giovedì 20 gennaio 2011

Record del freddo in Italia: -48,3 gradi

 

Previsioni: temperature in discesa nel fine settimana, neve sulle Alpi giovedì sera e al Centro venerdì e sabato

MILANO - La temperatura riscontrata è di 48,3 gradi sottozero. Normale, più o meno, se fossimo in Siberia in inverno. Invece si tratta del nuovo record del freddo mai registrato in Italia. La nuova temperatura minima nazionale si è toccata lo scorso 27 dicembre 2010 alle ore 4,30 nella Busa Fradusta, una dolina a 2.606 metri di altitudine da dove esce aria gelida sulle Pale di San Martino, nelle Dolomiti trentine. La temperatura fa riferimento al fondo della dolina (profonda 28 metri) e non alle condizioni medie dell'ambiente circostante, fa sapere il Centro valanghe di Arabba-Arpa Veneto, che gestisce la stazione meteo automatica. Al monitoraggio delle depressioni montane, doline carsiche all'interno delle quali si verificano condizioni microclimatiche estreme, partecipano anche Isac-Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr, Unione Meteo Friuli-Venezia Giulia e Osmer-Osservatorio meteorologico di Arpa Friuli-Venezia Giulia.

PREVISIONI - Il campo anticiclonico sull'Italia si attenua per l'approssimarsi di un sistema frontale che determinerà un peggioramento delle condizioni atmosferiche e una graduale diminuzione delle temperature anche sotto lo zero. Al Nord giovedì pomeriggio possono verificarsi nevicate sopra i 600-700 metri e localmente a quote inferiori. Venerdì temperature in diminuzione su tutte le regioni con neve al Centro sui 400-600 metri e a quote più basse nel pomeriggio. Sabato tempo stabile al Nord con ampi rasserenamenti e qualche residua nube su Triveneto e Romagna, ma con tendenza al sereno dal tardo pomeriggio. Neve a quote superiori ai 400-600 metri al Centro e intorno agli 800 metri al Sud. Condizioni di maltempo accompagnate da venti ancora sostenuti sulle rimanenti regioni. Domenica condizioni stabili al Nord con nubi che si attesteranno solo sulle aree alpine di confine. Maltempo in attenuazione sul resto della penisola con precipitazioni sul settore adriatico e nelle aree comprese tra Campania e Sicilia settentrionale. Deboli piogge sulla Sardegna meridionale e qualche schiarita sulle regioni tirreniche del Centro. Lunedì 24/martedì 25: situazione pressoché identica con nubi e precipitazioni che insisteranno sulle regioni adriatiche centro-meridionali e tra Sicilia e aree tirreniche meridionali. Migliora nella giornata di martedì.

fonte: Redazione online
19 gennaio 2011

mercoledì 19 gennaio 2011

Il virus gigante che viene dal mare

È il virus più grande e complesso dei mari e si chiama CroV. Lo hanno appena identificato il microbiologo Curtis Suttle e la sua équipe della University of British Columbia (Canada) in uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences. Non è chiaro il ruolo di CroV negli ecosistemi, ma potrebbe essere molto importante visto che è il nemico numero uno del protozoo flagellato Cafeteria roenbergensis (da cui prende il nome). Questo protozoo è infatti tra i predatori più attivi e abbondanti della Terra (si nutre di batteri), ed è un organismo fondamentale per il ciclo dei nutrienti e di alcuni elementi, in particolare quello del carbonio.
CroV è stato scoperto agli inizi degli anni Novanta dagli scienziati canadesi a largo delle coste del Texas (nell’Oceano Atlantico). Dopo venti anni sappiamo che si tratta del secondo virus più grande mai scoperto. Il suo genoma è infatti formato da 730 mila paia di basi nucleotidiche (i mattoni costituenti del Dna e Rna), secondo solo a quello del mimivirus Acanthamoeba polyphaga (1,2 milioni di basi), presente negli ecosistemi delle acque dolci.
Per i biologi, i virus sono entità difficili da classificare. Per riprodursi, infatti, necessitano delle proteine sintetizzate all’interno delle cellule ospiti, caratteristica che li esclude dalla categoria dei cosiddetti esseri “viventi”. Ma la nuova scoperta mette in difficoltà gli scienziati. “I virus sono considerati organismi semplici perché portano un esiguo numero di geni”, conclude Curtis. “Ma la macchina genetica trovata in CroV è pari a quella che caratterizza le cellule degli organismi complessi. E non c’è dubbio che il nuovo arrivato sia solo uno dei tanti, ancora sconosciuti ma indispensabili, virus giganti che abitano i mari”.

 
Nell'immagine, due protozoi flagellati Cafeteria roenbergensis

Riferimenti: Pnas doi:10.1073/pnas.1007615107

FENOMENI FORTIANI CADUTE DI OGGETTI DAL CIELO

 

Nel seguente articolo ho raccolto segnalazioni di cadute del più svariato materiale dal cielo, in quanto a credibilità, esse vanno da quelle più o meno accettabili a quelle veramente incredibili; ai margini di questo spettro di possibilità, ci sono eventi che potrebbero anche inserirsi in un'altra categoria dell'inspiegabile. Per esempio, le pietre non meteoritiche possono cadere dal cielo in seguito ad una eruzione vulcanica, o di una tromba d'aria, ma se queste cadono sempre sugli stessi tetti la cosa comincia a toccare l'immaginazione.

Le segnalazioni di cadute di oggetti dal cielo in tempi antichi sono meno numerose che in tempi più recenti, ma sono altrettanto svariate. Lo storico greco Ateneo, parla, nella sua antologia storica “I sofisti a banchetto”, scritta intorno al 200 a.C., di una pioggia di pesci durata tre giorni e di uno spettacolare diluvio di rane.

<< So anche che molto spesso sono piovuti dei pesci. A ogni modo, Fenia, nel II libro della sua opera I magistrati di Ereso, dice che una volta nel Chersoneso (il nome in greco significa semplicemente penisola, forse qui s'intendeva la penisola di Tracia, NdR.) piovvero dei pesci ininterrottamente per tre giorni; e Filarco, nel suo IV libro dice che la gente ha spesso visto piovere dei pesci, e spesso anche del grano, e che la stessa cosa è avvenuta con le rane.

In ogni caso, Eraclide Lembo, nel XXI libro della sua Storia, dice: “In Peonia e in Dardania (regione della Macedonia la prima e Serbia attuale la seconda, NdR.) , si dice che prima di ora siano piovute delle rane, e tale era il numero di quelle bestie che le case e le strade ne erano piene. All'inizio, per alcuni giorni, gli abitanti, cercando di ucciderle e rinchiudendosi nelle case, cercarono di resistere all'invasione. Ma quando si accorsero che non approdavano a nulla –trovavano tutti i loro tegami pieni di rane, e rane bollite e arrostite in mezzo a tutte le loro pietanze, e , inoltre, non potevano utilizzare l'acqua, né porre piede a terra per i mucchi di rane che erano ovunque- , infastiditi per più dall'odore delle rane morte, decisero di abbandonare il paese”.

Segnalazioni di piogge di pesci, di granaglie e di rane affollano anche la storia più recente. Ma la calamità delle rane in Peonia e in Dardania trova confronto solo con un'altra grande calamità, la seconda piaga d'Egitto, che riguarda, appunto, ancora le rane.

<< Dice il signore…io colpirò tutto il tuo territorio con le rane: il Nilo brulicherà di rane: esse usciranno, ti entreranno in casa, nella camera dove dormi e sul tuo letto, nella casa dei tuoi ministri e tra il tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie…e le rane uscirono e coprirono il paese d'Egitto…le raccolsero in tanti mucchi e il paese ne fu ammorbato >> (Esodo 7,27 - 8,11)

Il libro dell'Esodo parla anche di una grandine mortale, con fuoco mischiato alla grandine, come settima piaga d'Egitto (Esodo 9,18 - 34).

Vorrei, comunque, tralasciare le testimonianze di rane e pesci, sia perché sono veramente centinaia e sono capitate in tutte le epoche storiche, sia per non dilungarmi troppo e per concentrarmi sulle cadute di oggetti e materiali che effettivamente hanno qualcosa di strano o di inspiegabile. Chiunque desiderasse saperne di più sui casi di rane e pesci, spiegabilissimi in ogni caso tirando in ballo le varie trombe d'aria che ogni giorno si formano in tutto il mondo grazie alla concomitanza di diversi fattori meteorologici, può chiedere al webmaster e dipendentemente dal tempo che ho a disposizione, cercherò di stilare una lista dei casi più eclatanti.

Ma torniamo a noi.

Storici dell'antichità, tra i quali Procopio, Marcellino e Teofanie, menzionano una pioggia di polvere nera nell'anno 472 a.C., durante la quale il cielo sembrava avvampare. L'ubicazione della caduta è incerta, ma potrebbe essere Bisanzio, l'attuale Istanbul.

Durante il regno di Carlo Magno, nell'Ottocento, cadde dal cielo un enorme blocco di ghiaccio di circa 3 metri cubi ( fonte da Camille Flammarion, “L'atmosphère”)

Un oggetto infuocato cadde nel Lago di Van, in Armenia, nel 1110, tingendo di rosso le acque. Nella prima piaga d'Egitto, le acque del Nilo si trasformarono in sangue (Esodo 7,15 - 24).

Nella seconda metà del 1600, poi, vi furono almeno quattro testimonianze di sostanze “anomale” cadute dal cielo: la prima riguarda la caduta di un meteorite proprio qui in Italia nel 1652, vicino al luogo dell'impatto fu trovata della “gelatina stellare” (“Annals of Philosophy, agosto 1826”) e sempre secondo la stessa fonte, una sostanza fibrosa simile a seta azzurra, cadde in gran quantità il 23 marzo 1665 a Naumburg in Germania a sud-est di Lipsia.

Intorno al 1687, scaglie di una sostanza fibrosa nera, alcune grandi come una tovaglia, caddero sulla neve fresca vicino alla città di Memel (Klaipeda, in Lituania) sulla costa orientale del Baltico; le scaglie erano bagnate, odoravano di alghe marce e si strappavano come carta. Una volta asciutte, perdevano il loro lezzo e alcune frammenti vennero conservati per ben 150 anni, quando, finalmente, vennero analizzate si vide che consistevano in parte di << materia vegetale, principalmente di Conferva Crespata (un alga verde nastriforme) e di altre 29 specie di infusori (microscopici animali acquatici) (“Proceedings of the Royal Irish Academy, 9 dicembre 1839”).

Infine, una sostanza fetida, della consistenza del burro, cadde su grandi aree dell'Irlanda del Sud durante l'inverno e la primavera del 1696: secondo il vescovo di Clone questa <<rugiada disgustosa cadeva in pezzetti talvolta grossi come la punta di un dito, era morbida, appiccicaticcia e di colore giallo scuro. Pare che nei campi il bestiame continuasse a pascolare tranquillamente e che la popolazione fosse convinta che quel “burro” avesse proprietà curative e la raccoglieva e conservava in barattoli e pentole (“Philosophical Transactions of the Royal Society of London”, marzo-maggio 1696).

