domenica 1 settembre 2013

Ho una svista… Clusium è in Val di Chiana oppure è vicino a Travalle?

La città di Clusium, oggi identificata esclusivamente con l'etrusca Klevsin, ossia l'odierna Chiusi in Valdichiana, potrebbe avere avuto un'omonima nell'antica città di Camars che lo stesso Tito Livio ricorda essere stato l'antico nome di Clusium: «Ad Clusium quod Camars olim appelabant» (Ab Urbe condita, X, 25, verso 11). L'ipotesi dell'esistenza di due Chiusi è stata accreditata anche nel recente passato da vari autori ed etruscologi. Per chiarire il concetto dovremo tenere presente che nell'antichità le genti che per prime fondarono città attribuirono frequentemente lo stesso nome a luoghi diversi, così che l'etnico Camerti, popolo facente parte dell'antichissimo ceppo dei primi abitatori italici che gli storici greci indicarono come Umbri, è associato a luoghi che conservano ancora oggi una medesima radice onomastica (ad esempio Camerino, Camerano, Camarina, Camerata, eccetera). Non stupisca quindi il fatto che luoghi diversi abbiano assunto un toponimo uguale o similare che l'uso linguistico ha in parte modificato da un punto di vista fonetico. Fino ad ora è mancata una valida alternativa e soprattutto una presenza insediativa che ponesse per ruolo e per dimensioni la propria candidatura quale possibile originaria città di Camars, vel Clusium (nella dizione latina).

Contrariamente al pensiero che va per la maggiore la città di Camars, la città-Stato del Re Porsenna, potrebbe essere localizzata sui Monti della Calvana e nella valle della Marina (Mars, ovvero fiume della città), oggi segnata da numerosi villaggi d'epoca antichissima ubicati sui versanti collinari, e il fiume Bisenzio, dove sorge il grande mercatale bisentino. Camars è la città che avviò la colonizzazione della pianura padana e  sviluppò i traffici commerciali con l'oriente e con il grande nord, probabile artefice della costruzione della arteria transappenninica. Di quella città-Stato di Camars/Clusium è stato ritrovato l'emporio fluviale indicato come Visentium, che funge da snodo transappenninico tra l'arteria stradale etrusca proveniente dal bacino pisano, la cui esistenza è confermata dai recenti ritrovamenti di Casa del Lupo a sud-est di Lucca, e la «Via dei Santuari», in parte coincidente con il percorso della cosiddetta «Flaminia minor», riadattamento romano dell'antica strada etrusca, che emerge in vari tratti prima e dopo il passo della Futa e oggetto di studi trentennali di appassionati ricercatori e archeologi. Ed ecco la novità. Ci è capitato di leggere l’intervista di Antikitera allo studioso di etruscologia Stefano Romagnoli riguardo la città di Porsenna e ad un certo punto, riflettendo sulla scoperta di un nuovo libro che parla di Chiusi (scritto da Pomponio Mela) siamo rimasti impressionati dalla somiglianza dei luoghi descritti dall’articolista con quelli presenti nei territori tra Travalle e Poggio Castiglioni. In particolare tenendo presente che la Calvana è stata utilizzata dei tagliapietre per cavare la pietra alberese, ci siamo immedesimati in Turms Porsenna e siamo andati di persona su Poggio Castiglioni per verificare  se la nostra ipotesi era giusta o no. Da quel punto di vista privilegiato anche davanti ai nostri occhi si estendevano le fertili vallate e le boscose colline. Al nostro nord ci siamo immaginati di vedere le acque azzurre del lago della Chiusa, mentre al nostro lato ovest, abbiamo visto il cono tranquillo dove una volta c’era un tempio (in questa zona furono rinvenuti nella prima metà del XVIII secolo esemplari straordinari di bronzetti tra i quali spicca il bellissimo kouros detto de «l'Offerente» - 480~460 avanti Cristo - che oggi si conserva al British Museum di Londra). Per concludere con le parole di Turms Porsenna dirimpetto a noi, in direzione di “Quinto Fiorentino” abbiamo visto le dimore eterne dei trapassati (le più famose sono la tomba della Mula e della Montagnola). Per far comprendere meglio la nostra ipotesi e le constatazioni derivate, riportiamo di seguito uno stralcio dell’intervista a Stefano Romagnoli, precisando che nella zona della Val di Marina esistono i toponimi di Il Chiuso, La Chiusa e gli idronimi di Mars (Marina) e Chiosina mentre a Poggio Castiglioni si ritrovano i toponimi di Poggio Camerella e l’idronimo del torrente Camerella. Inoltre vedendo la cartina presa da googlemaps si vede la forma particolare che assume la prima parte dei monti della Calvana, che richiama l’idea di camera (Kamaru), esattamente tra l’antico tempio etrusco dovè stato trovato l’offerente e la valle.

