnesio, manganese, potassio e vitamina E. Ciò che resta è quello che vediamo, cioè una farina raffinatissima, privata dell’essenziale, a cui vengono aggiunti nutrienti sintetici come il bromato di potassio, carbonato d’ammonio e gesso, che la rendono bianca e conservabile a lungo. Ed ecco che non rimane più nulla se non l’illusione di aver acquistato un prodotto biologico. In realtà, la farina bianca è “un’invenzione” abbastanza recente, che risale solo a circa cinquanta anni fa.

L’aggiunta di queste sostanze chimiche, e gli zuccheri presenti nella farina, a seguito della raffinazione, farebbero aumentare in prima linea il tasso glicemico, quindi il diabete, esponendo così l’organismo al rischio di tumori. Le conseguenze dovute ad un consumo eccessivo avrebbero poi ricadute sul metabolismo e sull’apparato gastro-enterico e intestinale. La farina bianca, infatti, farebbe da colla depositandosi, a lungo andare, sulle pareti dell’intestino, rischiando l’occlusione di alcuni tratti.

Ma esiste un modo alternativo, più salutare di produrre farina?

Anzitutto diffidate dalle farine che sono in commercio nei supermercati. Potete acquistare farina direttamente dai mulini, preferendo la macinatura a pietra. Questo metodo consente di arginare la perdita delle sostanze nutritive e ridurre gli effetti negativi sulla nostra salute. La distinzione tra una farina macinata a pietra e la OO industriale consiste nel fatto che la prima è granulosa e color sabbia mentre l’altra ha l’aspetto del gesso.

Quindi la miglior farina consigliata è quella integrale, che ha tempi di conservazione più ridotti rispetto alla farina bianca ed è perciò più genuina. La farina integrale è preferibile a quella 00 perché ricca di fibre che aumentano il senso di sazietà e facilitano il transito intestinale, riducono il colesterolo, l’assorbimento dei grassi e il rischio di sviluppare tumori.

Bisogna aggiungere anche che la farina, e i prodotti da questa ottenuti, sono costituiti spesso da una di tipo 0, quindi non molto raffinata, dove è stata aggiunta un quantitativo minimo di crusca, già trattata. Il risultato è che prodotti, come il pane e la pasta, sono più nocivi perché sottoposti ad una doppia lavorazione! Occorre quindi assicurarsi che i cibi che consumiamo siano realizzati con una autentica farina integrale che si presenta con un colore scuro omogeneo; mentre quello pseudo-integrale è di base bianco e presenta dei puntini scuri dati dalla crusca. Il colore è quindi un altro indice importante.

Volendo proporvi più scelte possibili alla farina 00 ci siamo documentati e alla luce degli studi effettuati ecco una serie di alternative:

Farina di frumento integrale

È l’alternativa più semplice da reperire e da utilizzare in sostituzione alla farina di frumento di tipo 00, però con gli avvertimenti suddetti. La farina integrale può essere impiegata in sostituzione della farina 00 praticamente in ogni preparazione, sia dolce che salata, dal pane, alle torte, ai biscotti. A volte può risultare necessario ritoccare leggermente le dosi degli ingredienti liquidi nel corso delle ricette, in modo da ottenere impasti esattamente della consistenza voluta. Rispetto alla farina 00, la farina integrale apporta crusca, vitamina E, vitamine del gruppo B ed una maggiore quantità di sali minerali.

Farina di ceci

Si potrebbe pensare che la farina di ceci risulti adatta unicamente per alcune preparazioni salate, tra cui la cecina toscana, le panelle siciliane o la farinata ligure. In realtà la farina di ceci può essere impiegata anche per la preparazione di pasta fresca, gnocchi, grissini, crespelle, plumcake salati e biscotti dolci (dopo averla sottoposta ad un processo di “denaturazione” tramite calore nel caso dei biscotti e della pasta fresca). È inoltre ottima per la panatura delle verdure e per la preparazione di burger vegetali. La farina di ceci può essere ottenuta in modo casalingo, a partire dai ceci secchi.

Farina di farro integrale

La farina di farro integrale rappresenta un’alternativa interessante non soltanto alla farina 00, ma ad ogni tipologia di farina di frumento, in particolar modo all’interno di una dieta già ricca di prodotti a base di frumento, come la pasta. La farina di farro integrale conserva completamente le proprietà dei chicchi del cereale da cui è ottenuta. È ricca di sali minerali e può essere facilmente impiegata per la preparazione di pane, pasta fresca, torte, biscotti e prodotti da forno in generale.

Farina d’avena integrale

La farina d’avena integrale può essere utilizzata per sostituire altre farine raffinate, in modo tale da ottenere una dieta maggiormente ricca di nutrienti. La farina d’avena è meno calorica ma maggiormente ricca di fibre e con un migliore potere saziante rispetto alla farina di frumento raffinata. Può essere utilizzata, in particolar modo in abbinamento alla farina di farro o alla farina di frumento integrale, per la preparazione di biscotti e plumcake, ma anche del pane, oltre che per addensare le vellutate di verdura o di legumi.

Farina di riso integrale

La farina di riso integrale è una farina completamente priva di glutine. Può essere dunque considerata adatta all’impiego in cucina da parte di coloro che soffrano di intolleranze al glutine, ad esempio per la preparazione casalinga di gnocchi e pasta fresca e per la panatura delle verdure. È inoltre utile in sostituzione della farina di frumento raffinata nella preparazione della besciamella e come addensante per budini e creme dolci. Alcuni cucchiai di farina di riso integrale aggiunti negli impasti delle torte rendono i dolci più soffici.

Farina di mais

Esistono diverse tipologie di farina di mais, dalla farina di mais bramata alla farina di mais fioretto. La farina di mais a granelli più fini può essere utilizzata per la preparazione di piccole piadine o tortillas, in sostituzione della farina di frumento raffinata. Può essere inoltre impiegata, in abbinamento ad altre farine, per la preparazione del pane, di biscotti, grissini e di altri prodotti da forno. La farina di mais è naturalmente priva di glutine. Il suo impiego più noto è legato alla preparazione della polenta.

Farina d’orzo integrale

La migliore farina d’orzo integrale viene ottenuta dalla lavorazione tramite macinatura a pietra dell’orzo decorticato. La decorticatura dell’orzo è indispensabile per eliminare la parte indigeribile del cereale. È ricca di sali minerali, come calcio, fosforo e potassio. Può essere utilizzata per la preparazione di pasta fresca e di alimenti da forno dolci e salati. Poiché non sviluppa glutine, se ne consiglia l’abbinamento con della farina di frumento integrale.

Farina di castagne

La farina di castagne è naturalmente priva di glutine. Essa può essere impiegata come unica farina per la preparazione del castagnaccio o per torte e plumcake, semplicemente sostituendola alla farina 00 all’interno delle normali ricette. La farina di castagne lievita ottimamente nel corso della preparazione delle torte, che risulteranno particolarmente morbide e friabile. In abbinamento alla farina di farro o di frumento integrale si rivela inoltre adatta per la preparazione casalinga di pasta fresca, pane e biscotti.

Farina di quinoa

La farina di quinoa viene ottenuta a partire dalla macinazione dei chicchi di questo pseudo-cereale di origine andina. Si differenzia dai cereali per via del suo contenuto di lisina e per una maggiore ricchezza per quanto concerne la presenza di amminoacidi. La farina di quinoa può essere utilizzata nella preparazione del pane e di dolci da forno lievitati. Può essere impiegata per la preparazione di pasta fresca e di prodotti da forno salati in abbinamento ad altre farine, come la farina di farro o di frumento integrale. È ricca di sali minerali come calcio, ferro e potassio.