Una delle prime segnalazioni della sostanza nota come “capelli d'angelo” si trova in “The Natural History of Selborne” di Gilbert White: egli descrive che, il 21 settembre 1741, uscì nei campi prima dell'alba e trovò l'erba fittamente coperta di “ragnatele”, tanto che i suoi cani se la dovettero strofinare via dagli occhi. Poi verso le nove:

<< uno spettacolo insolito attrasse la nostra attenzione: una pioggia di ragnatele cadeva dall'alto del cielo e continuò, senza interruzione, fino al calar del giorno. Queste ragnatele non erano singoli fili fluttuanti nell'aria, ma perfette falde o stracci: alcuni larghi più di due centimetri e lunghi otto o dieci; e cadevano con una certa velocità, perché erano molto più pesanti dell'atmosfera. Ovunque si volgesse lo sguardo, si scorgeva un continuo cadere di nuovi fiocchi davanti agli occhi, che scintillavano come stelle quando riflettevano il sole. E' difficile dire fino a dove si estendesse quella meravigliosa pioggia, ma sappiamo che raggiunse Bradley, Selborne e Alresford, tre paesi che formano una specie di triangolo, il cui lato più corto supera i 10 chilometri.

Qualunque cosa possano essere i capelli d'angelo (ed il termine viene dato probabilmente a diverse sostanze) vengono descritti solitamente come filamenti di ragnatela, di seta o di ovatta, bianchi lucidi e resistenti; un tratto comune a tutti è che, quando si tenta di raccoglierli per analizzarli, essi si sciolgono e scompaiono senza lasciar traccia, ciononostante vengono abitualmente spacciati per semplici ragnatele.

Una spiegazione in questo senso venne data nel “Marine Observer” dell'ottobre 1963, in risposta alla lettera inviata al giornale del capitano Pape, il quale descriveva una caduta di capelli d'angelo nel porto di Montreal e raccontava così l'episodio:

Tirai uno di quei fili e lo trovai piuttosto robusto ed elastico, lo tirai ancora ma non si rompeva facilmente (come avrebbe fatto per esempio un filo di ragnatela) e dopo averlo tenuto in mano per tre o quattro minuti, vidi che era scomparso, sparito nel nulla. Guardando in su si vedevano piccoli bozzoli di quella materia scendere fluttuando dal cielo, ma per quanto potemmo accertare, non c'era nulla, né in aria né al livello della strada, che potesse giustificare questo straordinario evento.

L'autore della risposta, D.J. Clark del museo di storia naturale di Londra, spiega il fenomeno nel modo seguente:

Ritengo che una specie di ragni sia responsabile del fenomeno descritto. Questi particolari ragni appartengono in genere alla famiglia delle Linyphiidae, le cui uova si schiudono in autunno. In questa stagione, nelle giornate soleggiate e calde, specialmente con cospicua rugiada mattutina, i ragni cominciano a disperdersi e a migrare per colonizzare nuove aree dove la quantità di cibo è maggiore. Il metodo usato è quello “aerostatico”: quando il sole fa evaporare la rugiada si creano correnti calde ascendenti, il ragno corre verso la cima di una pianta o di qualunque punto elevato e, alzando la parte inferiore dell'addome, emette un globulo di seta liquida. Questa seta viene come “filata” dalle correnti d'aria ed indurisce man mano che esce. Quando il filo è abbastanza lungo per sostenere il ragno, questo lascia il suo appiglio e vola nell'aria (…) Il singolo filo è molto sottile e scarsamente visibile (…) ma quando si intreccia con altri fili è molto più facile da vedere ed appare robusto ed elastico. Non so come spiegare la scomparsa dei filamenti dopo esser stati tenuti in mano. Potrebbe essere dovuta al fatto che i fili del cordone in questione non fossero intrecciati e che , manipolati, si siano staccati l'uno dall'altro, diventando impalpabili. Il filo del ragno non può sciogliersi, perché non è soggetto all'azione del calore; in realtà è meno solubile della seta.

I teorici della ragnatela, però, ignorano una prova negativa, che non appoggia la loro teoria: il fatto che in tutti quei metri di filamenti aerostatici non sia mai stato trovato un solo ragno. Data questa tendenza generale a voler dare delle spiegazioni, ignorando delle situazioni contraddittorie, o , dichiarandole non valide o dicendo che sono semplici coincidenze, non è sorprendente che i sostenitori della teoria dei ragni tendano a trascurare quei casi in cui la comparsa di capelli d'angelo è coincisa con la presenza di oggetti volanti non identificati. Né del resto meraviglia, per la stessa ragione, che i sostenitori della teoria UFO ignorino i casi in cui la materia è caduta (almeno secondo le segnalazioni) senza che ci fossero in vista “distributori” a forma di sigaro, disco, sfera, luce, ecc.

Una lettera del console francese M.Laine a Pernambuco, Brasile, al ”Annual Register” del 1821 segnalò la caduta, avvenuta l'ottobre dell'anno prima, di una sostanza setosa che ricoprì un'area che si estendeva per 150 km verso l'interno e quasi altrettanti verso il mare, tanto che una nave francese ne rimase tutta “inghirlandata”(sic).

Nel 1828 giunse la notizia che vari distretti della Persia erano stati ricoperti, per uno spessore di 18-20 cm, da una sostanza caduta dal cielo e che era stata divorata con avidità dal bestiame (“Nature” del 15 gennaio 1891)

Anche in Russia cadde qualcosa: nel marzo 1832 una sostanza gialla ricoprì i campi vicino a Volokolamsk. Sulle prime gli abitanti pensarono che si trattasse di neve colorata, ma poi si accorsero che la sostanza assomigliava molto al cotone. Ne fu messa sul fuoco una piccola quantità che bruciò con una fiamma azzurra, una parte vennemessa a bagno nell'acqua e divenne resinosa; posta sul fuoco, bolliva e faceva schiuma ma non bruciava. Si dice che questa resina avesse il colore dell'ambra, una consistenza gommosa e un odore <<come di olio mescolato con cera>> . La precipitazione copriva un'area che andava dai 5500 ai 6000 m ² , per uno spessore di circa 5 cm (“Annual Register”, 1832)

Una sostanza forse simile cadde anche da noi, precisamente a Genova, la mattina del 14 febbraio 1870, qui si poterono fare analisi più approfondite, merito di M.G.Boccardo e del prof. Castellani dell'Istituto Tecnico di Genova, risultò che era così composta: 66% di sabbia (perlopiù silice con un po' di creta), 15% di ossido di ferro (ruggine), 9% di carbonato di calcio, 7% di materia organica e il resto di acqua. La materia organica conteneva particelle simili a spore, granelli di amido, frammenti di diatomee (alghe le cui cellule contengono silice) e globuli blu cobalto non identificati (la segnalazione è presa da un giornale straniero, il “The journal of the Franklin Institute” del 12 luglio 1870, non ho trovato nulla sui giornali italiani, se qualcuno ne avesse notizia è pregato di segnalarlo)

A Milwaukee, a Green Bay e in altre località del Wisconsin (USA), caddero, a fine ottobre 1881, delle ragnatele robuste e molto bianche. La loro lunghezza variava da piccoli puntini a lunghissimi fili di 20 metri. Le ragnatele, talvolta tanto fitte da disturbare la vista, sembravano muoversi verso l'entroterra del lago Michigan ed estendersi verso l'alto a perdita d'occhio. A riprova di ciò che dicevo pocanzi fu notato con spirito che << stranamente non si fa menzione in nessuno dei comunicati… della presenza di ragni in questa grande esposizione di ragnatele >> (“Scientific American”, 26 novembre 1881)

Nell'agosto 1890, nelle vicinanze di Mardin e di Diyarbakir in Turchia, un'area di circa 8 km ² venne ricoperta di piccole sfere giallognole, bianche all'interno, pare che qualcuno l'abbia pure assaggiata (che coraggio…) scoprendola commestibile e la gente del posto la raccolse e ci fede del pane, che aveva un buon sapore ed era facilmente digeribile. I botanici dichiararono che la sostanza era un lichene, forse la Lecanora esculenta (“Nature” del 15 gennaio 1891).

Sempre qualcosa di simile alla ragnatela piovve su Montgomery nell'Alabama, il 21 novembre 1898, ma la struttura era più simile all'amianto, parte della materia era in refoli e parte in fiocchi di vari centimetri di lunghezza e larghezza. La cosa più curiosa fu che la sostanza era fosforescente (“Monthly Weather Rewiew”, dicembre 1898).

Per i fenomeni recenti italiani rimando ai seguenti link

Edicolaweb - CAPELLI D'ANGELO: IL MISTERO CONTINUA - di Antonio Bruno

capelli d'angelo

workgroups: Capelli d'angelo

UFOTEL

Ed ora qualche oggetto caduto dal cielo veramente insolito e strano.

Il 13 agosto 1819 ad Amherst, nel Massachusetts, cadde un oggetto maleodorante, ricoperto da una specie di felpa. Venne esaminato da Rufus Graves, che tolse la peluria e scoprì, sotto di essa, una <<sostanza polposa del colore del cuoio>>. Al contatto con l'aria la sostanza assunse <<un colore livido, come di sangue venoso l'oggetto a quanto dicevano, era caduto producendo una vivida luce (“Annual Register”, 1821).

Era il 17 giugno 1857, quando il signor Bradley, un agricoltore di Ottawa nell'Illinois, udì un sibilo e, alzando gli occhi, vide una massa di tizzoni ardenti a forma di V precipitare al suolo, a circa 15 metri da lui, facendo fumare il terreno. I pezzi più grossi erano quasi completamente penetrati nel terreno, mentre quelli più piccoli affioravano per metà. Bradley aveva notato una piccola nube densa e scura sovrastare il giardino; il tempo era stato piovoso, ma senza tuoni né fulmini (“The American Journal of Science and Arts”, novembre 1857).

Una pioggia di zucchero candito (!!!) è stata segnalata in alcune zone della Lake County, in California, nelle notti del 2 e dell'11 settembre 1857. <<A quanto si dice, in quelle due notti cadde una pioggia di zucchero candito; i cristalli misuravano dai 3 ai 6 millimetri di lunghezza ed erano grossi quanto una penna d'oca. Alcune signore del luogo ne fecero dello sciroppo>> (Lyman L. Palmer, “History of Napa and Lake Counties, California”).

La sera della Domenica della S.S. Trinità, nel 1908, il parroco di St-Etienne-lès-Remiremont, una parrocchia situata a qualche chilometro dalla catena dei Vosgi, in Francia, stava comodamente seduto in canonica intento a leggere un <<poderoso trattato di geologia>>. Aveva letto appena qualche pagina sulla formazione del ghiaccio quando sentì aprirsi la porta della canonica e la signorina Marie André chiamare: <<Signor curato, venga presto, si stanno sciogliendo!

Con una certa riluttanza padre Gueniot si alzò per vedere di cosa si trattasse, il resto della storia continua con le sue stesse parole.

”Guardate”, mi disse, “qui c'è l'immagine di Nostra Signora del Tesoro, impressa sui chicchi di grandine.” “Andiamo, andiamo”, risposi, “non mi venga a raccontar frottole.” Per farla contenta, guardai distrattamente i due chicchi che teneva in mano, ma poiché non volevo vedere nulla, e per di più non avrei potuto vedere nulla senza gli occhiali, mi voltai e tornai al mio libro. Lei si fece pressante: “La prego, si metta gli occhiali.” Lo feci, e vidi molto distintamente sulla faccia anteriore dei chicchi, che erano leggermente convessi al centro sebbene i bordi fossero irregolari, il busto di una donna, con veste rialzata in fondo come un piviale. Potrei forse descriverla con maggiore precisione dicendo che era come la Vergine degli Eremiti. I contorni dell'immagine erano leggermente incisi, sembrava che fossero stati ottenuti con un punzone, ma erano molto nitidi.