…ma un´altra scoperta del nostro "visionario" Stefano Romagnoli che, cercando fra le carte dell´ex-biblioteca Bonifica della Valdichiana, ne ha riscoperta "un´altra delle sue" che viene da un altro grande "visionario" come lui ma ante litteram: Pomponio Mela (54 d. C.).

Un libro che, da una parte, conferma ed aggiunge dettagliatissime informazioni alla locazione del mausoleo di Porsenna fornita dal Varrone e, dall´altra, smentisce clamorosamente quelle demenziali misure. A questo proposito è particolarmente interessante notare come quelli che da sempre sono considerati visionari, nella realtà, sono molto più oggettivi e disincantati dei nostri "autorevoli" storici che, addirittura, ancora cercano il labirinto! Per dovere di cronaca si deve ricordare che questo libro, scritto dal primo geografo della storia e rinvenuto da Stefano Romagnoli, è stato tradotto dal latino antico dal celebre Gismondo Tagliaferro, autore del libro "Tombaroli si nasce".

"Uscii dalla Città e scesi nella valle lungo il sentiero da cui un tempo ero venuto è il protagonista della vicenda narrata da Pomponio Mela: Turms Porsenna, che parla Io non scelsi la strada facile che conduce alla montagna sacra, quell´usata dai tagliapietre, bensì la Scala Santa fiancheggiata dai pilastri di legno dipinti... In silenzio oltrepassai l´ingresso alle tombe segnate dai tumuli di pietra e, prima di toccare la vetta, mi "imbattei" anche nella Tomba di mio Padre. Dinnanzi a me, in ogni senso, si stendeva vasta la mia terra con le sue fertili vallate e le boscose colline. A settentrione luccicavano le acque azzurro cupo del mio lago, ad occidente si levava il "cono tranquillo" che poi è la montagna della dea, dirimpetto si stendevano le dimore eterne dei trapassati...". La terra descritta, ancora una volta, è esattamente la zona compresa tra Chiusi e la Solaia.

tratto da: Il caso Porsenna: intervista a Stefano Romagnoli da www.antikitera.net/news

 

cartina_Travalle

 

foto il chiuso001

 

foto_Gonfienti_e_Calvana

In primo piano si vede l’edificio della domus etrusca di 1440 metri trovata a Gonfienti, all’interno della quale è stata rinvenuta una Kylix (coppa), che raffigura un vecchio barbuto vestito con un pregiato panneggio, la cui figura evoca la presenza di un grande re (notare la corona che cinge la testa). Sullo sfondo invece si vede Poggio Castiglione, l’antica città sede della acropoli.

Kylix

Kylix trovata nella domus di Gonfienti. nella coppa si vede una persona anziana (lo si deduce dal fatto che si poggia su di un bastone) con il palmo della mano rivolto verso l’alto nel gesto di versare acqua purificatrice sulla fronte di un messaggero alato che, in quello stesso istante, lo sta onorando e incoronando.

martedì 30 luglio 2013

Italiani trovano la molecola anti cancro ma i Media non ne parlano. Diffondi sul web.

Fonte: http://www.italiaincrisi.it/2013/07/18/italiani-trovano-la-molecola-anti-cancro-ma-i-giornali-non-ne-parlano-diffondi-sul-web/ Vi invito a rimandare sul web questa notizia più che potete.