Farina di segale integrale

La farina di segale integrale andrebbe maggiormente riscoperta, al di fuori del suo utilizzo per la preparazione del pane nero, tipico di alcune regioni d’Italia. Essa infatti può essere impiegata in abbinamento alla farina di farro o di frumento integrale per la preparazione di diverse tipologie di alimenti, come torte, biscotti e grissini. La farina di segale migliore viene ottenuta tramite la macinazione a pietra.

Speriamo di avervi dato qualche delucidazione in più sulla farina bianca e sul suo consumo, preferendo di gran lunga gli alimenti integrali, purché siano tali, o altre tipologie di farine. In definitiva, cercate di non acquistare farina bianca dai supermercati e rivolgetevi ai punti vendita di prodotti biologici ed ai mulini di fiducia.

fonte: http://www.saturno22.it/web/attenzione-alla-farina-bianca-i-consigli-per-sostituirla/

giovedì 11 settembre 2014

Tre buoni motivi per bere (o non bere) il caffè

 

Quanti caffè bevete, tre al giorno? Di più? Ecco che cosa dovete sapere in base alle più recenti ricerche: per i denti, il sonno, la salute ci sono buone novità. Ma non per tutti.

 

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Pausa caffè? Quasi sempre una buona idea. Senza esagerare, però!

Il caffè, la bevanda più consumata al mondo dopo l'acqua, è uno degli alimenti più studiati dalla scienza. È di pochi giorni fa la notizia che è stato sequenziato il genoma della pianta e tre recenti studi ci raccontano come, e perché, la pausa caffè al lavoro o prima di un pomeriggio di studio può essere (o meno) una buona idea.

10 cose che (forse) non sai sul caffè

1 - Il paese dove si consuma più caffè è la Finlandia, con 12 kg l'anno pro-capite. Mentre quello dove se ne consuma meno è Portorico, con 400 grammi di caffè per ogni persona.
L'Italia è solo al dodicesimo posto della classifica, con 5,9 kg di caffè pro-capite, dopo Svizzera, Canada, Danimarca, Austria, ecc… La media di consumo mondiale è di 1,3 kg all'anno per persona.

2 - La caffeina può uccidere. Ma bisogna bere tra le 80 e le 100 tazze di caffè in un tempo ristretto (circa 4 ore).

3 - Ci sono almeno 1000 di composti chimici nel caffè. Alcuni di essi sono continua fonte di scoperta per la scienza e potrebbero essere usati in futuro per curare malattie cardiache e insonnia. Ma secondo alcuni studi il caffè potrebbe contenere in dosi minime anche una ventina di sostanze cancerogene.

4 - Uno studio del 2008 dell'Università di Lund in Svezia ha dimostrato che bere caffè ridurrebbe il rischio di cancro al seno, almeno per le donne che hanno una variante relativamente comune del gene CYP1A2, che aiuta a metabolizzare estrogeni e caffè.
E nel 2011, la Harvard School of Public Health ha riferito di uno studio su 48.000 uomini, che bevendo sei o più tazze al giorno di caffè hanno ridotto del 60% il rischio del cancro alla prostata.
L'ultima notizia in ordine di tempo segnala il potere del caffè come "antidepressivo": sempre secondo l'Harvard School of Public Health, le persone che consumano dalle 2 alle 4 tazzine di caffè al giorno hanno il 50% di possibilità in meno di togliersi la vita rispetto alle altre.

5 - Intorno all'anno 1000 alcuni commercianti arabi portarono dai loro viaggi in Africa dei chicchi di caffè da cui traevano una bevanda eccitante per ebollizione che chiamavano qahwa ("eccitante"). Da qui alla parola turca kahve e all'italiano caffè il passo è stato breve. Ma c'è chi sostiene che il nome in realtà derivi da Caffa, regione dell'Etiopia dove cresce spontaneamente.
Il caffè si diffuse in Europa soltanto nel XVII secolo con il nome provvisorio di “vino d’Arabia”, per merito dei soliti mercanti veneziani, di casa a Istanbul (capitale dell’Impero ottomano).
Bollato dalla Chiesa come “bevanda del diavolo”, per le sue proprietà eccitanti, fu per anni (preparato “alla turca”, sciolto nell'acqua) una bevanda da taverna. Almeno fino all'alba del ’700, quando i caffè divennero luoghi di ritrovo frequentati da filosofi illuministi.

6 - Il Principe Carlo d'Inghilterra, appassionato di terapie mediche alternative, è un fervente sostenitore dei clisteri di caffè come cura anticancro (fanno parte della cosiddetta cura Gerson che prevede tra l'altro iniezioni di vitamine, ndr). Su Amazon si vende il kit per farli da sé.
Nella foto un fotogramma di un documentario su una donna di St. Petersburg, in Florida, che è diventata "dipendente" dai clisteri di caffè. Lei e il marito ne fanno anche 100 in un mese.

7 - Al compositore Johann Sebastian Bach il caffè piaceva così tanto da dedicargli una cantata: il Kaffeekantate, eseguita a Lipsia, in Germania, tra il 1732 e il 1735.

8 - Secondo uno studio dell'Università del Queensland, pubblicato sul Journal of Science and Medicine in Sport, 14 ciclisti che avevano assunto il caffè un'ora prima di una corsa guadagnavano il 2% in termini di velocità.

9 - Dipende in parte dalla miscela. Le due principali specie di caffè, la robusta e l'arabica non hanno le stesse caratteristiche organolettiche. La robusta può avere il doppio di caffeina dell'arabica (che è più pregiata, ma meno "forte"). E in parte dipende dalla tostatura (o torrefazione) del caffè, il processo di arrostimento.

10 - Esiste un'unica variante di caffè decaffeinato naturalmente: la Coffea charrieriana, originaria del Camerun. Il resto del caffè viene decaffeinato in modo artificiale. Ma in realtà è impossibile eliminare del tutto la caffeina. Secondo uno studio dell'Università della Florida, in 5/10 tazze di caffè decaffeinato si troverebbe lo stesso quantitativo di caffeina presente in una-due tazze di caffè. Dunque in media in una tazzina di decaffeinato ci sarebbe l'equivalente di un quinto o un decimo di quella contenuta in una tazzina di espresso normale. Prima dell’invenzione della moka, nel nostro Paese il caffè si preparava generalmente con caffettiere di tipo napoletano. Questi apparecchi, ancora oggi diffusi in alcune zone dell’Italia meridionale, sono costituiti da due recipienti posti l’uno sull'altro e separati da un filtro riempito di caffè. Quando l’acqua nel cilindro inferiore arriva all'ebollizione, la caffettiera viene tolta dal fuoco e girata. Così l’acqua, per gravità, passa attraverso il caffè macinato e ne estrae aromi ed essenze. Nella moka il processo di estrazione è analogo, ma più veloce. Infatti è il vapore surriscaldato a spingere velocemente l’acqua bollente attraverso il filtro. Così, in meno di un minuto, il caffè viene estratto e riversato nella parte superiore. Qual è il sistema migliore? Quello “napoletano”, perché il filtraggio è più lento e l’aroma del caffè è meno alterato dal contatto con l’acqua surriscaldata.

