giovedì 30 settembre 2010

Inverno 1708 = inverno 2010/11 CORSI E RICORSI STORICI

 

Nel dicembre 1708 il freddo si impadronì della Russia fortemente, portando un gelo inusuale anche per tali regioni. Poi si "gonfiò" e si verificò il cosiddetto Anticiclone Termico Russo, fenomeno non presente negli ultimi anni. Nella notte dell'Epifania, tra il 5 e il 6 gennaio 1709, irruppe tenacemente in Europa.

Ne conseguì un evento di portata eccezionale, che colpì in particolar modo l'Europa Centrale e Mediterranea, ma quasi nessuna area del Vecchio Continente venne risparmiata (probabilmente solo la Scandinavia, in un secondo momento, riuscì a rimanere isolata dall'onda gelida, poiché divenne sede dell'Anticiclone): in poche ore si gelarono fontane, pozzi, rivi e anche piccoli laghi, vi furono abbassamenti repentini fino a 20°, anche le regioni meridionali furono colpite duramente. In breve ghiacciarono tutti i fiumi europei, compresa la Senna, il Rodano e pure l'Ofanto; stessa sorte toccò a laghi e lagune: il lago di Garda venne attraversato da carri pesanti, unica volta nella storia, così come pure la Laguna Veneta; nemmeno il mare fu risparmiato e rimasero intrappolati nei ghiacci porti mediterranei come quelli di Genova e Marsiglia; gelò addirittura la foce del Tago a Lisbona: il record freddo certificato del XX secolo per questa città è -1.1°, con il quale si congela appena un bicchiere d'acqua.

A Roma tra il 6 e il 24 gennaio nevicò 10 volte, in Pianura Padana ne cadde 1 metro e mezzo; si raggiunsero temperature eccezionali: a Parigi -23.1° nel centro e -25°/-26° nei sobborghi e per 10 giorni non si salì mai sopra -10° con minime sui -20°; a Venezia -17,5° con forte bora (il record del XX secolo è -13,6° misurati nel 1963); a Berlino -29.4° e nelle campagne intorno -35° e la media del mese fu -13.2° (seguono i -11.6° del gennaio 1823), svariate giornate dove non si superarono i -20°.

Ovviamente con un simile gelo le piante non resistettero: si seccarono tutti gli ulivi e gli altri frutti e addirittura intere foreste, dato che neppure gli alberi cresciuti spontaneamente erano resistenti a ciò. In Emilia-Romagna giunsero a seccare gli alberi di melo, susino, noce e ciliegio, piante che generalmente resistono fino a temperature di -40°. Un dubbia misurazione di -36° a Faenza (probabilmente registrato nei dintorni) sembrerebbe confermare questi valori. Si ipotizza che una -22° a 850 hPa (circa 1450 metri di altezza) sia entrata stabilmente nella Pianura Padana (nel 1985 è arrivata una -15° con -16°/-17° a nord-est, tra l'altro con durata nettamente inferiore) e valori nettamente inferiori ai -10° a 850 hPa siano arrivati fino all'estremo Sud con punte estese di -14-16°, sempre a tale quota, tanto quanto basta per misurare giornate di ghiaccio anche sulle coste Tirreniche, oltre ovviamente su quelle Adriatiche (oltretutto in quel periodo le isole di calore non eran come quelle attuali).

A fine mese, dopo il 26 gennaio, vi fu una risalita, accentuata in Francia: a Parigi piovve, anche se era pioggia fredda; la Laguna Veneta si liberò dal gelo completo il 29 gennaio (pezzi di ghiaccio galleggianti rimasero). A inizio febbraio ritornò il gelo, molto forte, anche se non ai livelli di gennaio; tuttavia gelarono molti fiumi e laghi che si erano temporaneamente liberati. Continuò fino a marzo e, nelle regioni a Nord, fino ad Aprile (in questo mese il mar Baltico era ancora congelato), anche se vi furono molte riprese successive; in Germania vi furono notizie di gelate fino ad inizio Luglio. A Berlino Febbraio ebbe una media di -6.9° con una punta di -26°; Marzo una media di 0.2 ma si contarono ben 22 minime sotto lo 0°. L'inverno, se consideriamo l'intero trimestre dicembre (media di -4.5°), gennaio e febbraio ebbe la media di -8.2°, il più freddo da quando iniziarono le misurazioni nel 1701, seguito dal 1829/30, con -6.6°.