E’ molto importante perché è evidente che le multinazionali e il potere delle grandi case farmaceutiche fanno di tutto per bloccare la divulgazione di questa notizia. Lo dimostra il fatto che nonostante ci sia un comunicato stampa nessuno ha riportato questa notizia delle grandi testate o dei grandi giornali.

Trovata la molecola anti tumore : una scoperta tutta italiana.

Queste è una notizia già verificata da molti giornalisti che poi non hanno potuto pubblicarla.

La ricerca italiana nonostante crisi e tagli ottiene l’ennesimo incredibile risultato.

 

 

In pratica due ricercatori precari dell’Università di Urbino, Mirko Fanelli di 45 anni di Falconara e Vieri Fusi quarantottenne di Fiorentino. I due studiosi hanno trovato una molecola anti tumore che spinge al suicidio le cellule malate, in particolare hanno modificato chimicamente una singola molecola il maltolo : una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali sviluppano in questo modo una nuovo classe di molecole con attività antineoplastica.

Tutto questo è partito in un laboratorio di patologia molecolare, spiega Fanelli, e con il gruppo di ricerca del laboratorio di chimica è stato possibile individuare una famiglia di composti capaci di svolgere queste funzioni desiderate.

Sostanzialmente hanno trovato una molecola che induce le cellule tumorali al suicidio.


Ora non deve passare tempo per la sperimentazione. Bisogna avere immediatamente la divulgazione di questa notizia perchè chi deve faccia subito qualcosa. Questa è forse la prima volta che la notizia è di tale rilevanza : testata, verificata. Queste cellule sono in grado di essere indotte al suicidio da questa sostanza. E’ qualcosa di straordinario.

Non stiamo parlando di una medicina. Parliamo di un prodotto naturale che attivato in un determinato modo spinge le cellule tumorali a non riprodursi perchè si suicidano. Interrompono automaticamente il proprio ciclo vitale.

Per favore divulgate questa notizia il più possibile. Più saremo sul web e più riusciremo a fare in modo che si interessino le grandi e testate giornalistiche, i telegiornali, i programmi televisivi perché evidentemente c’è un interesse a far si che questo non avvenga.

Oltretutto è anche un prodotto praticamente naturale anche se bisognerà sviluppare una medicina da questo.

Immaginate cosa c’è dietro la cura del cancro a livello di interessi e mondiali per quanto riguarda i farmaci, l’assistenza e tutto il resto.



Mi raccomando divulgate la bella notizia cerchiamo di rendere più possibile diffusa almeno sul web

 

martedì 4 giugno 2013

Soffici bocconcini di pane al latte

Soffici bocconcini di pane al latte

 

Soffici bocconcini di pane al latte

Ingredienti per circa 30 bocconcini:

450 gr farina manitoba

300 gr latte

3 gr di lievito di birra disidratato

1 cucchiaio di zucchero

1/2 cucchiaio di sale

50 gr olio di oliva

Per spennellare i bocconcini

1 tuorlo

1 cucchiaio di latte

Procedimento

In una ciotola unire tutti gli ingredienti tranne il sale.

Impastare, unire il sale ed impastare ancora.

Spostarsi sulla spianatoia e continuare ad impastare per circa 20 minuti in modo energico.

Otterrete così un impasto liscio e morbido.

Formare una palla e mettere in una ciotola capiente a lievitare coperta con pellicola alimentare.

Fate lievitare per circa 8 ore.

Trascorse le 8 ore, formate i bocconcini e metteteli sulla teglia per la cottura e lasciate lievitare per ancora 1 ora.

Preriscaldate il forno a 200°C.

Spennellate i bocconcini con il tuorlo sbattuto con il latte ed infornate per 15 minuti.

Buon appetito!

N.B. Prima di infornare potete distribuire sulla superficie dei panini semi di sesamo, papavero oppure zucchero se si vogliono fare dolci.

sabato 4 maggio 2013

Stop alle zanzare! La trappola, ecco come realizzarla.