 

caffè+pisolino. La prima notizia è perfetta per chi ha l'abitudine di bere il caffè dopo il riposino pomeridiano. Sbagliato: il caffè va bevuto prima. Secondo diversi studi, tra i quali uno della Loughborough University (Regno Unito), la caffeina, contrariamente a quanto si crede, non ci impedisce di dormire, anzi, ci fa riposare meglio. Un caffè e un pisolino, insomma, sono il modo migliore per affrontare il resto della giornata. La spiegazione scientifica è questa: la caffeina inibisce l'adenosina, la sostanza chimica che provoca sonnolenza. L'effetto energizzante della caffeina, però, arriva dopo 20 minuti. Ecco dunque che per godere al meglio di questo effetto, è consigliabile bere il caffè prima del pisolino. Per svegliarsi dopo 20 minuti riposati, ricaricati e concentrati.

 

Denti più sani.  Che la caffeina macchi i denti, si sa. Ma adesso uno studio della Boston University Henry M. Goldman School of Dental Medicine, ci dice che ha un ruolo importante nella nostra salute dentale: gli antiossidanti contenuti nel caffè avrebbero effetti protettivi contro le malattie della bocca, aiutando nella riduzione del numero di perdita ossea parodontale. Gli scienziati sono arrivati a questa conclusione esaminando i dati di 1.152 pazienti di visite odontoiatriche iniziate nel 1968.

Pressione alta. Chi soffre di pressione alta dovrebbe scegliere il decaffeinato. O quantomeno non consumare più di tre tazzine al giorno. Contrariamente a quanto affermato da studi precedenti il caffè non abbasserebbe il rischio di diabete di tipo 2, anzi, lo aumenterebbe. Lo sostiene una ricerca italiana condotta presso l'Ospedale di San Daniele del Friuli di Udine, secondo la quale sarebbe a rischio chi soffre di ipertensione ed è "predisposto geneticamente".

Gli studiosi hanno sottoposto 639 bevitori di caffè ipertesi tra i 18 e i 45 anni al test del genotipo CYP1A2 (enzima che metabolizza la caffeina): il 42% ha metabolizzato velocemente la caffeina, il 58% l'ha invece metabolizzata lentamente e, in questi soggetti, è stato riscontrato un aumento di glucosio nel sangue. Nel corso di sei anni, al 24% dei soggetti è stata diagnosticata una forma di pre-diabete: chi assumeva da uno a tre caffè al giorno rischiava il 34% in più; chi ne assumeva di più, ed era lento metabolizzatore di caffeina, rischiava addirittura il 50%.

fonte

mercoledì 3 settembre 2014

Nuovo Sito dedicato a Pierluigi Ighina (adesso online)

 

ricordate ighina.66ghz.it  ….. ecco la nuova versione 2014 completamente nuovo e prossimamente con

grosse novità in arrivo..

Immagine

http://ighina.xoom.it/

domenica 6 luglio 2014

Ghee: I benefici del burro chiarificato

Dr Francesco Perugini Billi

Cos’è ?

Il Ghee è un burro chiarificato prodotto dal comune burro non salato, dopo averlo scaldato a fuoco lento per eliminare la parte acquosa, le proteine e il lattosio. A temperatura ambiente appare moderatamente solido. Il colore è giallo, con tonalità più chiare o più intensamente dorate, secondo il contenuto di caroteni. Questo, a sua volta, dipende da quello che hanno mangiato le mucche.  Anche nelle nostre zone, soprattutto nelle regioni di montagna, si fa uso di burro chiarificato (burro fuso), ma il metodo di preparazione indiano è più complesso e conferisce al burro proprietà salutistiche decisamente superiori

Composizione

Il Ghee è puro grasso al 100%. E’ ricco in acidi grassi saturi. Molti sono a catena corta, che normalmente il corpo utilizza velocemente per scopi energetici e quindi non immagazzina. Sono di facile assorbimento e digeribilità.  La restante parte è costituita da acidi grassi monoinsaturi (27%) e acidi grassi polinsaturi (4-5%). Il grado d’assorbimento a livello intestinale è molto alto, circa il 96%, decisamente superiore al normale burro e a tutti gli altri grassi e oli.

Contrariamente alla propaganda della moderna e politicamente corretta dietologia, non bisogna temere nulla dai grassi  saturi. Questi forniscono il 50% degli acidi grassi presenti nelle membrane cellulari. Senza di loro, la cellula non avrebbe la necessaria rigidità e non potrebbe sopravvivere, né funzionare adeguatamente. Le nostre cellule scelgono preferibilmente i grassi monoinsaturi e i grassi saturi da incorporare nella loro membrana. I grassi saturi, inoltre, sono fondamentali per la salute delle ossa, abbassano i livelli di Lp(a), un indicatore di rischio cardiovascolare, proteggono il fegato dai danni dell’alcol e altre tossine e sono necessari per l’utilizzo degli acidi grassi essenziali (omega-3 e 6). Il grasso che circonda il cuore è altamente saturo e il cuore stesso “si nutre” volentieri di questi grassi, soprattutto quando è sotto stress. L’acido stearico, grasso saturo presente anche nel Ghee, è uno dei suoi preferiti. Inoltre, gli acidi grassi a catena corta e media, questi ultimi presenti anch’essi nel Ghee, hanno importanti proprietà antimicrobiche intestinali. Un acido saturo a catena corta di estremo interesse che è presente nel Ghee è l’acido butirrico, che è in grado di impedire la trasformazione cancerogena delle cellule del colon. Infine, il Ghee contiene anche le preziosissime vitamine liposolubili (A, D, K, E) e l’acido linoleico coniugato, che ha dimostrato proprietà antitumorali.

Anche per quanto riguarda il colesterolo contenuto nel Ghee (8 mg per cucchiaino) non si deve temere nulla. Il consumo di Ghee a scopi e dosaggi terapeutici non influisce sui valori di colesterolo del sangue, come suggeriscono alcuni studi scientifici e la pratica clinica. In alcuni studi su animali, addirittura ha mostrato di ridurre le LDL (il colesterolo considerato “cattivo”). Questo effetto pare dovuto ad un aumento del flusso biliare che si verifica dopo il consumo di Ghee. Se poi è prescritto sulla base di una valutazione costituzionale (Vata, Pitta e Kapha), allora il problema davvero non sussiste. Ricordo che il colesterolo è di fondamentale importanza per la nostra salute. Dà forma e rigidità alle cellule e le rende più resistenti alle aggressioni microbiche. Fa parte della struttura dei recettori di membrana che servono per gli scambi d’informazioni e di sostanze tra le cellule e l’ambiente esterno. In particolare, è necessario per il funzionamento dei recettori della serotonina (sostanza legata alla sensazione di benessere) che si trovano nel cervello. Bassi livelli di colesterolemia sono stati associati a comportamenti violenti, aggressivi, a stati depressivi e al suicidio. Il colesterolo, inoltre, assolve ad indispensabili funzioni di riparazione tissutale. Senza un suo adeguato rifornimento, il corpo non può rimpiazzare le cellule danneggiate o invecchiate, rinnovare i capelli, le unghie, riparare ferite e i danni a livello muscolo-scheletrico. Il colesterolo ha anche dimostrato proprietà antiossidanti. L’ipercolesterolemia spesso indica che il corpo ha bisogno di maggiore colesterolo per proteggersi e riparare i danni operati dai radicali liberi più che essere una causa delle lesioni delle arterie, come la “Teoria Lipidica” vorrebbe farci credere. L’attuale mania di mangiare “scremato”, “senza colesterolo”, “magro” è un’idiozia tutta moderna, che non fa né bene, né aiuta a prolungare la vita.