martedì 14 settembre 2010

“il raggio della morte” è la scoperta del Prof. Dino Dini

 

Un "raggio della morte" venne progettato ed eseguito inizi del 2000 dal CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) di Pisa. L'invenzione ad opera di Dino Dini, era in grado di bloccare qualsiasi motore nel raggio di un km un km e mezzo.

Pisa, un'arma contro gli scafisti
- Scariche elettromagnetiche per mettere fuori uso i motori.
- Il dispositivo, collocato su elicotteri, navi o motovedette, sparerebbe raggi a un chilometro di distanza o poco più

PISA. Circa quindici anni orsono c'è stato un incidente a seguito del quale è precipitato al suolo un elicottero dei Carabinieri. I periti accorsi stabilirono il nesso causale nella vicinanza dell'elicottero ad un campo magnetico, che avrebbe con unfascio bloccato il motore. da qui iniziarono gli studi per mettere a punto il meccanismo annunciato in questi giorni in grado di sparare raggi invisibili elettromagnetiche in grado di bloccare i motori delle navi, motoscafi e quanto altro. Il marchingegno, messo a punto dai  ricercatori del «Centro interforze studi per le applicazioni militari» (Cisam), che ha sede a San Piero a Grado, alle porte di Pisa, starebbe per essere dato in dotazione alla nostra Guardia Costiera.
Un progetto, questo, che parte da lontano e che, per motivi di segretezza militare (la sperimentazione, tra l'altro è stata condotta assieme alla Polizia di Stato) non può ancora essere divulgato nei suoi dettagli. Di sicuro si è appreso dell'efficacia di quest'arma elettronica che, in realtà, arma non è, dato che non produrrebbe (e qui è bene usare il condizionale) nessun danno agli essere umani, concentrando la sua azione distruttrice alle componenti elettroniche dei motori, siano essi a benzina, miscela, gasolio ed idrogeno.
«Il Cisam ha i migliori uomini e le migliori attrezzature, non solo per l'Italia, per raggiungere certi obiettivi scientifici», dice l'ingegnere Dino Dini, dell'Università di Pisa, per due decenni direttore scientifico del Cisam, ed a lungo consulente della Nasa.
«Gli studi sulla compatibilità elettromagnetica vengono svolti da molto tempo. Verificando le reazioni di scariche elettromagnetiche sugli apparati elettronici dei mezzi militari, abbiamo potuto verificare, più volte, come questi subissero anomalie. Prove in genere effettuate nella camera schermata "semianecoica", tra quelle più grandi oggi esistenti, dove trovano posto anche grandi tank come il "Leopard", hanno fornito risultati sorprendenti, confermati anche dalle successive prove effettuate nel grande poligono denominato Emp, situato all'interno del Cisam, struttura tra le migliori del mondo, dotata di complesse strumentazioni che consentono di "colpire" con precisione anche mezzi ancora più grandi».
«Ritengo - prosegue Dini - che questo generatore di scariche elettromagnetiche sia oggi perfezionato a tal punto che una volta collocato a bordo di un mezzo quale una nave, una motovedetta, un elicottero, dove non occuperebbe grande spazio, possa essere utilizzato senza far male a nessuno per spegnere definitivamente i motori di qualsiasi mezzo colpito, in specie quelli di superficie, sparando da una distanza di 1 chilometro o poco più, in pratica operando a vista».
Ma se il fascio di onde fosse dannoso per le persone?
Il direttore dell'Arpat di Livorno lancia l'allarme: apparecchio potente e forse impreciso
Gaetano Licitra, direttore di fisica ambientale dell'Arpat di Pisa e di Livorno, a titolo personale, si esprime così sul "Il Tirreno" del 13 novembre c.a., sulla possibilità di utilizzo di un'apparecchiatura simile e sulla presunta inoffensività per l'uomo. «Il fenomeno - dice - è notorio così come gli studi in tal senso sono in quasi tutti i casi di derivazione militare. E' questo un tipico esempio che ci può ricondurre alle situazioni di guerra elettronica tra le due superpotenze. Il principio su cui si dovrebbe basare l'apparecchio consiste nell'indirizzare con un apparecchio simile ad un'antenna un fascio elettromagnetico così potente da trapassare le schermature che sono a protezione dei sistemi elettronici di gestione della funzione dei motori. Qui sta il punto. Proprio a causa degli elevati incrementi e sbalzi di campi elettromagnetici che conosce il pianeta, causati dall'elevato numero di ripetitori televisivi ed antenne di telefonia cellulare ed altri fenomeni ancora, le industrie provvedono ad aggiornare di continuo le schermature protettive per ovvi motivi di sicurezza. Il fascio di onde elettromagnetiche deve quindi essere di elevata potenza. Qui - aggiunge Licitra - entra in gioco la salute di quanti possono essere investiti dai raggi. Il sistema messo a punto dalla Cisam dovrebbe essere collimato; funzionare a puntamento come un laser. Ma non basta. Quanto più l'oggetto da investire si allontanerà dalla fonte emittente che necessiterà di un potente generatore di segnale, tanto più il fascio tenderà ad allargarsi, diminuendo quindi in precisione e con il conseguente interessamento di persone o cose estranee all'operazione. Sicuramente l'apparecchio del Cisam sarà stato sperimentato - conclude - e non posso che esprimere un apprezzamento per le attività di ricerca svolte dal centro ma sulla inoffensività dell'apparecchio per la salute umana, dai dati a me resi noti, non posso che esprimere perplessità».