Marie André mi chiese di osservare alcuni particolari della veste, ma mi rifiutai di guardare più a lungo. Mi vergognavo della mia credulità, sentendomi sicuro che la Benedetta Vergine non si sarebbe presa la briga di stampare immagini di se stessa sui chicchi di grandine. Dissi: “Ma non vede che questi chicchi devono essere caduti sugli ortaggi e devono aver ricevuto queste impressioni da essi? Portateli via, non so che farmene”. Tornai al mio libro senza preoccuparmi ulteriormente di ciò che era successo.

Ma la mia mente era turbata dalla singolarità di quei chicchi di grandine; ne raccolsi tre, per soppesarli, senza guardarli da vicino. Pesavano dai 170 ai 200 grammi, uno di essi era perfettamente sferico, come le palle con cui giocano i bambini, e aveva una crestina in rilievo tutto intorno, come se fosse stato colato in uno stampo (non sono rare le segnalazioni di chicchi di grandine con bordi a rughe o a creste, NdR). Durante la cena (ero solo) mi dissi: “Comunque questi chicchi di grandine hanno una forma insolita e l'impronta di quei due che ho esaminato era così regolare e precisa che poteva ben difficilmente essere attribuita al caso”. Ma presto mi irrigidii contro ogni tentazione di credere al paranormale, e mi vergognai di averci pensato per un momento.

Quando il parroco ebbe finito la sua cena, anche il temporale era passato, e il sacerdote si recò in giardino per controllare i danni subiti dal suo orto. Ebbe la lieta sorpresa di vedere che il maltempo non aveva danneggiato gli ortaggi, più tardi apprese che aveva rotto circa 1400 vetri nelle case della zona. Sembrava che il temporale avesse prodotto due tipi di chicchi, quelli con la miracolosa immagine e un tipo più grande e distruttivo, ciò che mi sembrò degno di attenzione; continua il parroco, era che i chicchi, che avrebbero dovuto essere scagliati con violenza al suolo, secondo le leggi dell'accelerazione della velocità dei corpi in caduta, sembravano invece cadere da un'altezza di pochi metri e avere solo la velocità iniziale di un corpo che continua a cadere. La testimonianza del parroco così continua:

<<Verso le sette e mezzo, nelle vicinanze della canonica giravano le voci che molte persone avevano visto l'immagine della Madonna del Tesoro impressa sui chicchi di grandine, e che molti chicchi avevano la forma di medaglioni. I bambini li avevano raccolti nei loro grembiuli e li avevano fatti vedere ai genitori, che avevano constatato la presenza della stessa immagine. Alcuni videro persino piccoli particolari, come la corona della Vergine, il Bambino Gesù, le frange della veste. Era tutto frutto dell'immaginazione? Ma a parte questi dettagli, non vi sono dubbi che la maggior parte dei chicchi esaminati recava distintamente l'immagine della Madonna del Tesoro. Il mattino seguente, i trasportatori del latte, di ritorno da Remiremont, riferirono che molte persone in città avevano osservato la stessa cosa.

Dopo il vespro la domenica successiva, il parroco raccolse 50 firme di persone che erano <<assolutamente convinte della verità delle loro osservazioni; Non annettevo molta importanza; disse, a queste firme di cui avrei anche potuto essere l'ispiratore, ma in realtà esse furono date spontaneamente.

Il parroco concludeva osservando che, sebbene le autorità di Remiremont gli avessero negato il permesso per una solenne processione, che avrebbe dovuto svolgersi la Domenica della SS. Trinità, l'artiglieria del cielo aveva organizzato una processione in senso verticale che nessuno poteva proibire (“English Mechanic and World of Science”, 12 giugno 1908).

Edward Mootz, alle 17,30 del 22 luglio 1955, stava lavorando nel giardino di casa sua, in Boal Street a Cincinnati, nell'Ohio. Improvvisamente, qualche goccia di un liquido rosso e caldo gli cadde sulle braccia e sulle mani; in pochi istanti, una pioggia rossa prese a cadere tutto intorno a lui. Proveniva da una protuberanza scura che sporgeva da una nuvola, e stava irrorando un albero di pesco del suo giardino. Così raccontò:

Alzai lo sguardo e proprio sopra la mia testa, a circa 300 metri di altezza, stava la più curiosa nuvola che avessi mai visto: non era una grossa nuvola, ma aveva strani colori, era verde scuro, rossa e rosa. Il rosso era simile a quello della strana sostanza che aveva colpito me e il mio albero, qualunque cosa fosse, vidi che proveniva da quella nuvola. Osservai la nube per un minuto, cercando di capire, poi le mani e le braccia cominciarono a bruciare nei punti colpiti dalle gocce, mi facevano veramente male, come quando si versa dell'alcool su una ferita aperta; corsi in casa e mi lavai con abbondante acqua e sapone.

La pioggia in realtà assomigliava a sangue, appariva oleosa ed appiccicosa al tatto. La mattina seguente, Edward Mootz scoprì che il pesco era morto durante la notte insieme a tutta l'erba che lo circondava, e tutti i frutti appesi all'albero si erano avvizziti sui rami. Al momento del rovescio, nella zona non c'erano aerei e sembra improbabile che un impianto chimico o una fabbrica possano aver prodotto una nube capace di librarsi sopra un punto tanto ristretto per vari minuti. Mootz fu intervistato da rappresentanti dell'Aeronautica, che prelevarono anche campioni dell'albero, dei frutti e dell'erba, quanto possano aver scoperto non è stato reso pubblico, e la natura della pioggia mortale rimane un mistero (“Enquirer” di Cincinnati, 28 agosto 1955; “The Cincinnati Post” 3 febbraio 1975).

Monetine da un penny e da mezzo penny caddero, un giorno del 1956, intorno ai bambini che uscivano dalla scuola di Hanham, un sobborgo di Bristol, in Inghilterra (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

“Migliaia” di banconote da 1000 franchi piovvero su Bourges nel 1957. Nessuno mai ne rivendicò la proprietà o ne denunciò la perdita (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

Forse questa segnalazione non riguarda cadute di oggetti anomali, ma è stranissima lo stesso: un pomeriggio di novembre del 1958 piovve per due ore e mezzo sopra un'area di circa 10 metri quadrati a casa della signora R. Babington ad Alexandria in Louisiana. In quel momento il cielo era perfettamente sereno e né l'ufficio meteorologico né quello della vicina base aerea riuscirono a dare una spiegazione del fenomeno (“Alexandria Daily Town Talk”, 11 novembre 1958).

Durante l'anno 1968 un diluvio di fango, legno, vetro e cocci precipitò per ben quattro volte sulla città di Pinar del Rio, a Cuba (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).

Un certo numero di banconote per il valore di 2000 marchi scese fluttuando dal cielo sereno a Limburg (Germania Occidentale) nel gennaio 1976; i soldi “celesti” vennero raccolti da due ecclesiastici (“Bath and West Evening Chronicle” del 6 gennaio 1976).

Che dire di tutti questi fenomeni? Storie vere oppure scherzi di qualche burlone? Impossibile dirlo, l'unica soluzione è osservare il cielo e cercare di scoprire più cose possibili sulla natura ed il paranormale, sugli UFO e sulla mente umana, forse le risposte arriveranno da sole.

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lunedì 17 gennaio 2011

Correlazione tra il nostro DNA e il cosmo.

 

 

Molti maestri spirituali sanno già da tempo che il nostro corpo può essere programmato da lingua, parole e pensieri. Ora questo è stato scientificamente provato. Il DNA umano funziona come una specie di “Internet biologico“, ed è sotto molti aspetti superiore a quello artificiale. Nuove ricerche scientifiche in Russia, direttamente o indirettamente, spiegano fenomeni quali chiaroveggenza, intuizione, guarigioni spontanee e guarigioni a distanza, autoguarigioni, tecniche di affermazione, aloni di luce attorno alle persone e molto altro.

In più si potrebbe affermare una medicina completamente nuova, nella quale il DNA può essere riprogrammato con delle parole e frequenze, SENZA LA NECESSITÀ di prelevare e reintrodurre singoli geni. Soltanto il 10% del nostro DNA serve a produrre le proteine, ed è questo 10% che viene esaminato dai ricercatori occidentali. Il rimanente 90% viene considerato “junk DNA”, DNA spazzatura. Tuttavia i ricercatori russi, convinti che la natura non abbia creato questo 90% a caso, hanno esplorato questo 90% del DNA assieme a linguisti e genetisti. I risultati di questa ricerca sono semplicemente rivoluzionari !

Il nostro DNA non sarebbe solo responsabile della struttura del nostro corpo, ma servirebbe anche come banca dati e per comunicare. I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico (specialmente il 90% “inutile”) segue le stesse regole di tutte le lingue dell'uomo. A questo scopo, gli studiosi hanno comparato le regole di sintassi (il modo di mettere insieme le parole per formare le frasi), semantica (lo studio del significato delle parole) e le regole base di grammatica. Hanno scoperto che il nostro DNA segue un determinato schema grammaticale. Quindi le lingue dell'uomo non si sono formate casualmente, ma sono insite nel DNA.

Il biofisico e biologo molecolare Pjotr Garjajev e i suoi colleghi hanno anche analizzato le qualità vibrazionali del DNA. In breve sostengono che “i cromosomi vivi funzionano esattamente come un computer olografico che usa radiazioni laser di DNA endogeno”. Gli studiosi sono stati in grado, per esempio, di proiettare determinate frequenze (suono) con una specie di raggio laser sul DNA, modificando la frequenza di esso e quindi l'informazione genetica stessa. Dato che la struttura base del DNA è uguale alla struttura della lingua, non è necessaria alcuna codifica del DNA. Si possono semplicemente usare parole e frasi della lingua umana! Anche questo è stato provato scientificamente.

La sostanza del DNA (nel tessuto vivo, non in provetta) reagirà sempre a questi raggi modulati e addirittura alle onde radio, se vengono utilizzate le frequenze giuste. Questo spiega perché tecniche come affermazioni, ipnosi e simili hanno un effetto così forte sugli uomini e il loro corpo: per il nostro DNA reagire al linguaggio è perfettamente naturale. Mentre i ricercatori occidentali prelevano singoli geni dalle eliche del DNA e li inseriscono altrove, i russi hanno creato un mezzo per influenzare il metabolismo delle cellule attraverso frequenze di luce e di onde radio, riparando i difetti genetici. Gli studiosi hanno addirittura catturato uno schema di informazioni di un DNA particolare e lo hanno trasmesso a un altro, riprogrammando le cellule. In questo modo hanno trasformato, per esempio, embrioni di rana in embrioni di salamandra, semplicemente trasmettendo informazioni di DNA! Così le informazioni sono state trasmesse senza gli effetti collaterali che possono manifestarsi quando si prelevano e reinseriscono dei singoli geni dal DNA.

Quindi è stato provato ciò che i maestri spirituali sanno già da tempo. Ovviamente la frequenza utilizzata deve essere quella giusta. Per questo motivo non tutti otteniamo lo stesso successo. Ogni individuo deve lavorare sul proprio processo e sviluppo interiore per stabilire una comunicazione conscia con il DNA. Più sarà alta la consapevolezza di un individuo, meno ci sarà la necessità di un congegno, e si potranno ottenere questi risultati da soli. La scienza finalmente finirà di prendersi gioco di queste idee e confermerà e spiegherà questi risultati. E non finisce qui.