 

Finalmente sta per arrivare l’estate e così le vacanze, il mare, il caldo e anche le zanzare. Ebbene si , è arrivato il momento di prendere precauzioni e rispondere agli attacchi aerei di questi fastidiosissimi insetti. Se vogliamo evitare punture e prurito, senza doverci necessariamente ricoprire di sostanze chimiche e talvolta maleodoranti, c’è una soluzione semplicissima e naturale.

trappola zanzare fatta in casa con la bottiglia

 

Ci si può divertire e nel contempo fare qualcosa di utile, e tutto con una semplice bottiglia cattura zanzare. Ecco cosa serve:

Preparazione della bottiglia.

  • Bottiglia in plastica da 2 litri.
  • Forbici o taglierino.
  • Nastro adesivo.
  • Cartoncino nero.

Preparazione composto.

  • Acqua.
  • 4 cucchiai di zucchero.
  • 1 grammo di lievito di birra.
  • Pentolino.

Vediamo ora come organizzare la trappola:

Prendiamo la bottiglia e tagliamola circa un centimetro prima che la circonferenza cominci a restringersi verso l’apertura. Facciamo attenzione cercando di ottenere un taglio abbastanza omogeneo e dritto. A questo punto ci dovremmo ritrovare con 2 pezzi della stessa bottiglia:  la base cilindrica più alta e l’apice, più basso, che rovesciato sembri un imbuto.

 

tagliare la bottiglia di plastico e farlo un centimetro prima che inizi a diminuire la sua circonferenza

 

A questo punto possiamo preparare il composto. Prendiamo quindi il pentolino, versiamoci un bicchiere da cucina colmo d’acqua e aggiungiamoci 4 cucchiaini di zucchero. Lasciamo squagliare lo zucchero e portiamo ad ebollizione lasciando il composto sul fuoco per altri 10 minuti, in modo che evapori ogni residuo di cloro presente.

Possiamo quindi versare il composto all’interno della bottiglia e aggiungere il lievito senza mescolare. Si formerà diossido di carbonio che attrarrà le zanzare. Ora, facendo attenzione a non versare il composto, inseriamo il pezzo più piccolo della bottiglia, capovolto, ad imbuto, e lo incastriamo con la base. Sigilliamo con cura i bordi in modo che il diossido si concentri soprattutto al centro della bottiglia, senza fuori uscite da altri punti. In fine, avvolgiamo il tutto con un pezzo rettangolare di cartoncino nero.

 

imbuto trappola zanzare

Il lavoro è giunto a termine, possiamo quindi posizionare la bottiglia in una zona umida  e  non esposta a correnti d’aria. Il risultato dopo due settimane sarà sorprendente. Basta togliere il cartoncino nero per vedere quante punture fastidiose ci siamo risparmiati con la minima fatica. Per ottenere un’altra trappola funzionante basta smontarla e sciacquarla, preparare nuovamente il composto e ripetere tutto il procedimento stando tranquilli per altre due settimane (il risultato finale è quello che vedete nella prima immagine riportata in alto).

nastro adesivo

 

fonte

sabato 27 aprile 2013

NASA: I portali dimensionali esistono

Aperture spazio temporali nascoste nel campo magnetico terrestre
Il tema preferito della fantascienza è "il portale dimensionale", una straordinaria apertura nello spazio o nel tempo che connette i viaggiatori a regni lontani. Un buon portale è una scorciatoia, una guida, una porta verso l'ignoto. Se solo esistesse realmente...
Si scopre che ne esistono, e un ricercatore dell'University of Iowa, finanziata dalla NASA, ha capito come trovarli.

Portali dimensionali,Aperture spazio temporali

Immagine catturata dal video della NASA

"Noi li chiamiamo X-punti o regioni di diffusione degli elettroni", spiega Jack Scudder, fisico del plasma della University of Iowa. "Sono luoghi in cui il campo magnetico della Terra si connette al campo magnetico del Sole, creando un percorso ininterrotto che conduce dal nostro pianeta verso l'atmosfera del Sole a 150 000 000 chilometri di distanza."

Un video di ScienceCast spiega la nuova forma dei portali nascosti e come trovarli.