fonte: http://lists.peacelink.it/disarmo/2005/03/msg00030.html

I cinesi di Prato che lavorano giorno e notte ormai dettano legge sul marchio made in Italy

I cinesi rifanno il marchio della moda "Made in Italy": hanno trasformato Prato in una capitale manifatturiera di fascia bassa, indebolendo la capacità dell'Italia di commercializzare i propri prodotti esclusivamente come capi d'alta gamma. E' quanto scrive il New York Times, in un reportage sul caso Prato pubblicato oggi in prima pagina e in apertura del suo sito web.
L'ampio servizio di Rachel Donadio punta i riflettori su un fenomeno che alimenta risentimento nella cittadina toscana e ha visto di recente un aumento dei controlli della polizia nelle imprese degli immigrati cinesi.

Prato «ospita oggi la più grande concentrazione di cinesi in Europa – alcuni sono legali, molti di più non lo sono», scrive il Nyt. I lavoratori cinesi «lavorano giorno e notte in 3.200 imprese fabbricando vestiti, scarpe e accessori di fascia bassa, spesso con materiali importati dalla Cina, per venderli a metà prezzo a dettaglianti di fascia bassa nel mondo intero». Ciò è stato favorito dal fatto che in Italia ci sono «istituzioni deboli e alta tolleranza per chi infrange le regole», osserva il quotidiano statunitense. Così i cinesi hanno offuscato la distinzione tra "Made in China" e "Made in Italy". Ma quello che più irrita gli italiani è che i cinesi «li battono al loro stesso gioco, l'evasione fiscale e i modi brillanti per navigare attraverso la complessa burocrazia italiana, e hanno creato un nuovo fiorente settore, anche se in gran parte sommerso, mentre molte aziende pratesi non ce la fanno».