Il Ghee secondo la Medicina Ayurvedica

Il Ghee è tenuto in somma considerazione nell’Ayurveda. E’ utilizzato nei cibi e nella preparazione di numerose medicine.
Energetica - Dolce, fresco e dolce. Pacifica soprattutto Vata e secondariamente Pitta ed è un po’ meno indicato per Kapha. Significa che i tipi Vata ne possono consumare di più dei tipi Pitta e questi ultimi di più dei tipi Kapha.

Proprietà - Tonico, emolliente, ringiovanente e antiacido. E’ nutriente e indicato soprattutto negli stati di debilitazione,  consunzione e convalescenza. Facilità la digestione, l’assorbimento e l’assimilazione del cibo. Nutre il midollo, l’apparato riproduttore (ottimo nei problemi d’infertilità) e migliora la qualità di Ojas, l’essenza sottile dei tessuti dell’organismo, che governa l’intelligenza del corpo e della mente. DaOjas non dipende solo il nostro benessere e la capacità di difenderci dalle aggressioni delle malattie fisiche, ma è ritenuto necessario per il pieno sviluppo delle nostre capacità mentali e spirituali.

Rafforza il cervello e il sistema nervoso ed è considerato un Rasayana (sostanza che allunga la vita) proprio perché agisce sul tessuto nervoso (Dhatu Majja) nutrendolo. Migliora l’intelligenza, la comprensione, la memoria, il potere della vista e anche la voce. Rafforza il fegato e i reni. E’ il miglior tipo di grasso per il corpo e in assoluto è il migliore per il fegato. Sana le ulcere gastrointestinali ed è indicato nelle coliti. Allevia la febbre cronica, i disordini del sangue ed è utile per la disintossicazione. Equilibra gli Agni o fuochi digestivi, da cui dipende la salute dei singoli tessuti e dell’intero organismo. Lubrifica il connettivo e rende il corpo più flessibile.

Esternamente è nutriente per la pelle e facilita la guarigione delle ferite. E’ lenitivo per gli occhi: ottimo per la vista debole, per la fotofobia e tutte le infiammazioni (da mettere direttamente sull’occhio). Applicato un poco nel naso nutre il cervello.

Preparazioni medicinali - Tradizionalmente, il Ghee viene mescolato a sostanze medicinali per aumentarne l’assorbimento a livello intestinale. E’ considerato anupana, cioè un “veicolo”. Infatti, le erbe amalgamate con il grasso del Ghee attraversano più velocemente e facilmente la barriera cellulare che è composta da un doppio strato lipidico. Il Ghee ha la capacità di trasportare le proprietà medicamentose delle erbe e minerali in tutti e sette i tessuti. Numerose sono le preparazioni ayurvediche a base di Ghee.

Ghee medicati – Sono delle speciali preparazioni a base di Ghee e decotti di erbe(*). Per esempio, il Brahmi Ghrita, che contiene Centella asiatica, Calamo aromatico, Saussurea lappa, Convolvulus pluricaulis e Ghee ha un’ottima azione sedativa e tonica per il sistema nervoso.  Per i Ghee medicati, possono essere usate anche le erbe della tradizione fitoterapica occidentale. Per esempio, un Ghee medicato a base d’Equiseto è indicato per l’osteoporosi e per i problemi di mineralizzazione.

Ghee invecchiato (Purana Ghrita) – Secondo l’Ayurveda il Ghee più potente è quello invecchiato. E’ considerato “vecchio” dopo almeno un anno, ma ce se non alcuni che hanno 10 e più anni e addirittura pare che in India qualcuno custodisca gelosamente dei Ghee centenari. Un Ghee molto vecchio è considerato capace di guarire qualsiasi malattia.

Il Ghee in cucina

Il Ghee è un ottimo grasso per cucinare, tiene bene le alte temperature e non brucia come il burro. Infatti, ha uno  “smoke point” (temperatura a cui brucia) che si aggira sui 190.5°C (il burro = 176.6°C).  Anche nella cucina Ayurvedica è considerato un elisir di lunga vita e di giovinezza. Preparato e utilizzato in modo corretto rafforza gli organi della digestione e rende i cibi più digeribili, conferendo loro un sapore più intenso senza alterarne il contenuto in vitamine e sostanze nutritive. Inoltre il Ghee è il mezzo ideale per favorire l’assorbimento da parte dell’organismo di vitamine liposolubili, minerali e oligoelementi. Esistono numerose e gustose ricette a base di Ghee. Va molto bene per friggere…decisamente da preferire rispetto agli oli di semi ricchi di acidi grassi polinsaturi, che con le alte temperature si frammentano facilmente in pericolosi radicali liberi. Altro che oli sani per il cuore!

Conservazione

Il Ghee si conserva perfettamente per lunghissimo tempo, anzi, come ho detto, più invecchia, meglio è. Non è necessario tenerlo in frigo. Bisogna chiuderlo molto bene e tenerlo nella dispensa, lontano dalla luce. Ogni volta che se ne prende un po’, bisogna utilizzare sempre un cucchiaino perfettamente pulito e mai umido o bagnato.

Quanto assumerne

Il Ghee aumenta il fuoco digestivo (Agni), che è un elemento fondamentale per guarire e mantenere la salute. Tuttavia, troppo Ghee potrebbe avere l’effetto opposto. E’ come per una lampada. Se immergete lo stoppino in poco grasso, brucerà bene. Se invece lo inzuppate, allora si spegnerà. In generale, potete consumarne 1 o 2 cucchiaini al giorno. Se avete dei dubbi o qualche disturbo, è preferibile consultare un medico Ayurvedico.

Biologico è meglio

Nel Ghee di origine non biologica sono stati trovati residui di pesticidi, sebbene in quantità inferiore rispetto al burro normale. E’ un vero peccato che un così prezioso dono della natura venga inquinato da sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. Scegliete un Ghee biologico (organic Ghee) o, se lo fate da voi, usate sempre un buon burro biologico.

Bibliografia

- Chandrashekhar G. Thakkur, Introduzione all’Ayurveda- La scienza della vita. 1979, Ubaldini Editore-Roma,

- Ernst Schrott, La cucina dell’Ayurveda, 2000, Tecniche Nuove, Milano.

- Frawley D. Ayurvedic Healing Course For  health Care Professionals. Part IV. American Institute of Vedic Studies. Santa Fe, USA.

- Frawley D Ayurvedic Healing. 2000 Lotus Press Wisconsin USA.

- Kumari et al Monitoring of Butter and Ghee (Clarified Butter Fat) for Pesticidal Contamination from Cotton Belt of – Haryana, India Environmental Monitoring and Assessment, Volume 105, Numbers 1-3, June 2005 , pp. 111-120

- Lad V. La scienza dell’Autoguarigione.1984, Ed Il Punto d’Incontro. Vicenza.

www.answer.com

www.ayurvita.it

www.mapi.com

www.associatedcontent.com

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(*) Ghee medicato - Preparare un decotto con 16 parti di acqua e 1 parte di erba secca.  Fare bollire lentamente fino a ridurre ad un quarto. Alla fine, filtrare ed eliminare il residuo di erbe, non prima di averlo pigiato bene. Il decotto si miscela in parti uguali con il Ghee e poi si mette a bollire molto lentamente fino a far evaporare tutta l’acqua. Mescolare continuamente ed evitare di bruciarlo. Quando è pronto, versarlo in un contenitore di vetro e lasciarlo reffreddare. Chiuderlo bene e conservarlo fuori dal frigorifero, al riparo dalla luce.

fonte

domenica 15 giugno 2014

Shape Power - Il Potere della Forma

Un libro rivoluzionario nel campo delle energie

Questo libro è il risultato di 35 anni di ricerche, finanziate personalmente, alla scoperta di come le forme e i diversi materiali convertono l'etere universale in altre forze ed energie.