Sono state utilizzate le osservazioni del satellite THEMIS della NASA e le sonde Cluster dell’ASE, le quali suggeriscono che questi portali magnetici vengono aperti e chiusi decine di volte al giorno. Sono in genere situati a poche decine di migliaia di chilometri dalla Terra dove il campo geomagnetico incontra il vento solare. La maggior parte dei portali sono piccoli e di breve durata, altri sono “sbadigli” vasti e sostenuti. Tonnellate di particelle energetiche possono fluire attraverso le aperture, riscaldando l'atmosfera superiore della Terra, scatenando tempeste geomagnetiche, e anche accendere luminose aurore polari.
La NASA sta progettando una missione chiamata "MMS", abbreviazione di Magnetospheric Mission Multiscala, da lanciare nel 2014 per studiare il fenomeno.

http://mms.gsfc.nasa.gov/

Portali dimensionali,Aperture spazio temporali

Munito di rivelatori di particelle energetiche e sensori magnetici, il veicolo spaziale MMS si dirigerà nella magnetosfera terrestre per circondare i portali e osservare come funzionano.
C’è un solo problema: trovarli.

I portali magnetici sono invisibili, instabili e sfuggenti. Si aprono e si chiudono senza preavviso "e non ci sono indicazioni per guidarci", osserva Scudder.
In realtà, ci sono degli indizi, e Scudder li ha trovati.
I portali si formano attraverso il processo di riconnessione magnetica. Mescolando le linee di forza magnetica del Sole e della Terra formano incroci e si uniscono per creare le aperture. Gli X-points sono là dove si realizza l’incrocio. L'improvvisa unione dei campi magnetici può spingere dei getti di particelle cariche dal punto X, creando una "regione di diffusione di elettroni."
Il lavoro di Scudder e colleghi è descritto in dettaglio nel numero del 1 giugno di Physical Review Letters.

Leggi l’articolo completo della NASA in inglese: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2012...


A parte la fantascienza e gli UFO, viene subito in mente il "Philadelphia Experiment", lo strano esperimento militare effettuato nel 1943. Chissà se questa scoperta servirà anche a svelare quel mistero…

Fonte: http://astronews.myblog.it

giovedì 25 aprile 2013

Radio Natura - La ricezione e lo studio dei segnali radio di origine naturale

Radio Natura
La ricezione e lo studio dei segnali radio di origine naturale
€ 22

 

E' opinione comune collocare nel tempo della nascita dei segnali radio con le scoperte scientifiche di Marconi. La natura in realtà esprime la sua voce attraverso emissioni radio fin dalle più lontane origini del nostro pianeta. Questo libro è un affascinante viaggio in questo mondo, alla scoperta di suggestivi segnali simili a fischi, cori e voci, ed ai vari sistemi con cui è tecnicamente possibili riceverli.

 


Dalla Barriera Magnetica al Portale Spazio-Tempo. L’esperimento dell’Ing. Ferlini

Nel suo libro intitolato “La barriera magnetica”, Ferlini narra come, nel corso di ricerche, si sia casualmente accorto di uno strano fenomeno visivo generato da due magneti permanenti che interagivano. Disponendo due calamite a forma di cavallo, in modo che i poli opposti si attirino, se si avvicinano molto lentamente, si addiviene ad un punto critico d’attrazione. Qualche istante prima la forza d’attrazione è piccola ma con un ulteriore piccolo movimento di avvicinamento la forza attrattiva cresce in modo molto forte. Quando ciò accade, Ferlini notò che nella zona centrale di collegamento tra le due calamite, la visione dello spazio perdeva di trasparenza e si deformava leggermente come se ci fosse una lente. A suo dire anche altre persone, con un po’ d’esercizio, riuscirono a notare tale anomalia.
A questo punto egli provò a disporre quattro potenti magneti permanenti in acciaio, in una disposizione a croce. Con opportuno sistema di leve era in grado far avvicinare micrometricamente le calamite. Arrivati nella zona critica le calamite incominciarono a vibrare violentemente, avvicinando ulteriormente di pochissimo, si cominciò a formare una nebbiolina azzurra e nell’aria si sparse un odore di ozono.