E' l'ascesa del "pronto moda". I cinesi di Prato mandano in Cina, secondo la Banca d'Italia, 1,5 milioni di dollari al giorno, in gran parte proveniente dal settore del tessile e dell'abbigliamento. Utili di quelle dimensioni – si legge - non compaiono nelle dichiarazioni fiscali. Secondo alcuni funzionari locali, i cinesi preferiscono rimpatriare gli utili invece di investirli in loco. Le autorità – continua il quotidiano - dicono anche che la criminalità organizzata cinese e probabilmente italiana è in aumento, non solo per quanto riguarda le importazioni tessili illegali, ma anche il traffico di persone, le scommesse e il riciclaggio.

«Il resto dell'Italia guarda con attenzione» quello che succede a Prato, nota il Nyt.
Le tensioni sono aumentate: questa primavera le autorità hanno intensificato le incursioni nei laboratori che usano manodopera illegale, in giugno sono state controllate 100 aziende e arrestate 24 persone.

Il distretto di Prato sarà sull'agenda del Primo Ministro cinese Wen Jiabao,quando visiterà Roma in ottobre. Nel settore dell'abbigliamento, il numero di imprese italiane registrate a Prato si è dimezzato dal 2001 ora sono poco meno di 3.000. Duecento in meno di quelle di proprietà di cinesi. Prato, che un tempo era un importante produttore ed esportatore di tessuti, ora rappresenta il 27% delle importazioni tessili italiane dalla Cina. Su una popolazione totale di 187mila persone, Prato conta 11.500 immigrati cinesi legali, ma secondo le stime la città ha altri 25mila immigrati clandestini, in maggioranza cinesi.
Il cuore del "pronto moda" è nell'area industriale di Macrolotto, piena di grossisti cinesi. Rivenditori al dettaglio provenienti da tutta Europa riempiono i furgoni di abbigliamento "Made in Italy" per rivenderlo nel loro paese con un forte margine di guadagno. «Comprano in quantità relativamente piccole approfittando delle frontiere fluide dell'Unione europea e la maggioranza di loro evita di pagare dazi d'importazione».

Tra le imprese che lavorano a Prato il Nyt cita la Luma, fondata nel 1998, che produce "on demand": il titolare, Li Zhang said, afferma di avere esportato vestiti in 30 paesi, compresi Cina, Messico, Venezuela, Giordania e Libano. Ha venduto I suoi prodotti a Piazza Italia e a grossisti che hanno poi venduto a Zara, Mango, Top Shop e Guess.

Nel 2009, per la prima volta nel dopoguerra Prato ha eletto un sindaco di destra, Roberto Cenni. La sua campagna, nota il quotidiano, si è basata sulle paure dell'invasione cinese.
Il sindaco ha intensificato i raid verso le imprese cinesi. Nella prima metà di quest'anno, le autorità hanno fatto blitz in 154 imprese di proprietà cinese.Vari funzionari dell'ufficio immigrazione della polizia di Prato sono stato arrestati con l'accusa di avere preso tangenti in cambio di permessi di soggiorno.

Secondo Andrea Frattani, assessore al welfare della precedente amministrazione di centrosinistra, a Prato si sta assistendo a una "precisa strategia" del governo cinese di creare un punto d'appoggio economico in Europa. Alla domanda se sia così, l'ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, ha risposto di avere inviato dei consulenti a indagare e che la questione di Prato non dovrebbe avere impatto sulla cooperazione tra i due paesi.

di Elysa Fazzino                                                                   13 settembre 2010

©RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilsole24ore.com

domenica 7 febbraio 2010

Genepax reinventa l'auto ad acqua

La notizia in Italia e giunta solo il 14 giugno (ufficialmente è andata in onda sul TG1), in verità è da circa una settimana che nella rete è stata lanciata la notizia con una pilotata azione di marketing.
Basta una semplice ricerca con google “Water Energy Sistem GENEPAX” per trovare molte informazioni, articoli, blog e discussioni nei forum internazionali.
Il sistema in se è molto semplice, l’acqua viene scomposta in idrogeno e ossigeno tramite una reazione elettrolitica e in seguito l’idrogeno viene utilizzato per alimentare una fuel cell che produce energia e nuovamente acqua.
La Genepax dichiara che con un litro d’acqua (salata o dolce non ha importanza) si produce abbastanza energia per muovere un’automobile per un ora e percorrere circa 80 km.
Ma da dove viene questa energia in eccesso?
Su Wikipedia la spiegazione non è molto chiara, sembra che l’energia in eccesso arriva dagli elettrodi che si consumano durante la reazione elettrolitica, energia chimica quindi, ma non viene altresì spiegato come mai se la reazione produce acqua, non viene recuperata e riutilizzata per il processo….
Come sempre tutto non è molto chiaro e molte informazioni probabilmente tarderanno ad uscire o non usciranno mai anche se il sito della compagnia giapponese Genepax in questi giorni viene continuamente aggiornato nella sezione NEWS .
Non suonano strane queste dichiarazioni, soprattutto dopo la recente dimostrazione pubblica (sempre ad opera di giapponesi) della produzione di energia con un motore Stirling tramite una reazione di Fusione Fredda “Arata Phenomena”, notizia rilanciata dal SOLE 24 ORE il 22 Maggio scorso.
Interessanti i commenti del telegiornale verso la fine del servizio:
“chissà come reagiranno USA e Unione Europea che nel 2003 hanno firmato una alleanza per realizzare proprio il sogno del motore ad acqua”
Probabilmente si tratta della Power Avenue Corp. con sede a Nashville in USA e della Power Avenue Gmbh con sede a Schwambach in Germania, queste le rappresentanti legali dell’accordo menzionato tra USA e Unione Europea, poi ci sono:

-   Chairman & CEO, Dr. Rocco Guarnaccia a Basel,
guardacaso in Svizzera
-   Delf University of Tecnology and Delft Institute for Sustainable Energy Faculty of Applied Sciences, Prof. Dr. Joob Schoonman, Delft Olanda
-   Sale & Quinn, Mr Stephen Sale, Washington USA
-   President US Operation, Prof. Dr. Firouz Shahrokni, Nashville USA
-   Technische Universitat Berlin, Institute for Energy Engineering, Prof. Dr. Ing. George Tsatsaronis, Berlino Germania
-   Technical Director, Prof. Dr. Norbert Auner, Glashutten Germania
-   Technical Advisor, Vanderbilt University Department of Chemistry, Prof. Dr. Charles M. Lukehart, Nashville USA
Cosa penseranno o come reagiranno forse lo sapremo solo nei prossimi giorni o forse mai visto che sono circa 6 anni che lavorano in gran segreto rilasciando informazioni solo a seguito di Agreement blindati (le informazioni sopra e sotto riportare sono confidenziali, ma io non ho firmato nessun Agreement ;-) ed esiste poco o nulla in rete.
Il sistema messo a punto dalla PowerAvenue è identico al sistema della Genepax, ma il programma di applicazione risulta essere più fitto e ben organizzato, anche il materiale di consumo sembra essere più economico, anziché utilizzare degli elettrodi metallici che si consumano, utilizzano sabbia SiO2 o biossido di silicio.
Per un MW di energia sono necessari 220 kg di sabbia con grande gioia dei petrolieri arabi che di sabbia……
Una delle possibili reazioni per la produzione di idrogeno dalla sabbia e acqua è la seguente:
3 FeSi6 + 40 H2O >>> Fe3O4 + 18 SiO2 + 40 H2
Che dire, il 2008 si sta rivelando essere un anno di sorprese per la free energy, è iniziata la corsa ai sistemi più efficienti, chissà chi la spunterà, i sistemi ad acqua, acqua e sabbia, le celle di Mayer, i motori a magneti permanenti, l’energia dai cristalli, i motori a vortice, i motori organici o chissà cos’altro, staremo a vedere, ma soprattutto cercheremo di dare come sempre il nostro contributo, per non farci dissanguare nel frattempo dal caro petrolio!!!
Un’ultima segnalazione http://www.milnermotors.com/ divertente no?
Nel forum in seguito verranno inserite molte schede, power point e business plan, a voi i commenti.