I ricercatori russi hanno anche scoperto che il nostro DNA può creare delle interferenze in un vuoto, producendo un “tunnel spaziale” ! Questi tunnel sono l'equivalente microscopico dei cosiddetti “ponti Einstein-Rosen” in prossimità di buchi neri (lasciati da stelle estinte). Sono dei collegamenti tra aree completamente diverse nell'universo, attraverso i quali si può trasmettere al di fuori di spazio e tempo. Il DNA attrae questi pezzi d'informazione e li trasmette alla nostra coscienza. Questo processo di ipercomunicazione (telepatia, channeling) è più efficace in uno stato di rilassamento. Stress, preoccupazione o un cervello troppo attivo rendono inefficace l'ipercomunicazione, o le informazioni trasmesse saranno completamente distorte e inutili.

Un esempio di ipercomunicazione lo troviamo, per esempio, nel mondo degli insetti. Quando la regina di un formicaio viene separata dalla sua colonia, le formiche lavoratrici continuano il loro lavoro secondo un piano preciso. Ma se la regina rimane uccisa, tutte finiscono di lavorare; nessuna formica sa più cosa fare. Sembra che la regina trasmetta i suoi “piani di costruzione” anche se è lontana, attraverso la coscienza di gruppo dei suoi sudditi. L'importante è che sia viva. Negli uomini, spesso si ha un fenomeno di ipercomunicazione quando improvvisamente si trova l'accesso a informazioni al di fuori della propria conoscenza. Questa ipercomunicazione viene vissuta come ispirazione, intuizione o trance. Il compositore Giuseppe Tartini per esempio una notte sognò il diavolo seduto accanto il suo letto che suonava il violino. La mattina successiva Tartini fu in grado di ricordarsi esattamente lo spartito e scriverlo: ne risultò la sonata “Il trillo del diavolo”.

Un infermiere 42enne per molti anni sognò una situazione nella quale era collegato a una specie di enciclopedia sotto forma di CD-Rom. In quei sogni gli venivano trasmesse delle conoscenze di ogni genere, e la mattina seguente era in grado di ricordare tutto. Gli arrivò un flusso enorme di informazioni, e sognava per lo più dettagli tecnici che erano al di fuori della sua conoscenza. Quando vi sono questi casi di ipercomunicazione, si possono osservare dei fenomeni sovrannaturali nel DNA. Gli scienziati russi hanno irradiato diversi campioni di DNA con dei raggi laser e su uno schermo si è formata una tipica trama di onde che, una volta rimosso il campione, rimaneva sullo schermo. Allo stesso modo si suppone che l'energia al di fuori dello spazio e del tempo continua a passare attraverso gli tunnel spaziali attivati anche dopo la rimozione del DNA. Gli effetti collaterali più frequenti nell'ipercomunicazione sono dei campi magnetici vicini alle persone coinvolte. Gli apparecchi elettronici possono subire delle interferenze e smettere di funzionare per ore. Quando il campo elettromagnetico si dissolve, l'apparecchio ricomincia a funzionare normalmente. Molti operatori spirituali conoscono bene questo effetto.

Grazyna Gosar and Franz Bludorf nel loro libro Vernetzte Intelligenz spiegano queste connessioni in modo chiaro e preciso. Gli autori riportano anche alcune fonti secondo le quali gli uomini sarebbero stati come gli animali, collegati alla coscienza di gruppo, e quindi avrebbero agito come gruppo. Per sviluppare e vivere la propria individualità, tuttavia, avrebbero abbandonato e dimenticato quasi completamente l'ipercomunicazione. Ora che la nostra coscienza individuale è abbastanza stabile, possiamo creare una nuova forma di coscienza di gruppo. Così come usiamo Internet, il nostro DNA è in grado di immettere dati nella rete, scaricare informazioni e stabilire un contatto con altre persone connesse. In questo modo si possono spiegare i fenomeni quali telepatia o guarigioni a distanza.

Senza un'individualità distinta la coscienza collettiva non può essere usata per un periodo prolungato, altrimenti si ritornerebbe a uno stato primitivo di istinti primordiali. L'ipercomunicazione nel nuovo millennio significa una cosa ben diversa. I ricercatori pensano che, se gli uomini con piena individualità formassero una coscienza collettiva, avrebbero la capacità di creare, cambiare e plasmare le cose sulla terra, come fossero Dio ! E l'umanità si sta avvicinando a questo nuovo tipo di coscienza collettiva.

Il tempo atmosferico è piuttosto difficile da influenzare da un solo individuo, ma l'impresa potrebbe riuscire dalla coscienza di gruppo (niente di nuovo per alcune tribù indigene). Il tempo viene fortemente influenzato dalla frequenza risonante della terra (frequenza di Schumann). Ma queste stesse frequenze vengono prodotte anche nel nostro cervello, e quando molte persone si sincronizzano su di esse, o quando alcuni individui (p. e. maestri spirituali) concentrano i loro pensieri come un laser, non sorprende affatto che possano influenzare il tempo. Una civiltà moderna che sviluppa questo tipo di coscienza non avrebbe più problemi né d'inquinamento ambientale, né di risorse energetiche; usando il potere della coscienza collettiva potrebbe controllare automaticamente e in modo naturale l'energia del pianeta.

Se un numero abbastanza elevato di individui si unisse con uno scopo più elevato, come la meditazione per la pace, si dissolverebbe anche la violenza. Il DNA sembra essere anche un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale. I conduttori artificiali invece richiedono per il loro funzionamento delle temperature estremamente basse (tra -200 e -140°C). Inoltre, tutti i superconduttori possono immagazzinare luce, quindi informazioni. Anche questo dimostra che il DNA sia è grado di farlo.

Vi è un altro fenomeno legato al DNA e ai tunnel spaziali. Normalmente questi minuscoli tunnel sono altamente instabili e durano soltanto una frazione di secondo. In certe condizioni però si possono creare dei tunnel stabili in grado di formare delle sfere luminose. In alcune regioni della Russia queste sfere appaiono molto spesso. In queste regioni le sfere a volte s'innalzano dalla terra verso il cielo, e i ricercatori hanno scoperto che possono essere guidati dal pensiero. Le sfere emettono onde a bassa frequenza che vengono anche prodotte dal nostro cervello, quindi sono in grado di reagire ai nostri pensieri.

Queste sfere di luce hanno una carica energetica molto elevata e sono in grado di causare delle mutazioni genetiche. Anche molti operatori spirituali producono queste sfere o colonne di luce, quando si trovano in uno stato di profonda meditazione o durante un lavoro energetico. In alcuni progetti per la guarigione della terra queste sfere vengono catturate anche nelle foto. In passato di fronte a questi fenomeni luminosi si credeva che apparissero degli angeli. In ogni caso, pur mancando le prove scientifiche, ora sappiamo che persone con queste esperienze non soffrivano affatto di allucinazioni. Abbiamo fatto un grande passo in avanti nella comprensione della nostra realtà. Anche la scienza “ufficiale” conosce le anomalie della terra che contribuiscono alla formazione dei fenomeni luminosi. Queste anomalie sono state trovate di recente anche a Rocca di Papa, a sud di Roma.

L'articolo intero (in inglese) si può trovare sulla pagina http://www.fosar-bludorf.com/ (Kontext - Forum for Border Science). Su questa pagina è anche possibile contattare gli autori.

Tutte le informazioni sono tratte dal libro "Vernetzte Intelligenz" di Grazyna Fosar e Franz Bludorf, ISBN 3930243237; purtroppo per ora esiste soltanto in tedesco.

Autori: Grazyna Fosar e Franz Bludorf

Benzina ancora al rialzo: sfondata quota 1,5 euro al litro

 

(ansa) - Proseguono gli aumenti sulla rete carburanti, con la benzina che sfonda quota 1,50 euro al litro. Questa mattina a muoversi sono state IP e Q8. E' quanto emerge dal monitoraggio di Quotidiano energia, precisando che oggi la media nazionale dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) va dall'1,488 euro/litro degli impianti Eni all'1,5 di Tamoil (no-logo a 1,419 euro/litro).
IP, rimasta ferma negli ultimi due giri di rialzi, ha recuperato il ritardo facendo salire i prezzi raccomandati della benzina di 3 centesimi, del diesel di 2 centesimi e del Gpl di 1 centesimo. Q8 è avanzata di 1 centesimo sul solo gasolio. Gli aumenti non sono ancora stati del tutto assorbiti sul territorio, dove tuttavia si registra lo sfondamento a livello medio nazionale della soglia di 1,5 euro/litro sulla benzina per Tamoil (soglia già ampiamente superata nelle punte massime in alcune aree del Paese) e di 1,4 euro/litro per il diesel per Q8 e Tamoil ma solo in alcuni impianti del Su, Per il diesel si passa dall'1,373 euro/litro di Eni all'1,382 di Q8 (no-logo a 1,301). Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,778 euro/litro di Shell e TotalErg allo 0,785 degli impianti IP (0,755 euro/l le no-logo).

ISTAT, A DICEMBRE BENZINA +9,9%, GASOLIO +14,5%  - A dicembre i prezzi della benzina sono saliti del 9,9% (6,1% novembre) su base annua e del 2,5% su base mensile. Lo comunica l'Istat diffondendo i dati sull'inflazione e rivedendo leggermente al rialzo il dato tendenziale per la verde (al 9,9% dal +9,8%). I prezzi del gasolio per auto sono cresciuti del 14,5% (+10% a novembre) in termini tendenziali e del 3% sul piano congiunturale. Per quanto riguarda il gpl l'indice ha registrato un rialzo del 21,3% (+20,2% novembre) su base annua e del 6,5% su base mensile. Quanto al gasolio da riscaldamento a dicembre ha segnato un aumento del 14,3% e del 3,2% sul piano congiunturale.

domenica 16 gennaio 2011

ma che cosè la “Fusione Fredda”?

Fusione Fredda

Nel 1989 due scienziati,Fleishman e Pons,diedero per primi l’annuncio di un esperimento sulla fusione fredda riuscito in modo positivo. La comunità scientifica internazionale non accolse in modo positivo i loro studi. Ora il giapponese Arata ha ripetuto l’esperimento con enorme successo riaprendo così la discussione sulla Cold Fusion.