Dan ha svelato il codice di come il processo funziona; come la natura si manifesta, dalla zuppa di particelle virtuali dell'etere, diventando materia. Dan ha anche definito una teoria del campo unificato che mette tutto questo in prospettiva, della fisica matematica e di una morfologia della struttura atomica.

Egli definisce le basi embrionali per una nuova branca della fisica e della chimica. Le implicazioni delle innovative scoperte spiegate in questo libro hanno conseguenze di vasta portata in ogni ambito delle nostre vite.

Contenuti

Il Potere della Forma (in inglese "Shape Power"), è la capacità delle forme multi-dimensionali di manipolare l'energia dello spazio locale. In questo trattato Dan A. Davidson usa il termine "etere" per rappresentare il campo di energia che permea tutto lo spazio e il tempo. Tutte le forme sono il risultato di forze naturali all'opera, e in quanto tali sono sintonizzate su di esse, perché sono parte di queste stesse forze.
Un esempio è la capacità della forma a piramide di raccogliere e focalizzare l'energia eterica. Sono stati scritti numerosi libri sulla "energia della piramide", e le piramidi hanno attraversato - e ancora attraversano - vari periodi di moda nei circoli new-age. La capacità dell'energia della piramide di causare vari effetti è ampiamente documentata.

Ogni forma manipola l'etere in qualche modo. Un cono è un esempio di piramide con un infinito numero di lati, e come tale farà molte delle cose che fa una semplice piramide. La tenda degli indiani americani, detta teepee, è un esempio di forma quasi conica che ha molti degli stessi effetti energetici della piramide. Benché il "Potere della Piramide" sia ben conosciuto, pochi lo hanno esteso ad altre forme geometriche e ai fenomeni che possono essere prodotti attraverso la comprensione di quello che sta avvenendo.

Ma accade qualcosa anche con triangoli, quadrati, cerchi, spirali e altre forme, e non solo in quelle solide, ma anche in quelle semplicemente disegnate sulla carta! Per spiegarci come ciò avvenga, Dan comincia da linee singole, poi scopriamo cosa accade se due linee si intersecano, se più linee si incontrano a formare vertici, e così via finché, compreso il meccanismo, tutto ci diviene chiaro, e non solo perfettamente plausibile ma persino ovvio! Questo libro esplora come le diverse forme manipolano l'etere, e come il Potere della Forma possa essere usato per migliorare la nostra vita, la nostra casa, il nostro ufficio, e il nostro benessere generale.

L'Ingegneria pratica dell'Etere è realizzata dalla Natura con l'uso di varie forme geometriche e schemi, come attestato nelle serie di Fibonacci e nei frattali, nei coni e forme tetraedriche. Gli insetti e alcune piante usano forme geometriche per raccogliere e trasmettere onde elettromagnetiche e acustiche. Quando si comprende che l'Etere, essendo il substrato fondamentale dell'universo, può creare interferenze con se stesso in misura tale da produrre tutti i tipi di energia e aggregazioni di materia, ne consegue che tutto è un risultato di Ingegneria Eterica a vari gradi.

L'essenza di come gli schemi geometrici possano influenzare i flussi di energia, è esattamente la stessa di come funzionano le antenne ed altre strutture risonanti. Poiché ogni cosa risuona e stabilisce un trasferimento di informazione e di energia tra due o più corpi risonanti, allora uno schema a due dimensioni può precisamente risuonare con una struttura tridimensionale. I principi geometrici del Potere della Forma, come descritti in questo libro, sono queste forme bidimensionali funzionanti come guide d'onda di energia eterica o sottile. In un senso più pratico, il Potere della Forma può essere inteso come un mezzo per instradare i flussi di energia in un percorso desiderato.

Questo percorso è la geometria che si riflette come una struttura tridimensionale, e che risuona e scambia energia con altre simili strutture risonanti, essendo ora sintonizzate.

Uno dei più grandi problemi col Potere della Forma al suo stato attuale, è la mancanza di strumentazione che possa direttamente rilevare e quantificare i cambiamenti nell'etere. Gli effetti secondari e terziari dell'etere, si manifestano in forma di fluttuazioni nel magnetismo, nella elettricità e nella gravità. Al fine di studiare ogni tipo di fenomeno energetico, è necessaria una strumentazione, per sapere cosa sta avvenendo con le energie. In fisica ed elettronica abbiamo strumenti di rilevazione come voltmetri, magnetometri, oscilloscopi, camere a nebbia, amperometri, misuratori di campo elettromagnetico, microscopi a scansione, telescopi, ecc., per rilevare e misurare le forze fisiche e gli effetti ad esse associati. Nel caso dell'etere, sono esistiti relativamente pochi veri strumenti, finché Dan Davidson non ha inventato una strumentazione che davvero rileva le forze eteriche e misura i loro effetti. Questi strumenti hanno permesso che alcune delle scoperte in questo trattato potessero essere comprese.

In aggiunta alla strumentazione fisica, Dan ha anche usato chiaroveggenti alla stregua di strumenti umani, quando è stato in grado di dimostrare in modo conclusivo che avevano la loro vista interiore aperta. Un vero chiaroveggente può vedere i campi di energia del piano eterico, così come la luce attorno una persona (cioè, l'aura), e in natura attorno varie attività della luce (per esempio, intorno e all'interno di alberi e organismi viventi), e attorno alle forme geometriche e ai magneti. I veri chiaroveggenti possono vedere nella materia, hanno la visione sia microscopica che telescopica, e molte altre notevoli abilità. Possono vedere la direzione del flusso dei campi di energia sottile, i loro colori, e la loro forma generale. L'esperienza di Dan nel campo della ricerca psichica e nei test psicologici, gli ha permesso di identificare alcuni veggenti di prima qualità, che hanno fornito una comprensione ulteriore e di grande valore della scienza del Potere della Forma. È sorprendente quello che Dan A. Davidson è stato capace di provare finora con i chiaroveggenti, ed è meglio che usare un oscilloscopio su circuiti elettronici, perché con loro come strumento, c'è un totale feedback in tempo reale su quello che sta esattamente accadendo all'energia. Per esempio, Dan ha eseguito test strumentali su vari materiali, per scoprire cosa avviene quando l'energia eterica li attraversa. Quando sono stati usati i chiaroveggenti, questi gli hanno spiegato ciò che loro potevano vedere accadere mentre l'energia eterica interagiva con i diversi materiali, dopodiché è stata usata la strumentazione elettronica per verificare quello che era stato osservato dai chiaroveggenti.

Il Potere della Forma è stato usato attraverso tutta la storia conosciuta e più indietro, nella più remota antichità. La sua manifestazione più comune è stata nell'uso di amuleti, cerimonie magiche e pratiche occulte. Simboli come il quadrato, la croce e il triangolo ricorrono regolarmente nei simboli occulti. All'inizio del suo studio del Potere della Forma e dei simboli, Dan si è chiesto come uno stesso simbolo possa essere usato sia per scopi costruttivi che distruttivi, fino al punto di dubitare che il simbolo abbia realmente qualcosa a che fare col procedimento magico. Ma da tempo egli ha tratto conclusioni diverse, e qui ci invita ad apprendere cose davvero eccitanti sulle forme semplici: cose che, se applicate, possono migliorare la nostra vita e la comprensione dell'universo in cui viviamo. Chiaramente, il Potere della Forma ha molti possibili usi pratici, e le strade per la sua scoperta sono largamente aperte per coloro che desiderano perseguire questo obbiettivo. Dan ha condiviso la sua conoscenza, così che altri ne siano ispirati e vedano le possibilità di come il Potere della Forma possa essere usato per migliorare le nostre vite.