Una misteriosa nebbia

Ripetendo tale esperimento in grande con potenti magneti del peso di svariati quintali, il fenomeno si ripeté. Questa volta, a causa di un incidente, lo stesso Ferlini venne avvolto della nebbia e sparì dalla vista, egli sostiene, sia nel libro che in un’intervista a Rai 3, di aver visto un altro posto. L’esperimento nel frattempo prosegue e gli assistenti osservarono la nebbia espandersi notevolmente e cambiare colore passando per tutta la gamma dell’arcobaleno. Finalmente egli ricomparve alla vista degli assistenti esterrefatti.
Curiosamente la maschera antigas che aveva con se, sparì e non fu più possibile trovarla. Del racconto esiste anche una registrazione sonora, in una intervista fatta a Rai 3 con il compianto Pietro Cimatti.  Il portale dimensionale di Ferlini o come lo definì lui stesso “barriera magnetica” è un vero e proprio sistema di phase shifting che permette di collegare la dimensione che per convenzione definiamo “fisica” con altre dimensioni del multiverso olografico.

Ferlini la definì barriera magnetica perchè fondamentalmente è questo ciò che è…un muro magnetico che vibra a una specifica frequenza e che costituisce uno squarcio dimensionale.  La costruzione del portale alla Ferlini è molto semplice concettualmente e non richiede di circuiti pilota ne elettronica…si basa solamente su quattro magneti permanenti posizionati trà loro sui quattro punti cardinali. In questa rappresentazione potete vedere il setup del portale.

i magneti sono fissati su dei supporti a slitta mossi da una vite senza fine in modo che sia possibile regolarne finemente la distanza reciproca. Nell’esperimento Ferlini usò magneti molto grandi di acciaio che pesavano diversi quintali ciascuno…in teoria la dimensione dei magneti dipende dalla dimensione dell’area che si vuole influenzare e quindi per aree più piccole basta usare magneti più piccoli e pratici. Questo significa che in teoria non servono grosse potenze per creare un portale in una zona piccola e lo deduciamo dallo stesso racconto di Ferlini sulla sperimentazione che fece con questi magneti ad U.

Giovanni Battista Ferlini iniziò la sua avventura studiando le piramidi di Giza. Inizialmente non era interessato allo studio dei portali e nemmeno ne sospettava la fattibilità pratica. In questa sede non tratteremo tutti gli studi antecedenti di Ferlini che poco hanno a che vedere con il portale ma ci concentreremo sulla sperimentazione. Ad ogni modo durante i suoi esperimenti con le riproduzioni delle piramidi si accorse che l’energia di tipo magnetico emessa dalle piramidi aveva una forte influenza su diverse variabili come ad esempio la schermatura dai raggi cosmici. Oggi dopo numerose sperimentazioni sappiamo bene come agisce l’effetto di forma delle piramidi sull’etere e la loro azione magnetica che è solo una risultante del campo torsionale emesso dalla punta della piramide stessa. A quel tempo però gli esperimenti con le piramidi fecero riflettere molto Ferlini il quale si accorse che la forma e la disposizione dei materiali usati creavano interazioni più o meno forti con svariati effetti.

La geniale idea che ebbe Ferlini fù quella di simulare il campo energetico della piramide usando dei magneti permanenti, in fondo dalle sue sperimentazioni era evidente che c’era un collegamento diretto trà l’energia delle piramidi e il magnetismo. Con i suoi collaboratori smontò un motore elettrico e ne estrasse quattro magneti permanenti ad “U” che stavano nello statore, li dispose su quattro angoli e mentre regolava le reciproche distanze mantenendo i poli alternati notò che c’era una distanza critica in cui si manifestava una forza di attrazione molto brusca e se regolava la distanza in modo che tale forza fosse “sul confine” trà debole e forte si formava una barriera offuscata al centro che impediva di vedere il tavolo sottostante. Capì quindi che la sua teoria era giusta e che l’esperimento doveva essere riprodotto su una scala maggiore. Ordinò quindi quattro magneti ad U molto grossi fatti di acciaio dolce successivamente magnetizzato, ognuno pesava diversi quintali e furono trasportati con un camion.