Che cos’è la fusione fredda ? E’ la possibilità di ottenere un’enorme quantità di energia utilizzando il palladio.La quantità di energia che verrebbe prodotta sarebbe spettacolosa. Essa infatti,secondo i calcoli presentati da due scienziati del 1989, potrebbe essere 200 volte superiore a quella che era presente nei materiali di inizio. Questi due scienziati erano Fleishman e Pons.In quell’anno i due scienziati presentarono i loro risultati a tutto il mondo accademico,ed anche al grande pubblico. La quantità di energia che secondo i due era stata prodotta nell’esperimento era veramente eccezionale. Inoltre, anche se serviva come elemento il palladio per produrla, esso non era prezioso come l’oro. Nel nostro pianeta l’oro è prezioso, ma il palladio meno,perché ne esiste una quantità cinque volte superiore all’oro. Era dunque una reazione costosa, ma ben proponibile, dato che l’energia prodotta era di quantità vastissima. Ed inoltre non si creavano scorie radioattive, che in genere,quando vengono invece prodotte, generano problemi di smaltimento. Ma nell’esperimento di Fleishman e Pons le scorie non erano previste, e questo terribile problema non si sarebbe posto. “Meraviglioso !” dirà il lettore. “Ma purtroppo si diffuse scetticismo,nel 1989, da parte di una grossa frazione della comunità scientifica.” rispondo io. E prevenendo tutte le eventuali domande del lettore, lo rassicuro dicendogli che non è stata la prima volta che la comunità degli scienziati ha steso un’ombra di dubbio su delle idee che poi in futuro sono state accettate. Le persone che avevano tirato fuori quelle idee per prime sono finite in un tranquillo dimenticatoio,senza particolari premi né riconoscimenti. Fortunatamente c’è sempre stato qualcuno che in seguito ha portato fuori dalle sabbie dell’oblio la loro bella mente e la loro serena genialità. Ma torniamo ora al Professor Arata. Il 22 maggio del 2008 la fusione fredda ha funzionato in modo corretto. Il merito è stato di Yoshiaki Arata. Il Professor Arata ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca scientifica. Ha 85 anni. Nel giorno 22 maggio, nell’Università di Osaka in Giappone, alle 19,30 (ora locale) si è svolto un esperimento aperto ad un pubblico di esperti e di pochissimi giornalisti. Il Professor Arata ed i suoi collaboratori hanno cambiato tutto il modo di pensare dei Fisici Nucleari.

In cosa è consistito questo clamoroso esperimento? La prova è stata compiuta inserendo in un contenitore d’acciaio riempito di deuterio gassoso alcune nanoparticelle di una lega al palladio. E’ opportuno rammentare che il deuterio è un isotopo dell’idrogeno,cioè un elemento che dispone di una conformazione molecolare molto simile all’idrogeno. E per capire meglio le dimensioni delle nanoparticelle della lega al palladio, è opportuno mettere in luce che una nanoparticella della lega in questione è un miliardesimo di grammo. Quindi delle particelle davvero submicroscopiche. Il Professore, inserite le particelle, ha osservato le reazioni termiche. Ed ha poi calcolato che il calore sprigionato era di 100 volte piu’ forte che non se si fosse utilizzato l’idrogeno. L’energia sprigionata ha azionato un piccolo motore termico,il quale ha messo in moto, a scopo dimostrativo, un ventilatore. Per avere una controprova, al motore termico è stato anche allacciato un piccolo alternatore che ha acceso dei Led. Il Led è una luce fredda, che attualmente è di gran moda anche nelle torce elettriche portatili. L’accensione dei Led ha reso ancora più spettacolare l’ottima riuscita dell’esperimento. Alla fine dell’esperimento il Professor Arata ha riscaldato le nanoparticelle della lega al palladio per poter analizzare il gas rimasto intrappolato all’interno.Vi ricordate che eravamo partiti,all’inizio dell’esperimento,da un contenitore riempito di deuterio gassoso ? E abbiamo anche detto che il deuterio è un isotopo dell’idrogeno. Dall’analisi di questo gas,si è visto però che si trattava non piu’ di Deuterio,né di Idrogeno,ma di Elio-4. L’Elio è un altro tipo di gas completamente differente dall’Idrogeno. Viene usato in genere nelle mongolfiere. E l’Elio-4 ha poi delle caratteristiche del tutto speciali. Era la prova che un elemento si era trasformato in un altro. Il Deuterio si era trasformato,a freddo,in un altro elemento : l’Elio-4.Al termine dell’esperimento,utilizzando complessivamente 7 grammi della lega al palladio, sono stati prodotti oltre 100 k-joule di energia. Questa reazione è cento volte più intensa di qualunque reazione chimica nota. Forse non è di 200 volte piu’ forte dell’energia iniziale,come nell’esperimento di Fleishman e Pons, ma è comunque un risultato magnifico. Alla fine dell’esperimento compiuto ad Osaka, il pubblico riunito ha deciso di chiamare l’insieme di queste reazioni fisiche così: “Arata phenomena”. La decisione ha suscitato una lieve commozione nel Professore, che ha ringraziato con un solenne inchino. Come ha confermato Francesco Celani, Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), è stato compiuto un grande passo nella ricerca scientifica. “Si apre infatti una nuova possibilità – ha spiegato Celani ai giornalisti – perché in questo modo non vengono prodotti elementi radioattivi.”

fonte: http://www.era2000online.net/era2000/2010/02/15/la-fusione-fredda-il-professor-arata-ha-avuto-successo.html

CHE FINE HA FATTO LA FUSIONE FREDDA IN ITALIA

Sono trascorsi molti anni, più di quindici, dall’annuncio della scoperta della fusione fredda da parte dei due elettrochimici dell’Università dell’Utah, Martin Fleishmann e Stanley Pons.

Il lavoro di studio e di ricerca, fino ad ora condotto in questo settore, ha consentito da un lato di identificare le line di attività che hanno prodotto i risultati più consistenti e più interessanti dal punto di vista scientifico, dall’altro di scartare quelle linee di ricerca che hanno prodotto risultati non affidabili dal punto di vista statistico. Gli studi, sia teorici che sperimentali, condotti nel campo della scienza dei materiali hanno consentito di accrescere il controllo sul fenomeno e di creare le premesse per una sua completa comprensione. Su questo specifico tema cresce l’attenzione a livello di Istituzioni: finanziamenti specifici sono stati stanziati in Italia dal Ministero per lo Sviluppo Economico (ex Ministero per le Attività Produttive). Anche negli Stati Uniti d’America è in corso un processo di revisione del fenomeno, con fondi di Agenzie governative e con ampio spazio dedicato alla scienza dei materiali. Gli incoraggianti risultati fino ad ora ottenuti in questo ambito creano una premessa solida affinché il percorso intrapreso secondo questo indirizzo di ricerca continui nel futuro, in un contesto costituito dai più prestigiosi Istituti di ricerca del mondo, con tutto il necessario supporto.

È uno scenario nuovo, ben diverso da quello iniziale; ne abbiamo parlato con uno dei più noti ricercatori a livello internazionale impegnati nella fusione fredda ed in particolare nel campo della scienza dei materiali, Vittorio Violante, del Centro Ricerche ENEA di Frascati.

“Tutto inizia con gran clamore nel 1989 quando, in seguito ad alcuni esperimenti dei chimici Stanley Pons e Martin Fleischmann, la fusione fredda fu prospettata come una fonte di energia semplice, economica, abbondante e ambientalmente compatibile. Bastarono pochi anni e dalle stelle si passò alle stalle: era stato preso un grossolano abbaglio, singolare esempio di una scienza spettacolo senza fondamento; non solo, perché quanti continuarono ad occuparsi di ricerca sulla fusione fredda, lo fecero consapevoli di mettere a rischio la propria reputazione scientifica. Ancora oggi alcuni media continuano a prospettare la fusione fredda come grande speranza energetica, ventilando l’ipotesi del complotto da parte dell’establishment energetico internazionale, per boicottare una fonte cosiddetta ‘free energy’.

Che la partita sia aperta, lo dimostra il fatto che grandi industrie e gruppi privati - Mitsubishi (Giappone), EDF (Francia), Energetics (USA), Pirelli Labs (Italia) - stanno investendo discrete risorse in ricerca nel settore e numerosi laboratori di ricerca in diversi Paesi (in Italia l’ENEA, l’INFN ed altri) continuano silenziosamente a lavorare.

Qual è il motivo di un tale ribaltamento?

“Le fortissime contestazioni sono nate, perché all’inizio chi provò a ripetere l’esperimento di Fleischmann e Pons, otteneva risultati molto contrastanti. Il Department of Energy (DOE) degli Stati Uniti mise sotto osservazione la materia e alcuni laboratori di vari Paesi che provarono a ripetere l’esperimento non riuscirono a replicare quello che i due chimici dichiaravano di aver ottenuto. Poiché la riproducibilità è un fattore essenziale per la definizione di un fenomeno scientifico, la fusione fredda fu in qualche modo considerata ‘cattiva scienza’, venendo di fatto abbandonata dalla maggior parte di ricercatori e laboratori. Pochissimi continuarono ad effettuare ricerche”.

Oggi, dopo 15 anni, il fenomeno può considerarsi ancora non riproducibile e, quindi, in qualche modo casuale?

“Gli sperimenti hanno messo in evidenza che l’eccesso di potenza si manifesta, a volte anche con una notevole vivacità. La riproducibilità del fenomeno è comunque superiore a quella che si riusciva ad ottenere solo alcuni anni or sono. L’Istituto Californiano SRI International e la IMRA Japan osservarono che si trattava di un fenomeno ‘a soglia’, vale a dire che l’eccesso di potenza si innesca solo se si raggiunge un livello di concentrazione di deuterio (ovvero di quantità di atomi di deuterio) all’interno del reticolo di palladio non inferiore ad un certo valore. Partendo da questa osservazione, personalmente ho dedicato buona parte della mia attività scientifica a cercare di comprendere come mai, a parità di condizioni di lavoro, un materiale come il palladio, apparentemente sempre uguale, talvolta assorbe più idrogeno e a volte ne assorbe di meno. Questo studio è durato diversi anni e alla fine, identificati alcuni aspetti termodinamici e di cinetica diffusionale, qui all’ENEA siamo riusciti a creare e brevettare una tipologia di questo metallo e un processo per realizzarlo, che consente di riprodurre in modo affidabile la soglia di concentrazione necessaria all’innescarsi del fenomeno”.

Quindi siete riusciti a consentire la famosa riproducibilità?

“Più precisamente siamo riusciti a creare, in sistemi elettrolitici del tipo deuterio-palladio, un’affidabile riproducibilità della soglia critica di caricamento. Abbiamo fornito i nostri materiali anche ad altri gruppi ricerca, in modo da mettere anche altri laboratori in condizioni di osservare il fenomeno di eccesso di potenza, migliorando la probabilità di successo. Certo, non è ancora una vera e propria riproducibilità controllata: ad esempio stiamo ancora lavorando sul controllo dello start-up del fenomeno, che a tutt’oggi non siamo in grado di far partire a comando. Abbiamo però creato i presupposti affinché, entro un determinato tempo, il fenomeno si manifesti con una certa probabilità. Si tratta insomma di un’importante situazione di miglioramento e 'trasferimento’ della riproducibilità, totalmente assente all’inizio della ricerca nel 1989”.

A che punto siete quindi?

“A cambiare le carte in tavola è stato l’evento scientifico dell’agosto 2003, la Conferenza internazionale sulla fusione fredda tenutasi a Boston. Io e altri ricercatori di istituti stranieri, tra questi alcuni che avevano utilizzato i materiali messi a punto dall’ENEA, presentammo i risultati positivi, che convinsero alcuni accademici americani a sottoporre nuovamente la questione al DOE, affinché svolgesse nuove verifiche. Di fatto fu effettuata un’ampia analisi dei dati disponibili in letteratura, in seguito alla quale fu proposto un confronto dal vivo con alcuni esperti. Confronto che si è tenuto nell’agosto 2004 a Washington, dove 5 scienziati americani e uno proveniente da un Istituto europeo - io - hanno discusso davanti ad una commissione di qualificati referee le ricerche effettuate e i risultati ottenuti. Dopo alcuni mesi di valutazione, il DOE ha emesso il verdetto:un significativo numero di referee riteneva che il fenomeno era da considerarsi un effetto reale, non frutto di fantasia o di cattive misure, e che la materia meritava di essere studiata né più né meno come altre materie scientifiche”. Inoltre nel documento conclusivo del DOE si sostiene che uno dei campi nei quali occorre concentrare gli studi è proprio la scienza dei materiali.