Armando de Para


Links utili
http://www.genepax.co.jp/
http://www.genepax.co.jp/news/20080625/html
http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,News-Tg1%5E17%5E95359,00.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Genepax
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia e Business/2008/05/nucleare-fusione-fredda.shtml?uuid=d215abee-2803-11dd-9bec-00000e25108c&type=Libero

Snowpocalypse o snowmageddon in USA‏

Sui tg e sulle agenzie stampa sta passando la notizia che la costa Est degli Usa è interessata dalla bufera "perfetta", una tempesta di neve che forse sarà la peggiore degli ultimi 90 anni, una "super bufera insomma.
Se però pensate che la cosa non ci riguardi, allora vi devo far cambiare idea.
Da una morsa di gelo dovuto al vortice artico è infatti interessato tutta la parte nord dell'emisfero in cui viviamo e se succede qualcosa nella parte atlantica di fronte all'Europa, state certi che arriverà anche in Italia una super ondata di freddo: le varie aree ora interessate sono collegate tra loro come un gigantesco puzzle, vale a dire che è come un effetto domino.
Scusate tanto, ma non vi avevamo anticipato a settembre che questo inverno "sarà un inverno eccezionale"?

 

Sarà un inverno eccezionale??? « Curiositybox

10 set 2009 ... Ve lo avevamo detto: Sarà un inverno eccezionale. « Curiositybox detto. 13 gennaio 2010 a 21:44. [...] e nell'articolo del 10 Settembre 2009 ...
curiositybox.wordpress.com/.../sara-un-inverno-eccezionale/

giovedì 15 ottobre 2009

LE POSTE ITALIANE - La rabbia della gente: 'Che disastro'

Segrate-Bovisa in un mese footy08 Cartolina da Segrate a Bovisa 1 mese!!! Io abito alla Bovisa in Dicembre non abbiamo ricevuto la posta per due settimane. Niente. Ho chiamato varie volte e hanno detto che c' era in corso uno sciopero. Adesso arriva varie cose sigillate. UN DISASTRO e senza nessun informazione Aspetto un pacco dal 20 agosto gutemberg è dal 20 agosto che aspetto un pacco in carico a Roserio. Ho aperto 3 reclami senza mai ricevere neanche una risposta, cosa devo fare??? Il pacco c' è, dicono al 848800898 che è già stato fatto il documento di uscita, ma..... non esce. Fanno schifo!! Da novembre senza risposta coneshell Aspetto un pacco dagli U. S. A. spedito il 15 settembre in giacenza a Roserio dal 14 novembre 2007. Ho inviato i miei dati per lo sdoganamento, ho telefonato per avere notizie ma fino ad ora non ne ho avute. Chi ha spedito il pacco mi comunica che l' Italia è il Paese in cui si hanno più problemi di spedizione per cui molti venditori non accettano ordini che provengono dal Bel Paese. Oltre alla spedizione sopracitata sono in attesa di altri 6 pacchi. Per spedire vado in Svizzera idrone Io ho mandato 8 raccomandate negli Usa il 3 gennaio, con documenti abbastanza urgenti. Il sito delle poste mi dice che sono ancora tutte... in lavorazione a Milano. Oggi sono andato in Svizzera a mandarle per disperazione... La raccomandata lunga un mese zanaboby Il 19/12 spedisco una raccomandata AR (ufficio postale Milano Destinatario Milano Ritorno a Milano). La raccomandata viene ricevuta il 29/12. La ricevuta arriva il 12/01... Un mese per non uscire nemmeno da Milano!!! Io attendo da metà dicembre webbear Raccomandata 8 giorni da Ascoli a Milano, arrivata, spedizione da Inghilterra a Milano, 1 mese, arrivata, spedizione dagli Usa, 45 giorni, non ancora arrivata. Sono tutte spedizioni di metà dicembre, Poste Italiane si difende dando la colpa ai trasportatori (il famoso sciopero). Molti venditori di Ebay, e siti internet stranieri, non spediscono più in Italia, troppi problemi tra dogane e poste, sono più le spedizioni perse che quelle che arrivano. Viva le Poste italiane. Il nostro regalo partito dal Canada frecciasilenziosa All' inizio di ottobre abbiamo spedito Via Aerea dal Canada un regalo di compleanno a mia suocera che abita in Friuli. A metà gennaio mia suocera ha ricevuto dall' ufficio di Roserio una richiesta di documentazione per il contenuto del pacchetto che era in giacenza lì. Volevano una ricevuta di acquisto che dimostrasse il valore della merce. Con che criterio spedisco un regalo emettendo anche una fattura? Sta di fatto che il regalo è ancora a Roserio e ormai ci siamo messi il cuore in pace che non verrà recapitato. Le poste canadesi però ci hanno già rimborsato delle spese di spedizione e del valore della merce spedita, perché se il pacco spedito via aerea non viene consegnato entro 45 giorni, il cliente ha diritto al rimborso.... .. Chissà perché ci siamo trasferiti in Canada! Auguri di Natale arrivati due giorni fa liciac Lambrate, nella zona Milano 20134 i problemi sono iniziati già a luglio: posta recapitata solo un paio di volte alla settimana, a orari sempre diversi e da personale sempre diverso, riviste settimanali mai arrivate o ricevute con mesi di ritardo, corrispondenza privata persa. Sono mesi che cerco di comunicare con Poste italiane scrivendo regolarmente a info@poste. it ma è inutile: non si degnano di rispondere, neanche dopo ripetuti solleciti. Intanto negli ultimi due giorni sono arrivati auguri di Natale spediti più di un mese fa...