Lì dispose su delle slitte, regolabili con viti senza fine, sul pavimento del laboratorio e iniziò la sperimentazione con i suoi colleghi. Avvicinando i quattro magneti arrivò a una distanza critica, un confine molto sottile e preciso in cui la forza di attrazione reciproca diventava improvvisamente da debole a molto intensa. La vite senza fine era molto precisa e ci volevano molti giri per spostare i magneti..in questo modo potè regolare la distanza critica finemente studiando quale posizione dava i migliori risultati. Raggiunta la posizione ottimale delle forti vibrazioni scossero tutto il laboratorio e i magneti iniziarono a vibrare molto probabilmente per l’intensa attrazione.

Una nebbiolina grigiastraazzurrognola iniziò a formarsi nella zona circoscritta dai poli dei magneti e Ferlini dedusse che poteva essere ozono perciò si dotarono di maschere antigas per evitare le esalazioni velenose, la nebbiolina diventava di colore sempre più intensa e verso il verde a mano a mano che si raggiungeva la posizione critica. Mentre i suoi assistenti stavano più a distanza Ferlini si avvicinò al portale appoggiandosi su uno dei magneti per scrutare più da vicino la barriera magnetica, siccome la maschera gli limitava la vista e i movimenti decise di togliersela e la appoggiò su uno dei magneti. Avvicinandosi alla barriera si ritrovò catapultato di fronte alle piramidi di giza ma non quelle odierne…bensì nell’epoca in cui le piramidi erano intere con la punta di quarzo rivestita in metallo, ossia prima del grande cataclisma che sconvolse la terra 12.000 anni fà. Ad un certo punto si sentì chiamare da lontano e si ritrovò nel laboratorio con la macchina spenta, si avvicinò ai suoi assistenti allarmati i quali asserivano che il dott. Ferlini l’avevano visto scomparire trà i magneti per diverso tempo per poi rivederlo in piedi davanti a loro non appena disattivarono il portale allontanando i magneti trà loro. Consultandosi con i colleghi scoprì che decisero di interrompere l’esperimento quando si accorsero che c’era stata una brusca variazione di flusso tra due dei quattro magneti, riguardo la sua assenza non gli diedero peso inizialmente perchè pensarono che si era solo allontanato momentaneamente, non potendo spiegare perchè all’improvviso non lo vedevano più con loro pensarono che forse non si erano accorti dei suoi spostamenti nel laboratorio.

Ferlini raccontò quello che vide durante il “viaggio” attraverso la barriera magnetica e scoprirono che la maschera antigas di Ferlini era scomparsa e non riuscivano più a trovarla nonostante nessuno era uscito dal laboratorio e le maschere fossero state indossate tutte tranne quella di Ferlini che appoggiò su uno dei magneti. Scoprirono successivamente che la variazione di flusso tra i due magneti era situata nella posizione vicina a quella dove Ferlini appoggiò la maschera sul magnete stesso. Ipotizzarono giustamente che nel momento in cui Ferlini si sporse nella barriera dovette far cadere la maschera nella barriera finendo chissà dove. Sulla maschera c’erano riportate le iniziali con l’indirizzo di Ferlini…mesi dopo la maschera arrivò per posta a Ferlini e il mittente era in egitto precisamente al Cairo! La maschera era stata teleportata in egitto e chi la trovò pensò gentilmente di rispedirgliela! Altra nota importante sull’esperimento è che l’ozonometro posto vicino al portale non rivelò tracce di ozono e che anche quando ci si avvicinava alla nebbiolina si poteva respirare bene non come quando ci si trova in un gas.  E ora le considerazione teoriche.