Insomma un ripensamento, nel quale il DOE ha ammesso lo sbaglio del passato?

“Non proprio, piuttosto l’approvazione di un processo di revisione. Ossia la presa d’atto che la situazione è oggi diversa da quella iniziale del 1989, e che il lavoro fatto nei quindici anni successivi dai vari laboratori di ricerca, come quello dell’ENEA, ha cambiato i termini della questione”.

L’ENEA, grazie al lavoro svolto nel campo della scienza dei materiali, ha avuto un ruolo fondamentale in quanto non solo ha ottenuto risultati ragionevolmente riproducibili e con segnali inoppugnabili, ma ha contribuito utilmente affinché anche altri Istituti ottenessero risultati simili.

Quali sono i Paesi più attivi nella ricerca sulla fusione fredda?

“Oltre all’Italia, con l’ENEA, l’INFN e alcuni istituti universitari tra cui il Dipartimento “Energetica” dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma con cui collaboriamo intensamente, c’è una discreta attività in USA, Francia, Giappone, Russia e Cina. Il nostro Paese è peraltro ben collocato e le nostre ricerche sono molto apprezzate all’estero”.

Tornando al fenomeno, ora c’è concordanza sulla sua origine? Si può certamente parlare di fusione nucleare o ci sono ancora dubbi, ad esempio per possibili processi di tipo chimico?

“Sulla base della scienza nota, in base alle misurazioni calorimetriche, è difficile spiegare i fenomeni che registriamo come effetti chimici. Mi spiego. Una misura calorimetrica consiste nel bilancio tra la potenza che viene immessa dall’esterno nel sistema e quella che il sistema emette. Quando nei nostri esperimenti si manifesta l’eccesso di potenza (in uscita maggiore di quella in ingresso), il guadagno di energia che ne deriva è tale che se fosse ridistribuito su tutte le particelle presenti nel sistema dell’elettrodo (atomi di metallo più atomi di deuterio) darebbe luogo ad una quantità di energia per atomo da 10 a 100 volte maggiore della massima energia associabile ad un legame chimico. Se accettassimo l’idea che la natura del fenomeno è chimica dovremmo sostenere che nei nostri ‘elettrodi’ hanno luogo reazioni ottenute con elementi che hanno legami chimici da decine o centinaia di elettronvolt al momento non noti; si tratta quindi di fenomeni di altra natura che, sulla base delle nostre conoscenze, possono solo essere di natura nucleare. Inoltre occorre sottolineare che, con riferimento al palladio, gli eccessi di potenza si ottengono solo con il deuterio e non con l’idrogeno; altro indizio, questo, che identifica il fenomeno di natura nucleare associabile ad un processo di fusione, che procede con modalità diverse rispetto a quanto avviene nei plasmi. In definitiva in questo tipo di esperimento dobbiamo attenderci, come firma dell’avvenuto processo nucleare, un aumento della concentrazione (quantità) di elio molto al disopra di quelli che sono i valori naturali rivelabili nell’aria che ci circonda. Alcune misure, anche se preliminari, effettuate in Istituti tra i quali la Divisione Energia dell’Sri e dal mio Laboratorio in ENEA, hanno fatto osservare che, in concomitanza con il fenomeno della produzione di potenza, si registra un aumento della concentrazione di elio (in celle sperimentali perfettamente sigillate e realizzate con tecnologia da alto vuoto) rispetto ai valori ambientali e in quantità consistenti con l’eccesso di energia prodotta. Anche queste misure di elio e la correlazione con l’energia prodotta furono presentate da noi e dall’Sri ai referee del DOE nel 2004. Questi ed altri risultati presentati da colleghi statunitensi furono tenuti in conto nella stesura del documento finale del DOE ove viene esplicitamente detto che un altro settore in cui è opportuno concentrare l’attività di ricerca è proprio quello della ricerca delle ceneri nucleari. Si pensa così che il processo sia riconducibile ad una fusione tra nuclei di deuterio con produzione di calore ed elio, senza emissione di radiazioni”.

E ora? Dove si sta indirizzando la ricerca?

“Dopo l’accertamento del DOE, è iniziato un processo di revisione che si articola in due fasi: la prima, di ‘definizione’, in via di completamento, si basa sull’utilizzo degli elettrodi che produciamo qui all’ENEA di Frascati, perché sono quelli che hanno fornito un livello di riproducibilità accettabile e livelli di segnale inequivocabili. Il Laboratorio americano che è stato incaricato di effettuare la prima fase di revisione, l’Sri, ad esempio, utilizza i nostri elettrodi e il sistema calorimetrico della Energetics. Una seconda fase del processo di revisione appunto, è prevista nel caso in cui vengano raggiunti gli obiettivi fissati per la prima”.

Dopo la prima fase si potrebbe cominciare a pensare ad applicazioni di qualche tipo, ad esempio per la produzione di energia?

“No, guardi, non è proprio il caso di parlare di applicazioni energetiche o d’altro tipo. Siamo ancora in una fase di ricerca fondamentale e non c’è davvero la possibilità di esprimersi non dico su ipotetiche applicazioni, ma nemmeno sulla possibilità di studi di natura tecnologica senza aver prima definito la fisica del sistema. Un ingegnere che fa un progetto tecnologico, anche molto sperimentale, ma che lasci sperare in possibili sviluppi, ha bisogno di equazioni matematiche che possono essere elaborate solo quando tutto il processo fisico è completamente compreso e definito. Stiamo muovendo i primi passi proprio per ricostruire, definire e comprendere lo scenario di fronte al quale ci troviamo. Poi non sappiamo se potranno esserci applicazioni di qualche genere, ma è già una cosa molto importante avere la certezza dell’esistenza di un fenomeno come quello della fusione fredda e poter dire che stiamo cominciando a definirlo”.

Fonte: http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=78

Riflessioni


    Fusione Fredda che Scotta (I parte)

    Dall’Iraq continuano ad arrivare una valanga di notizie che vengono ignorate dagli organi di stampa sullo stillicidio di docenti, professori e scienziati irakeni che vengono uccisi in apparenti tentativi di sequestro e rapina. Fino ad ora sono alcune centinaia, una vera guerra nell’ombra all’intellighenzia di quel paese per privarlo dei suoi maggiori esponenti della cultura e della scienza.

    Da noi in occidente non è che le cose vadano molto meglio. Vi ricordate la dozzina di scienziati britannici assassinati misteriosamente alcuni anni fa? O il “suicidio” del fisico che aveva denunciato alla BBC l’inesistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq?

    Anche in queste ore la notizia del barbaro assassinio di Eugen Mallove, avvenuto nel Connecticut, ha rapidamente fatto il giro degli Stati Uniti e del mondo.

    Durante il programma radiofonico di Art Bell, l’ospite Richard Hoagland è rimasto letteralmente scioccato e ha voluto chiamare la polizia di Norwich convinto che si trattasse di una falsa notizia. Dopo la tragica conferma Hoagland ha ricordato il lavoro di Mallove sulla Fusione Fredda sottolineando come questo crimine sia avvenuto alla vigilia di grandi annunci.

    Da oltre quindici anni l’attività di Mallove era dedicata esclusivamente alla diffusione di studi e ricerche sulla Free Energy. La sua professionalità, non tanto come giornalista che si occupava di scienza ma soprattutto come scienziato che si occupava di informazione, gli consentiva di capire esattamente la potenzialità di alcune tematiche, di individuarne le applicazioni nella società e di identificare facilmente i detrattori e le false informazioni diffuse dalla cosiddetta “scienza ufficiale”.

    Ricostruendo la storia della Fusione Fredda fin dal primo esperimento di Martin Fleischmann e Stanley Pons, avvenuto all’università di Salt Lake City nel 1989, non possiamo dimenticare che:

    - Nel 1991 l’allora Presidente degli USA George Bush, per dare un taglio alle polemiche nate in seguito all’esperimento, incaricò l’MIT di replicare le prove e di compilare un rapporto.

    - Il rapporto finale che arrivò sulla scrivania del Presidente, compilato e firmato del rettore dell’MIT John Deutch, concludeva “provando” che la reazione nucleare era soltanto una “frode”, screditando i molti scienziati che si erano interessati alle ricerche e sottolineando che “non fu ottenuta assolutamente nessuna reazione”. Ovvero la più grande frode scientifica degli ultimi secoli.

    Eugene Mallove

    - Ma ci fu un problema, il nostro Eugene Mallove, con il suo formidabile fiuto di vecchio volpone dell’MIT, riuscì ad ottenere una copia degli appunti di laboratorio originali degli esperimenti eseguiti.

    I dati dimostravano la frode ma quella contro l’intera umanità.

    Veniva confermato che:


    1. La reazione era ottenuta da un comune componente della normale acqua, molto abbondante e facile da estrarre.

    2. La reazione produceva elio in forma gassosa e calore in eccesso.

    3. Nessuna radiazione, ovvero, nessun combustibile o scarto tossico e radioattivo per l’ambiente e gli esseri viventi. Una caratteristica che rendeva istantaneamente obsoleti e inutili le centrali nucleari e tutte le ricerche sulla condotte sulla fissione e sulla fusione calda.

    Gli esperimenti condotti dall’MIT dimostravano che la Fusione Fredda era in grado di eliminare il fabbisogno sociale degli idrocarburi per la produzione di energia.

    Ma il professor Deutch dichiarò al Presidente Bush che si trattava soltanto di una semplice frode!

    Nel maggio 1995 grande SORPRESA, il neo Presidente Clinton nominò il professor John Deutch Direttore della Central Intelligence Agency, la CIA!

    Ma nel 1996 la comunità dell’intelligence statunitense si rese conto che erano in atto pesanti fughe d’informazioni sensibili, di elevato livello di sicurezza. Una commissione guidata da un ispettore generale con pieni poteri iniziò le sue indagini.

    Venne scoperta una realtà tremenda, in seguito ammessa da Deutch, il direttore si portava a casa un’enormità di materiali sensibili che analizzava con i suoi personal computer connessi con la rete della Citibank di cui era uno dei dirigenti.

    Nonostante le indagini dimostrarono che con quei computer furono scambi messaggi email con la Russia ed Israele ed effettuati accessi a numerosi siti pornografici, a John Deutch non venne tolto il nulla-osta di sicurezza industriale del Pentagono.

    Fu costretto a dimettersi da direttore della CIA il 15 dicembre 1996 e ritornò professore all’MIT e consulente delle industrie di armamenti Raytheon Corp., SAIC e altre.

    Il suo comportamento ai vertici del Governo statunitense diede origine ad un’azione giudiziaria che avrebbe potuto portare all’incriminazione per alto tradimento.

    Niente paura! Il giorno prima di rimettere il suo mandato il buon Clinton concesse a Deutch e ad altre 99 persone il Perdono Presidenziale. Tutto finito. Tutto Pulito. Si ricomincia.


    • Fusione Fredda che Scotta (II parte)

    Come abbiamo visto, Eugene Mallove aveva scoperto che i dati sperimentali dimostravano che quanto dichiarato al Presidente George Bush dal rettore dell’MIT John Deutch fosse completamente falso. E come quest’ultimo bugiardone, nominato da Bill Clinton direttore della CIA, avesse perso l’importante incarico a causa di una grave fuga di notizie riservate. I suoi computer di casa erano stati trovati zeppi di documenti interni della CIA, con tracce di scambi di messaggi con Israele, con la Russia oltre che un’infinità di accessi a siti porno. Segaiolo oltre che bugiardo il nostro campione della scienza.