fonte: repubblica.it

martedì 13 ottobre 2009

“Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

“Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani


Pubblicato da curiositybox su 13 Ottobre 2009



Un sistema postale da terzo mondo: ebay non spedisce in Italia!

by Pasquale Caterisano

Su eBay si moltiplicano i venditori che non spediscono in Italia. Sotto accusa finiscono i servizi postali del nostro paese.







Le vostre poste non funzionano” Su eBay non vendono agli italiani

I pacchi spediti arrivano in ritardo o non arrivano per niente

di FRANCESCO CACCAVELLA

MIKE vive negli Stati Uniti ma grazie ad eBay vende migliaia di CD a meno di un euro in tutto il mondo. In tutto il mondo tranne che nel nostro paese perché Mike, come è scritto chiaramente nella sua inserzione, non spedisce in Italia. James Zhou vende DVD da Shanghai ma anche lui non spedisce in Italia, in Africa o in Messico. York, sempre americano, vende orologi Casio a buon mercato ma non ad italiani, greci o nigeriani, che sono, come è scritto nella sua pagina, gli “artisti della truffa”.



Insomma, siamo considerati la pecora nera mondiale del commercio elettronico. E tutto per colpa – dicono i venditori – del nostro sistema postale. Su eBay la clausola “do not ship to italy” (non spediamo in Italia) è presente in oltre 37 mila inserzioni: per la Francia le inserzioni con la stessa dicitura sono 3 mila, per la Spagna poco più di 700 e quasi nessuna per l’Inghilterra. Sono 10 mila gli ebayer che non spediscono in Germania, ma in quel caso si tratta di stringenti regolamenti per le importazioni, mentre in Italia il problema segnalato è sempre l’inefficienza delle spedizioni.



“Spedisco da otto anni in 89 nazioni”, scrive nella community di eBay un utente da 22 mila e più vendite. “In 88 nazioni sono andate a buon fine il 100% delle spedizioni e solo in una, l’Italia, il tasso di successo è del 47%”. Tutti i venditori che abbiamo contattato ce lo hanno confermato: in Italia i pacchi arrivano tardi o non arrivano per niente e i compratori o chiedono il rimborso oppure segnalano come inaffidabile il venditore. “Gli italiani indicano sempre che non ricevono i pacchi che spedisco. Ho perso diverse centinaia di dollari avendo a che fare con compratori italiani, non posso andare avanti così…” ci dice un venditore del Delaware. Ben rappresentato anche il cliché dell’italiano truffatore: “Diversi pacchi di valore che ho spedito in Italia non sono mai arrivati. Non so se sia vero, ma chiedendo sui forum in internet mi hanno detto che il vostro sistema postale è corrotto e gli impiegati aprono i pacchi e li rubano”.