Considerazioni teoriche

Il portale di Ferlini può sembrare molto diverso da altri sistemi di phase shifting che usano l’interazione rotante trà campi magnetici ed elettrici ad alto voltaggio o quelli basati su campi elettromagnetici rotanti con frequenze specifiche…in realtà pur usando un metodo un pò diverso sfrutta per forza di cose gli stessi principi. Per aprire un portale o realizzare il phase shifting si deve isolare una zona di spazio e si và a modificare la frequenza di vibrazione dell’etere di quella zona stessa…siccome siamo in un ologramma è normale che tutto dipende dalla frequenza della portante olografica scelta, cambiamo portante e cambiamo dimensione. Nei sistemi tipo “philadelphia experiment” si usano delle bobine pulsate trà loro in sequenza a formare un campo rotante ed alimentate a specifiche frequenze di risonanza dimensionale, in altri sistemi invece si usa l’interazione trà un campo magnetico rotante e un campo elettrico che vibra a una certa frequenza. In entrambi i casi avremo un campo di etere rotante che vibra una frequenza specifica. Già qui è possibile notare l’analogia dei suddetti metodi con quello di Ferlini, infatti un campo magnetico non è altro che un flusso di etere ricircolante in una zona di spazio (flusso che si chiude su di sè) e il trucco usato da Ferlini è stato quello di far interagire diversi magneti in modo che il loro flusso si concatenasse creando un flusso rotatorio…infatti Ferlini lo definiva “campo unificato”. Ecco perchè i poli devono essere alternati ed ecco anche perchè c’è una distanza critica precisa…perchè geometricamente quando le calamite sono alla distanza precisa creano un flusso tondo rotatorio che si rafforza.

Immaginate le linee di flusso che escono da ogni polo che vanno a fluire nel polo opposto e così via unificandosi….in tale situazione si avrà una campo rotante unificato o per meglio dire un flusso di etere rotante proprio come illustrato in questa figura:

Un giroscopio spaziale

Ora una volta creato il campo rotante bisogna impostare una frequenza di risonanza che ci ricolleghi a una specifica dimensione o punto spazio-temporale dell’ologramma multiverso. Nel caso di Ferlini tale vibrazione può essere stata indotta sia dalle vibrazioni meccaniche dei magneti per semplice attrazione che dalle vibrazioni indotte da lui stesso quando ci si appoggiò. Sicuramente non era un sistema preciso perchè soggetto a molte vibrazioni spurie, ogni vibrazione meccanica sui magneti produceva una increspatura sul campo della zona critica. C’è però un indizio molto interessante, Ferlini non vagò a caso ma fù portato proprio dove a lui desiderava andare sia consciamente che inconsciamente…ossia nel tempo delle piramidi su cui era basata tutta la sua ricerca scientifica.

Questo indica che una volta aperto il varco la mente stessa è libera di scegliere dove e in che tempo spostarsi, nelle proiezioni extracorporee solo il corpo astrale (corpo olografico come quello fisico ma che vibra su una portante più alta) è libero di andare dove vuole ma nel phase shifting tutto il corpo compreso quello “fisico” si innalza di vibrazione rendedolo facile da spostare dove si vuole. La maschera invece fù sempre portata in egitto ma non nello stesso tempo…evidentemente la variazione di flusso indotta dal suo passare attraverso la zona critica ha spostato la variabile tempo facendola arrivare nei tempi moderni.

Chiaramente si dovrà fare molta sperimentazione in tal senso per poter stabilire meglio come agiscono le variabili nel phase shifting. Altro elemento importante è la famosa “nebbiolina”. Quando si interagisce con l’etere spostandone la frequenza o addensandolo in una zona di spazio esso diventa visibile sotto forma luminescente che a prima vista è come una nebbiolina il sui colore dipende dalla densità raggiunta. Questo lo si osserva anche nelle sperimentazioni con sistemi antigravitazionali tipo le repulsine di Schauberger, il SEG di Searl e altri…quello che ci interessa è che è ben visibile anche nei casi phase shfting. Nel celebre Philadelphia Experiment la nave veniva avvolta da una nebbiolina azzurrognola che virava verso il verde prima di scomparire…anche nel triangolo delle bermuda le navi prima di sparire o sortire certi effetti particolari entrano in una nebbiolina grigiastra a volte verdastra…sono entrambi casi di phase shifting e combaciano ovviamente con l’esperimento di Ferlini.

Un’altra considerazione che voglio fare è che per realizzare la zona critica dovrebbero in teoria bastare anche solo tre magneti ad U disposti a 120° l’uno dall’altro e inoltre non penso sia necessario usare per forza magneti ma invece gli elettromagneti che sono più pratici ed economici. Ferlini preferì i magneti perchè voleva usare una fonte magnetica “pura” ma gli elettromagneti potrebbero svolgere lo stesso lavoro perchè quello che conta è solo il campo magnetico generato e la disposizione geometrica.

fonte

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