    Va ricordato che durante il suo incarico Deutch (nato in Belgio nel 1938) ebbe un duro scontro con il New York Times a proposito delle rivelazioni sull’organizzazione da parte delle CIA del traffico di cocaina e crack nell’area di Los Angeles negli anni ’80.

    Rientrato al MIT come professore Deutch ha mantenuto gli incarichi di consulente di grandi multinazionali tra le quali Raytheon (armamenti), Perkin-Elmer, Schlumberger (farmaceutici), SAIC e Citibank.

    La stessa Citibank ora sotto inchiesta per gigantesche attività internazionali di riciclaggio di denaro sporco e per aver speculato sui pacchetti azionari della American Airlines e United Airlines ben una settimana prima del tragico 11 settembre 2001. Che combinazione, proprio mentre il professor Deutch sedeva nel consiglio di amministrazione del gigante bancario.

    Niente paura, il 14 ottobre 2003 la Commissione del Congresso USA sugli Attacchi Terroristici del 11 settembre invita proprio John Deutch a fornire i suoi preziosi suggerimenti di grande esperto per una efficace riorganizzazione dell’intero apparato d’intelligence statunitense. Staremo a vedere i risultati.

    Intanto oltre che il fronte irakeno si sta scaldando anche quello della Fusione Fredda e le ultime settimane sono state dense di avvenimenti.

    Nel "The 2004 Cold Fusion Report", un rapporto di 54 pagine al Dipartimento dell’Energia USA costato quattro anni di lavoro e l’analisi di oltre 3.000 documenti di ricerca ai due incaricati Steven Krivit e Nadine Winocur, viene dimostrato in modo inequivocabile che:

    Oltre 150 scienziati di tutto il mondo, compresi 60 fisici, sostengono, dati alla mano come la FF sia una reazione nucleare a bassa temperatura verificabile, riproducibile e priva di radiazioni nocive o di scorie nucleari.

    Il rapporto al DOE, secondo Kenneth Chang del New York Times: “Porta i seguaci della FF agli apici della vendetta, dopo anni di ridicoli rifiuti.”

    Il numero di aprile di Physics Today racconta come il Dipartimento per l’Energia USA abbia deciso di rivedere le ricerche sulla fusione fredda degli ultimi quindici anni.

    James Corey, dirigente dell’unità tecnologica dei Sandia National Laboratories del governo degli Stati Uniti, sostiene “E’ in arrivo in ritardo una rivoluzione della scienza, e la reputazione degli scienziati della FF e di quelli che l’hanno ingiuriata sarà capovolta.”

    Sharon Begley, esperto di scienze del Wall Street Journal sottolinea come la Fusione Fredda può essere considerata una “scienza patologica” non per mancanza di evidenze, ma perché gli scienziati che avrebbero dovuto analizzarla non erano disposti nemmeno a considerarla o a discuterla.

    E’ facile che questa “scienza patologica” sia potuta evolversi in paranoica e nel tentativo di arginare l’ondata incontrollabile del progresso pulito uno dei primi a cui farla pagare sia stato proprio quell’Eugene Mallove che con la sua attività aveva mantenuta accesa la fiaccola della speranza.

    Fonte: http://www.disinformazione.it/fusionefredda4.htm

Bologna, 14/1/11 - cronaca test fusione fredda del reattore Nichel-Idrogeno Focardi-Rossi

 

Testi e fotografie sono di Daniele Passerini e coperti da Creative Commons License, si prega

pertanto di citarne fonte e/o segnalarne link qualora vengano copiate/utilizzate altrove. Grazie.
N.B. Ho già migliorato alcuni punti del testo sulla scorta dei video pubblicati su YouTube.
Inoltre il Dott. Levi si è detto disponibile a controllarlo e avvallarlo prossimamente.
Qui la rassegna stampa (testi, audio, video, in divenire).

22.20 - APPENDICE
Mi sono fermato a un autogrill tra Bologna e Cesena, così risponderò al volo ai commenti in attesa. Inoltre vi aggiorno su un particolare interessante che sono venuto a sapere. In realtà oggi si è verificato un problema in fase di innesco della reazione, pare che la resistenza principale non abbia funzionato. Ma piuttosto che ridimensionare la portata dell'esperimento questo inconveniente lo rende a posteriori ancora più significativo. Infatti il reattore è partito ugualmente, con una sorta di procedura di accensione secondaria. Se avesse funzionato quella principale per portare l'acqua al punto di ebollizione sarebbe servito molto meno tempo (ricordo che ci sono voluti circa 30 minuti).
Un altro aspetto da sottolineare è che il macchinario, oltre a compiere egregiamente lo scopo per cui è stato costruito, produrre energia, è un vero e proprio laboratorio per studiare nuove frontiere della fisica: Levi mi ha spiegato che è come se si fosse aperta una visuale su una valle del tutta ignota fino ad oggi. Ora inizierà l'esplorazione. E considerato che il reattore Ni-H funziona già senza una vera e propria base teorica, i margini di sviluppo tecnici sono veramente grandi.


19.15 - Well, con Giuseppe Levi vado a mangiare una pizza, magari farò un post a parte con una intervista a lui. Gli chiederò inoltre di leggere, appena può, questa "telecronaca", così da correggere tutte le imprecisioni tecnico-scientifiche che mi saranno senz'altro scappate. Ringrazio tutti coloro che si sono collegati (in questo momento registro 33 persone on line e 1127 visite a tutt'oggi) e concludo qui la diretta sperando di avere, parzialmente, soddisfatto la vostra curiosità. Da Bologna, il vostro inviato specialissimo una tantum vi saluta.
P.S. @Mara, Luciana, Marco: ho letto le vostre domande, vi rispondo con calma più tardi, ora vado a cena.


18.46 - Aggiungo che ero talmente emozionato e preso dalla scrittura che mi sono completamente dimenticato di girare qualche video con la telecamera dell'iPhone. Ho comunque tante belle foto da inserire domani.


18.45 - Intanto ci tengo a sottolineare che alla dimostrazione di oggi l'informazione era rappresentata da RAI 3, La Repubblica, Il Sole 24 ore, Il Giornale, Radio Città del Capo (di Bologna) e Ventidue passi d'amore e dintorni (circuito Net1News).
P.S. Sorry, avevo dimenticato che era presente anche un giornalista del New York Times.

18.20 - Prima di me Ilaria Venturi di Repubblica [ecco l'articolo che poi ha scritto] ha chiesto a Rossi se sarebbe disposto a mettere l'apparecchio a disposizione di un laboratorio indipendente per una completa disamina. La risposta è stata negativa. Rossi spiega di operare per conto di un'azienda (quella che produrrà in serie il reattore) che ha fatto ingenti investimenti per arrivare al risultato mostrato oggi. Pertanto la "black box" non verrà aperta, perché equivarrebbe regalare un segreto industriale. Anche alla stessa Università di Bologna è stato consentito di osservare cosa fa questa macchina, ma non di vedere come sia costruita.
N.B. Rossi ha precisato che gli investitori non sono Italiani.
Ha poi spiegato che l'apparecchiatura che abbiamo visto all'opera oggi ha un costo di circa 2000€ per ogni KW, un KW prodotto da una centrale elettrica a petrolio costa 10 volte tanto. Chiedo allora quale sia il costo di un KW prodotto da una centrale nucleare. Rossi sorride e risponde che, considerato il problema delle scorie, non è neppure calcolabile!
A questo punto gli domando, fermo restando che chi ha investito ha diritto a far fruttare il proprio investimento, se se la sente in coscienza di garantire che non ci sarà una speculazione, se cioè i prezzi di queste apparecchiature si manterranno così bassi o se verranno fatti lievitare. Risponde che i prezzi si manterranno bassi.
Domando se le prime applicazioni saranno a carattere industriale, come si dice, e quando invece potranno diffondersi a livello di comuni abitazioni. Rossi conferma che per motivi di sicurezza (si tratta comunque di un apparato che ha bisogno di personale qualificato che ne controlli il funzionamento) in un primo momento le applicazioni saranno solo nell'industria, ma è previsto, mano a mano che la tecnologia evolverà, la diffusione anche per le esigenze dei comuni cittadini.
Se riesco, scambio due parole anche col Prof. Levi e vi riferisco. Dopodiché chiuderei la diretta e tornerei a casa.


18.19 - Ho appena fatto una piccola intervista all'Ing. Rossi, adesso ve ne riporto il contenuto.


18.09 - La conferenza stampa è conclusa, Rossi ringrazia i presenti. Applauso generale!

18.14 - Si smonta l'apparecchiatura: tutti a festeggiare!

18.07 - Qualcun altro domanda se è il nichel stesso ad aumentare di temperatura. Rossi spiega che nel reattore viene immessa una polvere di nichel e che, a fronte di temperature immesse molto più basse, si rinvengono granuli di nichel fuso (che fonde sui 1500°C). Inoltre conferma che all'interno del reattore il rame si trasforma in nichel.


18.05 - Qualcuno domanda se oltre al nichel possono essere utilizzati altri metalli. Sì - risponde Rossi - ma chiaramente il nichel è vantaggioso perché poco costoso.


17.55 - Altra domanda di Ferrari: si sono registrate variazioni particolari della struttura del nichel? Sì - risponde Rossi - avvengono variazioni isotopiche: sono state osservate confrontando un campione "vergine" di nichel con un altro che aveva "lavorato" 6 mesi dentro il reattore. Precisa Ferrari che chiedeva se si fossero verificate modificazioni dal punto di vista strutturale, della struttura cristallina. La risposta è ancora sì. Spiega Focardi che il microscopio elettronico ha rilevate notevoli modifiche strutturali. Dunque probabilmente - suppone Ferrari - l'energia potrebbe derivare non tanto dal materiale, quanto dall'energia potenziale contenuta nella matrice cristallina del nichel.


17.50 - Interviene il Prof. Ferrari del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna. È evidente - dice - che l'apparecchio consumi "qualcosa", qualcosa che si trasforma, trasmuta e alla fine si esaurisce. La domanda è, al di là di cosa sia questo "qualcosa", quanto può stare accesa la macchina. La macchina - risponde Rossi - consuma picogrammi (millesimi di miliardesimo di grammo) di nichel e Idrogeno per produrre KiloWatt. Per tanto in questo tipo di tecnologia il problema del consumo di materiale non c'è: con un grammo di Nichel possiamo ottenere 1000 miliardi di KW.

17.09 - L'esperimento sta procedendo con successo.

17.45 - Ha preso la parola il Prof. Christos Stremmenos per esporre una sua ipotesi di funzionamento dell'apparecchiatura Rossi-Focardi... ahimè, non riesco a seguirlo. Conclude ricordando che prima James Watt ha costruita la macchina a vapore, successivamente sono arrivati Carnot, Thomson ecc. a mettere a punto la teoria che ne spiegava il funzionamento termodinamico. Auspica che possa presto avvenire altrettanto per la fusione fredda.


17.40 - Levi ha ribadito - rispondendo a una domanda - che né lui né nessun altro all'interno del Dipartimento di Fisica di Bologna, sa come sia costruito il reattore: tutti i ricercatori  universitari coinvolti nell'esperimento si sono limitati a misurare quanta energia produce.

17.09 - L'acqua in uscita ormai è vapore a 101°C.