Un bestseller mondiale, un "must" per chiunque si interessi di free-energy, antigravità, fenomeni legati alle forme (solidi platonici, piramidi, mandala, feng-shui, ecc.) e energie sottili (etere, energia del punto zero o ZPE, orgone, od, chi, ki, vril, prana, mana, ecc.), sia con finalità scientifiche che per l'evoluzione personale.

 

Shape Power - Il Potere della Forma - Libro
 
 
Un trattato su come la Forma converte l'Etere Universale in Forza Elettromagnetica e Gravitazionale, e le Relative Scoperte nella Fisica Gravitazionale
 
Voto medio su 3 recensioni: Buono
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Manuale di Psicotronica Sperimentale

L’applicazione della tecnica elettronica allo studio della complessa, sfuggente fenomenologia paranormale è il filo conduttore che in questo Manuale il lettore potrà seguire costantemente per realizzare, con spesa men che modesta, semplici o complessi strumenti elettronici per lo studio dell’effetto Kirlian, dell’effetto Backster e per esperimenti di Biofeedback finalizzati a facilitare la Telepatia e la percezione extrasensoriale in genere.

Questo Manuale di Psicotronica consentirà al lettore di affacciarsi, fugacemente, anche nel mondo della ipotizzata ‘realtà trascendente’ e della Precognizione, anche se si rimanda – per una ben più ampia trattazione del problema – al recente lavoro dello stesso Volterri ‘Dimensione Tempo’. Qualche suggerimento sull’uso di modellini della ‘Piramide di Cheope’ per esperimenti sulla ‘mummificazione’ conclude l’esaustivo panorama di esperimenti che introdurranno il lettore in un nuovo e affascinante mondo: quello della Psicotronica.

Le esperienze parapsicologiche sembrano appartenere – sostiene l’autore – al campo della fisica, della biologia, della psicologia, delle scienze in genere. Sono, quindi, in gran parte suscettibili di misurazioni, visualizzazioni, registrazioni.

Uno studio di tali esperienze può essere messo anche alla portata del singolo sperimentatore che, con mezzi modesti associati ad una discreta preparazione di carattere tecnico-scientifico, voglia intraprendere una ricerca nei vari settori di quella contestata scienza che l’autore stesso preferisce definire Psicotronica.

 

Manuale di Psicotronica Sperimentale
Alla ricerca delle misteriose facoltà dell'enigma uomo
Voto medio su 1 recensioni: Sufficiente
€ 23

mercoledì 30 aprile 2014

Il radar in banda P che indaga il sottosuolo in 3D

 

Un nuovo radar per scoprire in 3D, i segreti del pianeta in 3D: il sistema, sperimentato con la partecipazione dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr, ha particolari capacità di penetrazione e può essere applicato nell'ambito della difesa, della sicurezza, dell'ambiente, dell'archeologia, della geologia e anche per le esplorazioni planetarie

Indagare i segreti della terra con uno speciale radar che riporta le informazioni sotto forma di immagini 3D. E’ questo l’ambizioso obiettivo raggiunto dal Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr) di Napoli, insieme all'Agenzia spaziale italiana (Asi), al Consorzio di ricerca su sistemi di telerilevamento avanzati (Corista), al Politecnico di Milano, all’Università di Trento e all’Aeronautica.

Di proprietà dell’Asi, il nuovo sistema radar multifrequenza permette di acquisire informazioni attraverso la vegetazione e spesso anche sullo strato sub-superficiale della zona sottoposta a verifiche.
Il radar opera in banda P, ossia su frequenze inferiori a 1 GHz, e, in particolare, nelle bande VHF e UHF. E’ costituito da un sensore sounder e da due sensori imager, che oscillano rispettivamente alle frequenze di 150, 450 e 900 MHz, più basse rispetto alle classiche bande L, C e X.

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Grazie alla sua capacità penetrativa, il radar può essere utilizzato per l’esplorazione planetaria e della Terra, la comprensione delle dinamiche di ecosistema, lo studio dello spessore dei ghiacci, il ritrovamento di reperti archeologici ma anche per missioni militari strettamente top secret. Per esempio per l’individuazione di installazioni nascoste nel sottosuolo.

<<E’evidente l’interesse della Difesa verso il potenziale offerto dalla banda P>>>, spiega Francesco Soldovieri dell’Irea-Cnr, che ha coordinato l’elaborazione dei dati dei due sensori: <<Tramite i velivoli messi a disposizione dal Centro sperimentale dell’Aeronautica militare è stato possibile effettuare la sperimentazione del radar attraverso due campagne di volo, finalizzate a investigare lo spettro applicativo di tali frequenze nell’analisi di aree terrestri, aggiunge Soldovieri>>

In particolare, l’Irea-Cnr ha elaborato i dati necessari a fornire al radar la capacità di discriminare gli oggetti al suolo con dettaglio paragonabile a quello dell’occhio umano, mediante complesse operazioni di trattamento del segnale tra cui la compensazione degli errori di moto dell’elicottero su cui è stata installata la strumentazione.

(11 aprile 2014)

- See more at: http://www.thedigeon.com/it/il-radar-banda-p-che-indaga-il-sottosuolo-3d.html#sthash.DxI3Tnvb.dpuf

lunedì 6 gennaio 2014

Un disco di materia oscura circonda l'equatore

Un disco spesso tra i 190 e i 70 mila chilometri circonda l'equatore terrestre, rendendo il nostro pianeta più pesante di quanto si ritenesse. E' la tesi cui sono arrivati degli scienziati americani analizzando l'orbita dei satelliti Gps, Galileo e Glonass

 

 

(foto archivio) Arlington (Texas) 04 gennaio 2014 La Terra è più pesante di quanto si pensasse. E la “colpa” sarebbe di un disco di materia oscura che circonda l’equatore. E’ questa l’ipotesi cui sono arrivati gli scienziati Ben Harris e i suoi colleghi dell’università del Texas di Arlington partendo dall’analisi delle orbite dei satelliti che stazionano intorno al nostro pianeta.
La materia oscura è una componente di cui si sa ancora molto poco, visibile soltanto per gli effetti che provoca sulla materia circostante ma non direttamente osservabile con gli attuali strumenti. È stata individuata la sua 'impronta' su circa 10 milioni di galassie in quattro diverse regioni del cielo. Secondo gli ultimi studi dovrebbe comporre circa l'80% della materia dell'intero universo.
Nel suo studio Harris ha calcolato la massa terrestre analizzando le orbite dei satelliti che da questa sono ovviamente influenzati. Più “pesa” la Terra, più la sua gravità attrae i corpi che le orbitano vicino. E i risultati ottenuti sono stati diversi da quelli calcolati sinora. Nelle sue misure Harris ha preso in considerazione la forza di gravità esercitata sui satelliti Gps ma anche su quelli del sistema europeo Galileo e del russo Glonass, ottenendo un risultato tra lo 0,005 e lo 0,008% maggiore di quanto stimato dall'International Astronomy Union. Questo, secondo l'esperto, potrebbe essere dovuto a un largo disco di materia oscura, spesso fra 191 e 70 mila chilometri, situato intorno all'Equatore. La teoria è stata esposta all’ultimo meeting dell'American Geophysical Union.
Se la spiegazione dello scienziato si rivelasse corretta, i satelliti potrebbero rivelare le proprietà della materia oscura, come ad esempio il modo in cui le sue particelle interagiscono l'una con l'altra.