Il fenomeno del “non vendiamo agli italiani” va avanti da mesi e si è aggravato nel corso delle ultime festività natalizie. Andrea Polo, responsabile comunicazione di eBay, ne è consapevole anche se vede spiragli di miglioramento. “Il problema è dovuto sia ai lunghi tempi di spedizione – dice a Repubblica.it -, sia dell’aspettativa del consumatore che, poco esperto di commercio elettronico, spesso non considera a dovere i complicati meccanismi che regolano un acquisto internazionale: pagamento, invio della documentazione, sdoganamento e così via”. Maggiore efficienza, aggiunge, potrebbe derivare dall’uso dei corrieri per la spedizione o di PayPal per il pagamento.

Scegliendo i corrieri rispetto all’azienda di Stato le cose migliorano, ma il prezzo aumenta. Lo sanno anche principali imprese di commercio elettronico italiane che si affidano sempre a corrieri privati: Yoox, il leader nella vendita di abbigliamento online, spedisce con UPS, Mediaworld, Mr. Price ed ePrice del settore dell’elettronica di consumo si affidano a TNT o Bartolini mentre IBS, che spedisce 4000 pacchi al giorno, affianca a SDA, il corriere delle Poste, un corriere privato.



Chi vende su eBay o chi gestisce un piccolo negozio di commercio elettronico fa quasi sempre affidamento alle più economiche spedizioni dei servizi pubblici che poi, in Italia, vengono poi prese in carico da Poste Italiane. Ma il problema non riguarda solo le spedizioni estere. “Mi sono fatta in quattro per consegnare tutti gli ordini immediatamente dopo aver ricevuto la conferma – scrive su un forum dell’Associazione italiana di commercio elettronico la proprietaria di un piccolo sito di e-commerce – e poi le poste italiane, invece che metterci 3 giorni (più uno di accettazione) come scritto sulle condizioni, ce ne mettono più di 7″.



I forum di eBay sono diventati una sorta di centro di raccolta delle lamentale sul sistema postale italiano e sul web sono nati siti che raccolgono notizie e informazioni sulle sue inefficienze. Si è mossa anche la magistratura sulla scia di un’inchiesta di Repubblica che lo scorso gennaio ha mostrato 200 tonnellate di posta accatastate nei sotterranei del centro postale di Milano Roserio, quello in cui arrivano molti dei pacchi inviati dai venditori esteri di eBay. Da alcuni giorni, infine, alla procura di Milano è arrivato anche un esposto dei Cobas delle Poste nel quale si ipotizza che, per smaltire le giacenze postali lombarde, si sia mandata al macero la corrispondenza non lavorata o recapitata.



Ma il problema non riguarda solo il mondo, seppur vastissimo, di eBay. Il valore del commercio elettronico italiano è tre volte più piccolo di quello francese, sei volte di quello tedesco e dieci di quello inglese ed la logistica è indicata come uno dei maggiori freni alla sua affermazione. Una ricerca Netcomm-Bocconi presentata al Netcomm e-Commerce Forum di Milano alcune settimane fa ha mostrato come l’efficienza delle spedizioni sia, assieme alla garanzia delle transazioni, lo strumento principale con cui superare lo scetticismo dei consumatori verso questo modo di fare acquisti.

E se ci fossero ancora dubbi basterebbe riascoltare le parole del numero due di Amazon, Diego Piacentini, pronunciate al Netcomm Forum, parole che va ripetendo da anni: se Amazon – che è presente in Francia, Germania e Inghilterra – non apre in Italia è soprattutto a causa del sistema delle spedizioni. “A Natale – ha detto il top manager Amazon – sono stato a trovare i miei genitori che non ricevevano la posta perché il postino era ammalato”.

fonte: curiositybox
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