17.38 - Celani sottolinea di avere registrato, con gli strumenti da lui stesso portati, un leggero aumento (50%) della radiazione gamma, però instabile, non costante... ciò è un ottimo segno perché escluderebbe la possibilità di un imbroglio (sorgenti di energia nascoste ad arte nell'apparecchio!).  È però dispiaciuto che non gli sia stato permesso di fare misure di spettro, questo per non svelare "il segreto industriale" che si cela all'interno del reattore. Come scienziato ciò lo lascia con l'amaro in bocca. Infine dice interessante che si sia verificato un piccolo flash di raggi gamma sia all'accensione che allo spegnimento dell'apparecchio. Non si spiega però la mancanza di radiazioni e quindi di una chiara "firma nucleare" nel fenomeno osservato... sarebbe stata la "ciliegina sulla torta"!

16.53 - Ancora qualche foto

17.37 - Prende la parola il Dott. Celani dell'INFN di Frascati.


17.36 - Il Dott. Levi annuncia che non c'è stato consumo "misurabile" di idrogeno, conferma anche che non è stata registrata alcuna radiazione, salvo quella ambientale di fondo.


17.34 - Rossi dichiara che in sala sono presenti i rappresentanti di un gruppo industriale europeo (e preferiscono mantenere l'anonimato) che, in qualità di partner di alto livello, produrrà in serie l'apparecchio, sulla base del brevetto detenuto da Rossi e Focardi.
17.33 - Rossi precisa che più unità di reattore (si tratta di veri e propri moduli) possono essere messi in serie per alzare ulteriormente la temperatura prodotta, oppure in parallelo per aumentare la quantità di calore prodotto a parità di temperatura (come fossero batterie elettriche!).

16.52 - Ancora qualche foto

17.32 - Qualcuno domanda come possiamo chiamare questa apparecchiatura. Reattore è un termine troppo generico, risponde Rossi, meglio chiamarlo  Catalizzatore di energia. Rossi ribadisce che a livello teorico possiamo solo ipotizzare cosa avvenga nel macchinario, ma c'è ancora molto da studiare per avere una teoria esatta che spieghi questo tipo di reazioni nucleari. Pertanto ci sono margini di miglioramento notevoli e il rendimento potrà senz'altro aumentare: al momento si raggiunge un coefficiente 15 per restare in condizioni di massima sicurezza, ma il reattore potrebbe dare molto di più. Siamo soltanto alla Ford T della fusione fredda, dobbiamo arrivare alla Formula 1!


17.27 - Rossi spiega che sono stati prodotti dal reattore tra i 10 e i 12KW, mentre l'energia media in ingresso è stata 0,6-0,7KW (è stata misurata anche la secchezza del vapore per la corretta esecuzione della stima). L'esperimento è stato condotto dai detentori del brevetto e misurato da professori dell'Università di Bologna, estranei al progetto.

16.52 - Continua la descrizione dell'esperimento

17.25 - L'Ing. Rossi dà subito la parola hai giornalisti per la parte più divulgativa della conferenza. Dopodiché risponderà alle domande dei fisici.


17.20 - Sto ascoltando i commenti di altri ricercatori dell'Università di Bologna seduti accanto a me. Danno per scontata la buona fede di Rossi e Focardi, ma resta il fatto  - rimarcano - che ci troviamo di fronte a una "scatola nera" e non sappiamo cosa ci sia dentro.

16.51 - Rossi ci illustra il funzionamento del reattore.

17.15 - Il videoproiettore continua a mostrare la schermata PC con le misurazioni aggiornate in tempo reale (ogni 2 secondi) di temperatura ambiente (C1), temperatura acqua in ingresso (C2), temperatura vapore in uscita (C3). La curva della temperatura (C3) mostra che in circa 30 minuti (dalle 16.30 alle 17.00) è arrivata a 101°C. Alle 17.15:00 ad esempio leggiamo queste misure: C1=23,10°C; C2=13,40°C; C3=101,30°C.

16.50 - Sei persone alla volta si entra nella stanza.

17.00 - Il setting sperimentale in pratica è quello che vado a descrivervi. L'acqua viene fatta passare da una pompa nel reattore, lì viene scaldata dal calore generato dalla reazione di fusione fredda Ni-H. Con delle termocoppie viene misurata la temperatura dell'acqua sia in ingresso sia in uscita (ora come ho detto è stabile sui 101°C). L'innesco del reattore avviene tramite resistenze, l'assorbimento dell'apparecchiatura al momento è 1269W, ancora non ci hanno fornito i dati della potenza in uscita. Rossi ha spiegato che l'apparecchiatura in funzione può produrre sui 6 o 7KW o comunque - ha aggiunto - fino a 10KW. Non parliamo naturalmente di energia elettrica ma termica.


16.55 - In questo momento la temperatura dell'acqua (vapore) in uscita dal reattore è arrivata a 101,3°C e si mantiene costante.

16.33 - La troupe RAI entra a riprendere l'esperimento.



16.45 - Sono entrato nella stanza! L'ing. Rossi e il Prof. Levi stanno spiegano l'esperimento a gruppi di 6 persone per volta. Ho fatto parecchie foto che inserirò domani.

16.33 - La temperatura dell'acqua continua a salire.

16.40 - Sono riuscito a dare un'occhiata all'interno della stanza, la porta adesso è aperta. L'apparecchiatura è quella della foto che ho inserito un paio di giorni fa sul blog. In attesa che vengano fornite spiegazioni, approfitto per sottolineare una precisazione fatta da Levi prima, nel corso della sua presentazione. I ricercatori dell'Università sono entrati in gioco per verificare che l'apparecchiatura funzioni, produca cioè effettivamente quantità interessanti di energia tramite fusione fredda e non altro (che non si tratti di una bufala!). Ancora non c'è una vera e propria teoria fisica in grado di spiegare punto per punto il fenomeno di fusione fredda che viene a verificarsi. Il reattore cela un vero e proprio segreto industriale, non è ricostruibile da chiunque sulla base della generica conoscenza del principio della fusione fredda né delle carte del brevetto.

16.09 - Il reattore inizia a generare un po' di calore.

16.30 - Il cameramen della RAI sta effettuando riprese del reattore in funzione all'interno della stanza. C'è moltissima eccitazione tra i presenti in sala. Immagino che tra poco torneranno a parlare Focardi, Rossi e Levi.


16.25 - Il reattore è in funzione e sta producendo calore! Ora i dati dell'esperimento vengono mostrati in tempo reale da un videoproiettore (la temperatura dell'acqua in uscita sta salendo progressivamente).

16.09 - Il reattore è già stato acceso da qualche minuto.

16.00 - Levi ha concluso ed è tornato presso il reattore. Mi dispiace di non potere inserire delle foto adesso, lo farò una volta tornato a casa. Sono presenti adesso in tutto una cinquantina di persone. Vi descrivo la situazione. Siamo all'interno di una grande sala quadrata (sui 400-500 mq) ricavata all'interno di un capannone industriale; in un angolo è collocata una stanza di circa 30 mq dove si trova l'apparecchiatura. Quello che avviene in tale stanza è mostrato in diretta nella sala su uno schermo Tv di una trentina di pollici.

15.56 - Levi illustra le misurazioni che verranno prese.

15.50 - Inoltre - continua Levi - sono stati portati dal Dipartimento di Fisica e INFN di Bologna due contatori allo ioduro di sodio, un ottimo scintillatore inorganico, messi "back to back" per misurare le radiazioni in uscita.

15.56 - Nella stanza sta per essere acceso il reattore.

15.45 - Prende la parola l'Ing. Rossi, conferma che tra poco verrà acceso il reattore. Passa la parola al Dott. Giuseppe Levi, ricercatore del Dipartimento di Fisica di Bologna. Levi spiega il tipo di misure che verranno fatte: 1) stima  in difetto dell'energia prodotta (potenza ) dall'apparato sulla base della misura di quanta acqua viene vaporizzata al secondo; 2) per capire la fonte del processo di produzione di energia si controllerà che non venga bruciato idrogeno chimicamente (misurandone la massa a inizio e fine dell'esperimento).


15.35 - Prende la parola il Prof. Focardi, spiega che colleghi del Dipartimento di Fisica stanno provvedendo alla taratura degli strumenti di misura. Tra circa 10 minuti l'esperimento dovrebbe iniziare.


15.30 - Focardi è a due passi da me, chiacchiera con un collega dell'INFN. Se qualcuno ancora dubitasse di quanto qui sta accadendo, vi riporto il testo della liberatoria che ho dovuto necessariamente firmare all'ingresso:

15.42 - La cam della troupe di RAI 3.

Il sottoscritto... nato a... il..., residente in... Prov. ..., via... con la presente
reso edotto e preso coscienza di assistere ad un esperimento di produzione di energia con un nuovo genere di reazioni tra idrogeno e nichel e dai possibili conseguenti rischi a persone, cose ed animali, 

DICHIARO

espressamente di voler assistere a miei esclusivi rischi e pericoli al precisato esperimento scientifico che si terrà in Bologna, Via dell'elettricista 6/D, il giorno 14/01/2011 dalle ore 15:00 alle ore 20:00.
Esonero espressamente da qualsiasi responsabilità diretta e/o indiretta le persone, società, enti organizzatori e/o relatori del predetto esperimento scientifico a cui desidero assistere.

15.16 - Gli invitati iniziano ad arrivare. Laggiù nell'angolo
ecco la stanza che ospita il reattore Ni-H Rossi-Focardi.

15.20 - Mi sono accreditato. C'è un servizio di sicurezza per non fare entrare i curiosi. Ho preso posizione sui tavoli predisposti per la stampa. Mi trovo all'interno di un capannone, gli invitati continuano ad arrivare, conto al momento una trentina di persone, ho riconosciuto Rossi e Focardi. Vedo che c'è anche una troupe RAI, quindi la notizia potrebbe già essere data sui TG di stasera.


11.00 - Parto adesso da Perugia, destinazione Bologna. Inquinerò (e spenderò) meno di chi viaggia a gasolio e benzina. Grazie alla mia Multipla a metano, formula vincente che Fiat ha spremuto come un limone e portato su un binario morto (è uscita di produzione lo scorso mese di settembre) piuttosto che continuare a sviluppare ed evolvere. Con sconcerto di tanti che, come me, ora non trovano sul mercato nessun'altra auto in grado di sostituirla.
09.50 - Rimando, chi non li avesse già letti, ai post che ho scritto mercoledì e ieri per preparare a questo clamoroso sviluppo della fusione fredda. Senz'altro nei prossimi giorni la relativa voce su Wikipedia verrà integrata di quanto accadrà oggi.

09.30 - Mi sto preparando per partire alla volta di Bologna, dove questo pomeriggio assisterò alla dimostrazione del reattore Ni-H Focardi-Rossi. Un prototipo funzionante, pronto - si dice - alla produzione su scala industriale. Una tecnologia made in Italy, anche se - ahimè - gira voce che il brevetto sia stato già venduto all'estero. Immagino che l'Ing. Rossi voglia evitare si ripeta l'affossamento di una idea vincente quale fu il refluopetrolio (1). Del resto perfino Rubbia, premio Nobel per la fisica, è dovuto "emigrare" in Spagna, dopo che la sua conduzione dell'ENEA e il suo Progetto Archimede (solare termodinamico) qui in patria furono platealmente e sconsideratamente boicottati.

 

2011 copyright  Daniele Passerini (Tutti i Testi e Tutte le foto dell’articolo)

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