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Il supervulcano Yellowstone potrebbe esplodere a momenti, secondo gli scienziati

 

Il super vulcano sotto Yellowstone Park è davvero un potenziale pericolo per l'umanità.

Gli scienziati dopo avere analizzato nuovamente  la roccia fusa nel super vulcano hanno concluso che l'eruzione non solo è possibile, ma potrebbe anche iniziare senza alcun preavviso.

Le conseguenze di una tale potente eruzione potrebbe spazzare via la civiltà cosi' come le conosciamo. In precedenza gli scienziati  erano convinti che ai super vulcani fossero necessari dei forti terremoti in grado di provocare la rottura della loro crosta e far uscire il magma.

Secondo i risultati di questo nuovo studio, queste improvvise esplosioni potrebbero verificarsi a causa dell'accumulo di pressione. I supervulcani sono considerati come il secondo dei più grandi cataclismi a livello globale,dopo gli asteroidi, che in passato sono stati responsabili dell'estinzioni di massa avvenute e del cambiamento climatico che si sarebbe protratto per un periodo ungo. L'ultima eruzione nota di un supervulcano avvenne circa 70.000 anni fa a Sumatra, in Indonesia.

Essa provoco' un inverno vulcanico facendo cadere una pioggia di cenere che si era dispersa in tutto il globo impedendo ai raggi del sole di arrivare sulla Terra. Nel corso di sei-otto anni, questa cortina di cenere avrebbe generato una piccola era glaciale a livello globale che si sarebbe protratta per oltre mille anni .

L'ultima eruzione del super  vulcano di Yellowstone, nello stato del Wyoming, risale a circa 600.000 anni fa durante la quale venne emessa nell'atmosfera  più di 1.000 chilometri cubici di cenere e lava , circa 100 volte in più rispetto a quando avvenne durante  l'eruzione del Monte Pinatubo avvenuta nelle Filippine nel 1982, provocando un periodo di raffreddamento globale di circa 0,4 ° C. Gli scienziati prevedono che l'eruzione del supervulcano potrebbe provocare un notevole calo delle tempereture di circa 10 °C in  grado di influire sulle temperature globali per almeno un decennio e cambiare le condizioni di vita sulla terra cosi' come le conosciamo oggi.  Gli scienziati hanno analizzato il magma della caldera di Yellowstone, che contiene tra i 200 e 600 chilometri cubi di roccia fusa, per vedere come reagisce alle variazioni di pressione e temperatura. Utilizzando potenti raggi X, i ricercatori hanno rilevato che la densità del magma e' diminuita significativamente nonostante che le temperature e le pressioni risultassero elevate.

Le variazioni di densità tra il magma e la roccia circostante significa che il super vulcano di lava potrebbe produrre una forza sufficiente in grado di rompere la crosta della terra, che consentirebbe la proiezione di roccia fusa e cenere in superficie, come spiegato dal  professor Carmen Sanchez-Valle dell'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo e Jean-Philippe Perrillat il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica a Grenoble. "

Se il volume di magma è abbastanza grande, potrebbe risalire in superficie ed esplodere come una bottiglia di champagne." (Auguri di Buon 2014).

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, è stato raggiunto attraverso delle attrezzature munite di raggi X sviluppate a Grenoble, in grado di effettuare misurazioni accurate della densità a delle temperature fino a 1700 ° C e pressioni superiori fino a 36.000  volte la pressione atmosferica

normale. Impedire una eruzione del supervulcano non è attualmente possibile, nonostante che gli scienziati stanno cercando di sviluppare alcuni sistemi per il monitoraggio della pressione del magma sotterraneo in modo da prevedere una imminente esplosione.

Tuttavia, il Dott. Perrillat non e' sicuro che il super vulcano possa esplodere in un prossimo futuro. Occorrerebbe infatti almeno un decennio per monitorare la pressione del magma affinche' non salga a  livelli critici in grado di provocare una disastrosa eruzione.

 

Fonte

venerdì 20 dicembre 2013

Se l’iPhone è un frigorifero

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Un comunissimo iPhone, utilizzato “nella media”, in un anno consuma più del frigo di casa. E per tenere accesi gli smartphone degli americani si utilizza sempre più energia, proveniente in gran parte dal carbone. Ne consegue che abbiamo un problema.

Partiamo dai consumi dell’iPhone. Secondo un report di Digital Power Group, sponsorizzato da due lobby americane pro carbone, da quando nel 2007 è stato distribuito il primo modello del melafonino il traffico dati generato dal mobile è letteralmente schizzato in alto. Nei soli Stati Uniti, ad esempio, nel periodo 2007-10 la quantità di dati scambiati col telefonino è cresciuta del 400%.

Poi è arrivata l’era del cloud, che ha compiuto la rivoluzione spingendo gli utenti di iPhone e smartphone a tenere la connessione sempre accesa. Questo ha modificato profondamente i consumi elettrici perché per gestire l’enorme quantità di dati in ingresso e in uscita dai server e dai cellulari serve un’altrettanto enorme quantità di energia elettrica.

A differenza del frigorifero, che si accende e si spegne in automatico solo quando realmente serve, gli smartphone trasmettono e consumano in continuazione. Per tenere in piedi questo sistema si deve produrre in maniera continua e affidabile sempre più energia, di giorno come di notte visto che il fenomeno è globale e l’interscambio di dati può avere infiniti percorsi.

Ecco, allora, che le associazioni pro carbone sparano la sentenza: il carbone tiene acceso il tuo iPhone. Sentenza che, ad essere onesti, almeno in USA è in parte vera visto che gli Stati Uniti producono una buona percentuale (40% circa) dell’energia elettrica che consumano proprio dalla peggiore delle fonti fossili, quella più inquinante e con le maggiori emissioni di CO2. Un problema già messo in luce, più volte, da Greenpeace.

Per fortuna, però, non tutto il mondo è uguale e in Europa la produzione di energia elettrica dal carbone è più bassa (33% in media) mentre in Italia è bassissima (intorno al 10-12%). Sempre per fortuna ai nostri smartphone non importa molto quale fonte abbia prodotto l’energia che consumano, il che vuol dire che il cloud può essere alimentato senza grandi problemi anche con leenergie rinnovabili.

E, infatti, da qualche anno le grandi aziende del web si sono buttate nella corsa al data center rinnovabile. Yahoo è stata tra le prime, ma anche Google e Apple hanno speso parecchio per ripulire i propri consumi. Resta però una domanda alla quale ancora nessuno ha avuto il coraggio di rispondere seriamente: se negli ultimi anni abbiamo imparato a guidare auto che consumano meno, a spegnere le luci quando non servono, a non aprire e chiudere il frigo inutilmente e a stare attenti ai terribili led di stand by, quando inizieremo a pensare a quanto consumano, e inquinano, i nostri gadget elettronici?

Fonte.

domenica 1 settembre 2013

Ho una svista… Clusium è in Val di Chiana oppure è vicino a Travalle?

La città di Clusium, oggi identificata esclusivamente con l'etrusca Klevsin, ossia l'odierna Chiusi in Valdichiana, potrebbe avere avuto un'omonima nell'antica città di Camars che lo stesso Tito Livio ricorda essere stato l'antico nome di Clusium: «Ad Clusium quod Camars olim appelabant» (Ab Urbe condita, X, 25, verso 11). L'ipotesi dell'esistenza di due Chiusi è stata accreditata anche nel recente passato da vari autori ed etruscologi. Per chiarire il concetto dovremo tenere presente che nell'antichità le genti che per prime fondarono città attribuirono frequentemente lo stesso nome a luoghi diversi, così che l'etnico Camerti, popolo facente parte dell'antichissimo ceppo dei primi abitatori italici che gli storici greci indicarono come Umbri, è associato a luoghi che conservano ancora oggi una medesima radice onomastica (ad esempio Camerino, Camerano, Camarina, Camerata, eccetera). Non stupisca quindi il fatto che luoghi diversi abbiano assunto un toponimo uguale o similare che l'uso linguistico ha in parte modificato da un punto di vista fonetico. Fino ad ora è mancata una valida alternativa e soprattutto una presenza insediativa che ponesse per ruolo e per dimensioni la propria candidatura quale possibile originaria città di Camars, vel Clusium (nella dizione latina).

Contrariamente al pensiero che va per la maggiore la città di Camars, la città-Stato del Re Porsenna, potrebbe essere localizzata sui Monti della Calvana e nella valle della Marina (Mars, ovvero fiume della città), oggi segnata da numerosi villaggi d'epoca antichissima ubicati sui versanti collinari, e il fiume Bisenzio, dove sorge il grande mercatale bisentino. Camars è la città che avviò la colonizzazione della pianura padana e  sviluppò i traffici commerciali con l'oriente e con il grande nord, probabile artefice della costruzione della arteria transappenninica. Di quella città-Stato di Camars/Clusium è stato ritrovato l'emporio fluviale indicato come Visentium, che funge da snodo transappenninico tra l'arteria stradale etrusca proveniente dal bacino pisano, la cui esistenza è confermata dai recenti ritrovamenti di Casa del Lupo a sud-est di Lucca, e la «Via dei Santuari», in parte coincidente con il percorso della cosiddetta «Flaminia minor», riadattamento romano dell'antica strada etrusca, che emerge in vari tratti prima e dopo il passo della Futa e oggetto di studi trentennali di appassionati ricercatori e archeologi. Ed ecco la novità. Ci è capitato di leggere l’intervista di Antikitera allo studioso di etruscologia Stefano Romagnoli riguardo la città di Porsenna e ad un certo punto, riflettendo sulla scoperta di un nuovo libro che parla di Chiusi (scritto da Pomponio Mela) siamo rimasti impressionati dalla somiglianza dei luoghi descritti dall’articolista con quelli presenti nei territori tra Travalle e Poggio Castiglioni. In particolare tenendo presente che la Calvana è stata utilizzata dei tagliapietre per cavare la pietra alberese, ci siamo immedesimati in Turms Porsenna e siamo andati di persona su Poggio Castiglioni per verificare  se la nostra ipotesi era giusta o no. Da quel punto di vista privilegiato anche davanti ai nostri occhi si estendevano le fertili vallate e le boscose colline. Al nostro nord ci siamo immaginati di vedere le acque azzurre del lago della Chiusa, mentre al nostro lato ovest, abbiamo visto il cono tranquillo dove una volta c’era un tempio (in questa zona furono rinvenuti nella prima metà del XVIII secolo esemplari straordinari di bronzetti tra i quali spicca il bellissimo kouros detto de «l'Offerente» - 480~460 avanti Cristo - che oggi si conserva al British Museum di Londra). Per concludere con le parole di Turms Porsenna dirimpetto a noi, in direzione di “Quinto Fiorentino” abbiamo visto le dimore eterne dei trapassati (le più famose sono la tomba della Mula e della Montagnola). Per far comprendere meglio la nostra ipotesi e le constatazioni derivate, riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista a Stefano Romagnoli, precisando che nella zona della Val di Marina esistono i toponimi di Il Chiuso, La Chiusa e gli idronimi di Mars (Marina) e Chiosina mentre a Poggio Castiglioni si ritrovano i toponimi di Poggio Camerella e l’idronimo del torrente Camerella. Inoltre vedendo la cartina presa da googlemaps si vede la forma particolare che assume la prima parte dei monti della Calvana, che richiama l’idea di camera (Kamaru), esattamente tra l’antico tempio etrusco dovè stato trovato l’offerente e la valle.

…ma un´altra scoperta del nostro "visionario" Stefano Romagnoli che, cercando fra le carte dell´ex-biblioteca Bonifica della Valdichiana, ne ha riscoperta "un´altra delle sue" che viene da un altro grande "visionario" come lui ma ante litteram: Pomponio Mela (54 d. C.).

Un libro che, da una parte, conferma ed aggiunge dettagliatissime informazioni alla locazione del mausoleo di Porsenna fornita dal Varrone e, dall´altra, smentisce clamorosamente quelle demenziali misure. A questo proposito è particolarmente interessante notare come quelli che da sempre sono considerati visionari, nella realtà, sono molto più oggettivi e disincantati dei nostri "autorevoli" storici che, addirittura, ancora cercano il labirinto! Per dovere di cronaca si deve ricordare che questo libro, scritto dal primo geografo della storia e rinvenuto da Stefano Romagnoli, è stato tradotto dal latino antico dal celebre Gismondo Tagliaferro, autore del libro "Tombaroli si nasce".

"Uscii dalla Città e scesi nella valle lungo il sentiero da cui un tempo ero venuto è il protagonista della vicenda narrata da Pomponio Mela: Turms Porsenna, che parla Io non scelsi la strada facile che conduce alla montagna sacra, quell´usata dai tagliapietre, bensì la Scala Santa fiancheggiata dai pilastri di legno dipinti... In silenzio oltrepassai l´ingresso alle tombe segnate dai tumuli di pietra e, prima di toccare la vetta, mi "imbattei" anche nella Tomba di mio Padre. Dinnanzi a me, in ogni senso, si stendeva vasta la mia terra con le sue fertili vallate e le boscose colline. A settentrione luccicavano le acque azzurro cupo del mio lago, ad occidente si levava il "cono tranquillo" che poi è la montagna della dea, dirimpetto si stendevano le dimore eterne dei trapassati...". La terra descritta, ancora una volta, è esattamente la zona compresa tra Chiusi e la Solaia.

tratto da: Il caso Porsenna: intervista a Stefano Romagnoli da www.antikitera.net/news

 

cartina_Travalle

 

foto il chiuso001

 

foto_Gonfienti_e_Calvana

In primo piano si vede l’edificio della domus etrusca di 1440 metri trovata a Gonfienti, all’interno della quale è stata rinvenuta una Kylix (coppa), che raffigura un vecchio barbuto vestito con un pregiato panneggio, la cui figura evoca la presenza di un grande re (notare la corona che cinge la testa). Sullo sfondo invece si vede Poggio Castiglione, l’antica città sede della acropoli.

Kylix

Kylix trovata nella domus di Gonfienti. nella coppa si vede una persona anziana (lo si deduce dal fatto che si poggia su di un bastone) con il palmo della mano rivolto verso l’alto nel gesto di versare acqua purificatrice sulla fronte di un messaggero alato che, in quello stesso istante, lo sta onorando e incoronando.

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